Il futuro della politica industriale tra transizione digitale, green e crisi geopolitiche


Nel prossimo futuro la competitività delle imprese dipenderà dalla capacità del sistema Paese di gestire la complessità derivante dalle transizioni digitale, ecologica e geopolitica. E l’innovazione “non rappresenta più una scelta, ma una via obbligatoria per la competitività”. Di questo ha parlato Marco Calabrò in occasione dello Smart Manufacturing Summit organizzato il 2 aprile a Milano da TIG.

L’intervento del Capo del Dipartimento per le Politiche per le Imprese del Ministero delle Imprese e del Made in Italy offre degli interessanti spunti di riflessione per comprendere le strategie che il Governo ha intenzione di mettere in campo. Calabrò ha illustrato la strategia delineata dal Governo, che poggia su un mix bilanciato di sostegni orizzontali e interventi verticali a supporto di specifici settori, potenziando al contempo le strutture di trasferimento tecnologico e ancorando il tutto a una visione strategica di lungo periodo. Sarà l’efficacia di questo approccio integrato a determinare la capacità del sistema industriale italiano di rimanere competitivo e crescere in modo sostenibile nello scenario globale.

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L’innovazione come risposta alla crisi geopolitica

Per delineare l’evoluzione della politica industriale, Calabrò ripercorre le tappe fondamentali che hanno condotto all’attuale scenario. Nel 2016, anno in cui nacque il piano Industria 4.0 , il contesto era caratterizzato da una relativa linearità: “Nonostante l’avvio tardivo rispetto ad analoghe iniziative in Germania, il piano italiano si è rivelato un successo. La valutazione fatta dal Governo sugli effetti del piano nel triennio 2020-2022 ha confermato che sono stati ottenuti risultati significativi, con un incremento degli investimenti del 3,7%, un aumento del fatturato di 26 miliardi di euro e la creazione di 40.000 nuovi posti di lavoro, in particolare nelle piccole e medie imprese. Dati, questi, che hanno smentito i timori di una potenziale sostituzione tra capitale e lavoro derivante dall’automazione”.

Il quadro di riferimento per la politica industriale si è poi significativamente evoluto con le crescenti preoccupazioni legate alle tematiche ambientali ed energetiche. In Europa l’attenzione al tema della transizione ecologica ha però portato a un eccesso di produzione normativa. “Negli ultimi anni l’Europa ha prodotto sul green documenti contenenti 6,4 milioni di parole, 12.831 pagine che, stimando una velocità media di lettura per pagina, richiederebbero 1.426 ore da dedicare esclusivamente alla lettura di questi documenti”, dice Calabrò, che prosegue citando un articolo del Financial Times, secondo cui “negli ultimi 5 anni in Europa sono stati prodotti 13.942 interventi legislativi in materia green, mentre in America non siamo neanche a un quarto, tanto per fare un paragone”.

Sul fronte tecnologico la digitalizzazione è stata vista sempre più anche come uno strumento imprescindibile per traguardare gli obiettivi della trasnsizione green. Con questa logica è stato concepito il passaggio da Industria 4.0 a Industria 5.0, che pone l’essere umano al centro della fabbrica, integrando la digitalizzazione con gli obiettivi della transizione ecologica.

Se la transizione green rappresentava già una sfida significativa per chi è chiamato a definire le politiche industriali, è emerso poi un terzo elemento dirompente, la transizione geopolitica, definita da Calabrò come “forse la più impattante in questo momento” per le politiche industriali.

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La rapidità dei cambiamenti globali e le incertezze derivanti da scenari internazionali in evoluzione, come le politiche commerciali di paesi terzi, impongono una riflessione profonda sulle strategie da adottare. Su questo punto Calabrò ha sottolineato come una risposta efficace non possa limitarsi a misure protezionistiche, ma debba concentrarsi sul continuo miglioramento dell’efficienza e della produttività attraverso l’innovazione.

L’approccio italiano: 22 miliardi per le imprese tra politiche orizzontali e verticali

L’approccio italiano punta all’integrazione di due direttrici complementari: politiche orizzontali, pensate per stimolare l’innovazione su vasta scala e “generalmente molto apprezzate dalle imprese per la loro semplicità e rapidità nella risposta alle istanze”, e politiche verticali, mirate a sostenere filiere produttive specifiche.

