‘Ndrangheta, il potere delle “vecchie” cosche di Lecco e il narcotraffico gestito dal sottoscala a Monza

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MILANO Cocaina, hashish e marijuana: sostanza stupefacente trattata in quantità ingenti nell’ambito di un vasto traffico capeggiato da soggetti già noti e appartenenti alla ‘ndrangheta calabrese, e storicamente attiva in Lombardia. Un ingente business quello ricostruito dalla Distrettuale antimafia di Milano, con il fermo di indiziato di delitto eseguito nei confronti di 17 soggetti. Tra loro c’è anche Marco Malugani (cl. ’73), esponente di spicco della ‘ndrangheta di Lecco e già condannato per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Oversize”, perché «appartenente alla feroce organizzazione criminale facente capo al boss Franco Coco Trovato».  Malugani – secondo quanto emerso dall’inchiesta – sarebbe uno dei vertici del sodalizio, senza sottrarsi alle attività “esecutive” come il trasporto, la custodia, l’acquisto e la cessione della droga.

Gli inquirenti sono stati in grado di ricostruire il gruppo criminale grazie ai servizi di osservazione, ai sequestri, alle immagini registrate dalle telecamere installate dalla pg e quelle già esistenti nei luoghi d’interesse e, infine, anche attraverso le intercettazioni audio-video registrate nell’abitacolo della Renault Clio SW usata dal boss Marco Malugani. Accanto a lui, gli inquirenti hanno individuato altre figure di primissimo piano: Samuel Cimarrusti e Santo Crea – legati al clan Flachi – famiglia di ‘ndrangheta storicamente legata alla prima per una antica alleanza sancita nella seconda metà degli anni ’80 proprio tra Franco Coco Trovato e Giuseppe “Pepè” Flachi, riconosciuta in sede giudiziaria nel noto procedimento denominato “Wall Street”. I due gruppi, quindi, si erano spartiti il territorio così: Giuseppe Flachi controllava la zona settentrionale di Milano ed i centri immediatamente confinanti, mentre la famiglia Coco Trovato si era radicata nel lecchese. L’ultima inchiesta della Dda ha quindi messo in risalto la figura di Marco Malugani, contatto di Davide Flachi arrestato e recentemente condannato, nell’ambito del procedimento “Metropoli” della Dda di Milano, in cui è stato ricostruito e delineato il ruolo di primissimo piano nella compagine criminale “di famiglia”, dedita principalmente ai traffici di droga. Flachi, come emerso dall’indagine della Distrettuale antimafia, era in contatto anche con un altro esponente di rilievo della locale di ‘ndrangheta di Calolziocorte, “figlia” ed espressione della più nota cosca di Franco Coco Trovato, e segnatamente con Carmine Sirianni, già condannato per associazione mafiosa nel processo “Oversize” e coinvolto in traffici illeciti di ingenti quantitativi di rifiuti ferrosi. È proprio in questa inchiesta ad emergere per la prima volta il nome di Marco Malugani in virtù del legame con Sirianni e l’accordo per «organizzare un vasto traffico di sostanze stupefacenti».

Gli inquirenti avrebbero documentato una serie di incontri nel magazzino della “Project Costruzioni Srl” a Calolziocorte, società appartenente a Roberto Sirianni. Nel corso degli incontri tra Sirianni e Malugani, sarebbe emersa «l’intenzione da parte di entrambi di realizzare una piantagione di marijuana con Eridjon Katiaj (cl. ’88), pronto a mettere a disposizione del gruppo l’attrezzatura necessaria per la concreta attuazione del progetto delittuoso mentre Sirianni aveva coinvolto altri soggetti a seconda della droga da commercializzare: uno per la cocaina, un altro per l’hashish. Nel corso di questi incontri, come ricostruito dagli inquirenti, lo stesso Malugani avrebbe manifestato l’intenzione di importare dal Sudamerica grossi quantitativi di cocaina (imbevuta nel tessuto delle magliette), «avvalendosi di un chimico esperto per la successiva trasformazione della sostanza in un prodotto commerciabile», annotano gli inquirenti, e aveva anche il contatto di un farmacista che «avrebbe fornito la lidocaina necessaria per il taglio della sostanza stupefacente». Un progetto già definito, ma tutto si è arenato probabilmente in seguito delle restrizioni dovute al Covid-19.   

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Il periodo monitorato va dal febbraio 2022 fino a oggi ma è il 22 aprile 2023 che è avvenuto il momento più importante di tutta l’inchiesta, con l’arresto in flagranza di Marco Malugani, in quanto trovato in possesso di diverse tipologie di sostanza stupefacente per un quantitativo complessivo ingente. Base operativa scelta, il Centro Polifunzionale di Monza: è qui che – secondo gli inquirenti dell’Antimafia – Malugani dimorava e dove formalmente ricopriva il ruolo di custode, con la disponibilità di un alloggio (la stanza 120) dove viere e un magazzino nel seminterrato dell’edificio, nella zona del “sottoscala”, all’interno del quale avrebbe tenuto un deposito di grossi quantitativi di droga, destinati alla commercializzazione. La telecamera appositamente installata avrebbe consentito di registrare numerose e continue operazioni di carico e scarico di scatoloni, anche voluminosi, borsoni e sacchetti, tutti involucri contenenti droga. Il Centro Polifunzionale di Monza, dunque, avrebbe rappresentato quindi un vero e proprio punto di snodo, di gestione e di coordinamento tutti i traffici di sostanze stupefacenti dell’organizzazione.

Sono quattro i sequestri significativi effettuati dal 2022 a oggi: 195 kg di hashish partiti dal deposito di Corsico e rintracciati il 16 maggio 2022 sull’Autostrada A1, all’altezza di Lodi. I 472,8 Kg di hashish provenienti dalla Spagna, scaricati il giorno prima nel deposito di Carvico, e intercettati stavolta a Cologno Monzese. Il 21 e 22 febbraio 2023, a Pioltello, sono stati sequestrati presso la ditta di spedizioni DSV 1.100 kg di hashish occultato nei sacchi di pellet di una spedizione proveniente dalla Spagna. Infine, un carico di sostanza stupefacente ricevuto il giorno prima da Marco Malugani e sequestrato il 22 aprile 2023 a Trezzano Rosa: 5 panetti da 100 grammi ciascuno, per un totale complessivo lordo di 167,9 chilogrammi di hashish, oltre a diverse decine di chilogrammi di pezzi di hashish, eroina, marijuana e cocaina. (g.curcio@corrierecal.it)

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