La notizia della chiusura dell’ultimo ufficio del turismo di Parigi segna un cambio di paradigma nel settore turistico. La capitale francese, che nel 2023 ha accolto 50 milioni di visitatori, 37 dei quali concentrati nell’area urbana, ha deciso di abbandonare il tradizionale modello fisico di informazione turistica, sostituendolo con servizi più moderni e digitalizzati. Tra le novità, il comune di Parigi ha introdotto un servizio di messaggistica immediata via WhatsApp, oltre a promettere l’apertura di almeno 50 chioschi-assistenza digitali entro il 2026.
Questa trasformazione del servizio turistico parigino si inserisce in un trend più ampio, legato ai cambiamenti nelle abitudini dei turisti e ai progressi tecnologici che stanno plasmando il settore. L’informazione turistica, infatti, è sempre più richiesta in modo rapido e accessibile tramite smartphone, in linea con la crescente esigenza di autonomia da parte dei visitatori.
Per comprendere meglio i fenomeni in atto e le implicazioni di questi cambiamenti, la redazione di Univrmagazine ha intervistato Emanuela Bullado, docente di Geografia economico-politica del dipartimento Culture e civiltà e referente del corso di laurea magistrale in Promozione e gestione del patrimonio territoriale e delle destinazioni turistiche.
1. Professoressa Bullado, la chiusura dell’Ufficio del turismo di una delle capitali turistiche europee in favore di soluzioni digitali è un segno della necessità di una revisione delle politiche turistiche?
Partiamo da una considerazione di fondo: Il turista è profondamente cambiato negli ultimi anni; è un soggetto capace di destreggiarsi nella rete al fine di raccogliere informazioni, prenotare in autonomia i propri viaggi e scegliere modalità di soggiorno, itinerari ed eventi.
Si tratta di un fenomeno di crescente rilevanza, che ha portato ad una ulteriore stratificazione dal lato della domanda, poiché alla componente tradizionale si è progressivamente affiancato e parzialmente sovrapposto il nuovo approccio, che vede il turista con un ruolo sempre più attivo nelle modalità di selezione ed organizzazione del viaggio.
E’ pertanto inevitabile che il modello tradizionale di offerta debba essere velocemente ripensato e, come spesso accade, la rapidità dei mutamenti dal lato della domanda non trova altrettanta velocità di adattamento sotto il fronte dell’offerta, complici anche gli inevitabili passaggi che coinvolgono anche i soggetti pubblici.
La chiusura degli uffici turistici, un tempo tra i principali indicatori dell’efficienza della ricettività turistica, consente di abbassare i costi dell’accoglienza “fisica”, privilegiando il potenziamento del supporto virtuale.
Il paradigma da gestire prevede la capacità di creare una immagine della destinazione turistica tale da mantenere o accrescere l’attrattività, garantendo comunque le migliori condizioni per lo svolgimento effettivo dell’esperienza, che resta comunque pur sempre “reale”.
2. Le nuove tecnologie hanno permesso ai turisti di organizzare i propri viaggi in autonomia. Di recente, è stata sollevata una polemica sul decreto legge che riguarda le key box e i check-in fai da te nelle strutture ricettive private. Queste modalità, che rendono il turista completamente indipendente, sono un rischio o un’opportunità?
Difficile dare una risposta a questa domanda, obbiettivo principale di tutti coloro che si occupano di turismo deve essere quella di sensibilizzare i viaggiatori al rispetto e alla conoscenza, soprattutto quando si viaggia nelle città in stretta connessione con i beni artistici e culturali e con i residenti.
L’effetto post pandemia ha lasciato il segno a livello mondiale, aprendo la strada a nuove forme di fruizione.
La tematica è inoltre strettamente correlata ad un tema molto dibattuto di recente, ossia alla riforma in atto sul tema delle locazioni turistiche e degli affitti brevi, fenomeno particolarmente impattante nelle Città d’Arte, che si affianca alla progressiva diffusione delle forme di sharing economy anche al settore turistico.
In un mondo globalizzato la gestione dell’informazione diventa cruciale ai fini di una corretta possibilità di pianificazione, la crescita di queste forme di soggiorno sfocia spesso nel sommerso, creando un contesto competitivo non omogeneo con le altre forme di accoglienza (alberghi in primis) e concorrendo ad incentivare la fuoriuscita dei residenti dai centri storici, con le inevitabili ricadute sulla tipologia dei servizi che tendono sempre più a caratterizzarsi ad uso dei visitatori e non dei residenti.
3. Una ricerca di Fiavet Confcommercio con l’Ente bilaterale nazionale del turismo ha rivelato che nel 2024 ci sono 7.100 agenzie di viaggi attive, circa 600 in più rispetto all’anno precedente, che aveva registrato 300 chiusure. Nonostante l’espansione dei servizi digitali, sembra che i turisti tornino a fare affidamento sulle agenzie. Qual è il suo parere?
Va innanzitutto precisato che ciò che cambia è soprattutto il ruolo e il modo di lavorare dell’agenzia di viaggi. Come in altri settori dell’economia anche in questo caso ciò che muta è la riduzione dell’attività fisica in presenza, a beneficio della quota parte on line del business.
Si assiste anche ad una progressiva specializzazione. Molte agenzie sono dedicate a mete o tipologie di vacanza specifiche (viaggi sportivi, piuttosto che percorsi tematici), hanno target di clientela selezionati (si pensi alle agenzie al servizio di specifici gruppi etnici di immigrati o al segmento del business travel).
Si creano nuove opportunità sul mercato del lavoro per chi si dota delle competenze necessarie. Si tratta di un ambito che anche lato formazione universitaria è stato di recente attenzionato, con la partenza di un corso di laurea magistrale dedicato, caratterizzato da un elevato livello di interdisciplinarità e un focus sulla relazione diretta con il mondo di lavoro di sbocco.
Il positivo riscontro in termini di adesioni, con un bacino di utenza allargato, conferma che la strada imboccata è corretta. L’offerta turistica deve non solo adattarsi ai mutamenti della domanda, ma deve essere in grado di generare innovazione, trovando le misure efficaci per indirizzare i trend in atto. Nuove forme di turismo e nuovi modi per proporre il turismo tradizionale, incluso quello delle città d’arte, son elementi essenziali per rimanere competitivi in un settore di centrale importanza e nel quale non mancano criticità anche importanti (si pensi alla sostenibilità e all’overtourism).
Alessia Veronese
Tirocinante Agenzia di stampa “Univerona News”
***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****
Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link