Per sostenere le diverse iniziative il Governo sta mobilitando risorse importanti, nonostante i vincoli di bilancio. Nel 2025 sono stati messi a disposizione delle imprese “oltre 22 miliardi di euro” sotto forma di crediti d’imposta (legati ai piani 4.0 e 5.0), contratti di sviluppo, accordi per l’innovazione e bandi specifici per le filiere strategiche.

Le politiche orizzontali e la Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy

Sul fronte delle politiche orizzontali l’evoluzione più significativa è rappresentata dal passaggio dal piano Industria 4.0 al piano Transizione 5.0. Quest’ultimo, ha sottolineato Calabrò, nasceva con l’idea di spostare il focus dall’acquisto di singoli beni strumentali a progetti di innovazione più ampi e integrati, incentivando interventi che coniughino l’efficienza produttiva e la digitalizzazione con la sostenibilità ambientale. Un “salto culturale” che però avrebbe richiesto più tempo rispetto al biennio disponibile. Lo scarso tempo a disposizione delle imprese per assimilare questo nuovo approccio ha quindi suggerito di operare uno sforzo di semplificazione per facilitare l’utilizzo dell’incentivo da parte delle imprese, che sta effettivamente portando a una importante accelerazione degli investimenti da parte delle imprese.

Per “mettere a terra” l’innovazione e supportare le imprese, specialmente le PMI, nell’adozione delle nuove tecnologie un ruolo fondamentale è affidato ai Competence Center. “Nati con Industria 4.0, questi centri – ha ribadito Calabrò – sono essenziali non solo come vetrina tecnologica, ma soprattutto come partner per accompagnare le aziende nel loro percorso di trasformazione”.

In quest’ottica il Ministero intende rafforzarne ulteriormente il ruolo, anche attraverso la recente istituzione della Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy. Questa nuova struttura avrà il compito di coordinare e ottimizzare l’azione dei diversi soggetti che si occupano di trasferimento tecnologico (inclusi i Competence Center), con l’obiettivo, ha specificato Calabrò, di “rendere i servizi offerti più rispondenti alle esigenze delle imprese”, individuando le traiettorie tecnologiche prioritarie e i fabbisogni formativi emergenti.

Gli interventi verticali a supporto delle filiere strategiche

Accanto alle misure orizzontali, che offrono un sostegno ampio ma standardizzato, il Ministero sta intensificando le politiche verticali dedicate alle specificità delle singole filiere.

Calabrò ha citato esempi concreti: l’Automotive, dove di fronte allo shock della transizione elettrica, che mette a rischio molte imprese della componentistica, si è avviato un dialogo con gli stakeholder per definire strategie di riqualificazione e possibile riconversione verso settori ad alta tecnologia, come l’aerospazio e la difesa; la Moda, dove si punta a favorire il consolidamento della filiera, oltre a sostenere i progetti innovativi delle singole realtà; Semiconduttori e Microelettronica, dove oltre al supporto ai progetti tecnologicamente avanzati di STMicroelectronics c’è una strategia attiva per attrarre investimenti esteri, come avvenuto nel caso di Silicon Box, che sta realizzando un investimento da 3,2 miliardi focalizzato sui chiplet più avanzati al mondo.

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Verso una visione strategica condivisa: il Libro Bianco

Tutte queste azioni, ha spiegato Calabrò, non sono interventi isolati, ma tasselli di un disegno più ampio che sta prendendo forma nel Libro Bianco della politica industriale italiana. Questo documento di prossima pubblicazione è frutto di un intenso lavoro di consultazione con oltre 500 stakeholder sulla base del Libro Verde e mira a definire una visione strategica di lungo periodo con indirizzi specifici per le filiere chiave e per le politiche orizzontali, con l’ambizione di fornire un quadro di riferimento stabile e condiviso per le future misure.

“Credo che alle imprese occorra dare certezza, stabilità e un orizzonte temporale auspicabilmente di lungo periodo”, ha concluso Calabrò, sottolineando l’importanza di questa visione strategica per orientare gli investimenti e sostenere la competitività del sistema Italia.




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