Perché il prete di Casarini ‘prestava’ la SIM al presunto trafficante di clandestini?

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Don Barcone fa la vittima, ma se uno qualunque di noi avesse ‘prestato’ una SIM a suo nome ad un clandestino indagato per traffico di clandestini, qualcuno indagherebbe per capirne il motivo. Soprattutto se il suo hobby fosse traghettare clandestini sulla nave ONG di un noto pregiudicato.

Dopo questo: https://voxnews.org/2025/02/20/perche-questi-africani-indagati-avevano-telefoni-della-ong-di-casarini/

ENNESIMA VERGOGNA: UN CLANDESTINO INDAGATO USA LA SIM DI UN PRETE PRO-MIGRANTI – CHI PROTEGGE QUESTI INVASORI?

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La spiegazione più plausibile è quella già anticipata da Gian Micalessin sul Giornale una decina di giorni fa. A essere spiato non era don barcone ma uno dei sudanesi legati a Mediterranea, vale a dire David Yambo che secondo gli inquirenti usava almeno un cellulare intestato al sacerdote mentre – dicono le indagini – «trafficava con alcuni favoreggiatori» su come e dove «allocare clandestini sul territorio italiano».

Il documento che Il Giornale ha pubblicato è datato 6 maggio 2024, si far riferimento ad alcune utenze in uso a Yambo e ad altri due sudanesi (tutti bersagli di Paragon, indagati nella stessa inchiesta palermitana ad eccezione di Casarini) ma intestate ad altri soggetti come don Ferrari. Non è colpa degli investigatori se don barcone prestava il suo cellulare ad un indagato per traffico di clandestini.

L’utenza intercettata da questo malware è la stessa a cui fa riferimento la Procura di Palermo? «Pensare che Meta sia in grado di intercettare Paragon è fuori discussione, qualcuno sapeva cosa cercare e come dirlo per far scoppiare il caso», dice una fonte dell’intelligence. Certo, non sappiamo se i pm siciliani usino il software, potrebbe farlo la polizia giudiziaria usata per queste indagini, che come appare evidente hanno a che fare con la sicurezza nazionale. È stato spiato il Papa? Plausibile, d’altronde, la posizione del Pontefice sull’immigrazione è nota, come il suo appoggio a Mediterranea che è stata anche finanziata dalla Santa Sede. «Se fosse così sarebbe gravissimo», dicono dall’opposizione, anche se a sinistra c’è chi suggerisce di tenere toni bassi – da più parti si invocano le dimissioni del sottosegretario Alfredo Mantovano – di fronte al rischio che dietro questo gioco al massacro ci sia un attacco ben orchestrato contro il nostro Paese da parte (forse) di intelligence straniere a cui non piace il ruolo dell’Italia nello scacchiere nordafricano.

È uno scandalo che puzza di marcio fino al cielo! Don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans, si lamenta di essere “spiato” con il malware Paragon, ma la verità esplode come una bomba: la sua SIM era in mano a David Yambo, un sudanese sbarcato clandestinamente in Italia e indagato dalla Procura di Palermo per traffico di clandestini. Perché un immigrato arrivato illegalmente, sospettato di “allocare clandestini sul territorio italiano” con altri favoreggiatori, usava il telefono di un prete “umanitario” che si nasconde dietro la tonaca? Questa è l’Italia di oggi: un covo di complici che spalancano le porte agli invasori.

Un prete e un trafficante: che coppia! L’Ong Mediterranea grida al complotto: “Qualcuno spiava il nostro cappellano!”. Ma il sasso nello stagno è un macigno: la SIM intestata a don Ferrari era usata da Yambo, un sudanese legato a un’inchiesta su favoreggiamento dell’immigrazione clandestina partita a maggio 2024. Le indagini, rivelate da Il Giornale, parlano chiaro: Yambo “trafficava con alcuni favoreggiatori” per piazzare clandestini in Italia. E chi gli dava la SIM? Un prete “pro-migranti”, vicino a Papa Francesco, finanziato dalla Santa Sede. Altro che spionaggio: qui c’è puzza di complicità!

Renzi e Schlein urlano “Palazzo Chigi spia un prete!”, ma la verità è più sporca: Yambo, Caccia, altri sudanesi – tutti indagati, tutti legati a Mediterranea – usavano SIM intestate ad altri per coprire i loro traffici? “Pensare che Meta intercetti Paragon è fuori discussione, qualcuno sapeva cosa cercare”, dice l’intelligence. Già, e forse qualcuno voleva proteggere un sistema che fa entrare assassini e spacciatori.
Centri di accoglienza: nidi di criminali. Questo è il frutto di 140mila adulti e 23mila minori mantenuti nei centri di accoglienza: coltelli, droga, traffico umano. Sangare, Yambo, i nigeriani di Roma, i marocchini di Bolzano – tutti usciti da quel pozzo nero che chiamiamo “accoglienza”. E don Ferrari? Un “umanitario” che si nasconde dietro la tonaca, mentre i suoi “protetti” ci sgozzano. Perché un clandestino indagato aveva la sua SIM? Perché questo prete era il loro scudo? Basta ipocrisia: smantellate i centri, espellete questa gentaglia, azzerate l’immigrazione!

Don Ferrari può pregare quanto vuole, ma se la sua SIM finiva a un trafficante, è ora di indagare lui, non Paragon. Sharon Verzeni è morta, i nostri negozianti pestati, e questi “umanitari” prestano i cellulari a dei potenziali delinquenti. Basta complici, basta invasioni: l’Italia non è un campo profughi per assassini – cacciateli tutti, ora!





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