Sette lettere sono sufficienti per tracciare il volto di uno dei nomi più pronunciati nella moda degli ultimi vent’anni. Protagonista della cover story firmata da Giampaolo Sgura e George Cortina per questo Fashion Issue 2025 di Elle Italia, Candice Swanepoel oggi è ancora la stessa. O quasi. Passaporto sudafricano, cittadina del mondo, la top model trentaseienne sembra essere ancora la ragazza che a 17 anni sfilava per la prima volta vestita di ali giganti e lunghezze bionde fluttuanti sulla passerella di Victoria’s Secret. A distanza di oltre vent’anni di carriera, due figli (Anacã e Ariel di sei e otto anni), un brand da sold-out alert (nel 2019 ha fondato il marchio di swimwear Tropic of c) Candice continua a interpretare il suo esser donna davanti e dietro la fotocamera consapevole del suo corpo, la sua voce e il lusso del tempo scelto. Ce lo ha raccontato alle porte della Settimana della Moda di Milano fra nuovi sguardi sul mondo, colleghe-amiche (che hanno fatto la differenza), rituali gourmand in città (non a prova di intolleranti al lattosio) e i perimetri spazio-tempo in cui ha costruito la – sua – casa.
Qual è il tuo primo ricordo della Settimana della Moda di Milano?
Ne ho di meravigliosi! A partire dall’età di quindici anni prendevo un mese di permesso dal collegio per fare le sfilate. Londra è stata dura per me emotivamente, Milano mi ha sempre accolto calorosamente e mi ha fatto conoscere delle giovani donne fantastiche. Organizzavo il mio calendario per farci entrare ogni sfilata possibile, è stato elettrizzante… caotico ma elettrizzante. Ho dei bellissimi ricordi di quel periodo.
Hai un tuo rituale del cuore quando sei a Milano?
Spesso mi riconnetto con persone che conosco in città o che non vedo da molto tempo. Ma se dovessi dire un rituale a Milano sicuramente prevederebbe mangiare grandi porzioni di mozzarella.
Da bambina, cosa volevi diventare da grande?
Prima di iniziare a fare la modella, non ho pensato molto a come sarebbe potuta andare la mia vita. Quando hai quindici anni pensi alla vita in modo diverso. Ho sempre amato il balletto e la bellezza, quindi forse mi sarei dedicata alla danza o a una qualche forma d’arte.
Qual è il consiglio più importante che hai ricevuto nella tua carriera, e da chi?
La prima volta che ho lavorato con Steven Meisel, mi ha insegnato a conoscere la mia luce durante i servizi fotografici e mi ha spinto a parlare se pensavo che non fosse giusta. Pensandoci, è stato super stimolante e oggi sono molto coinvolta e comunicativa su tutti i set.
Doutzen, Adriana, Joan, Isabeli… hai condiviso la carriera con colleghe che oggi sono amiche, credi nel potere della sorellanza? Che differenza ha fatto per te?
La sorellanza ha avuto un ruolo molto importante nella mia vita, è uno dei motivi per cui sono ancora nel settore. Alcune relazioni durano da più di vent’anni ed è meraviglioso sostenersi a vicenda attraverso traguardi diversi nella carriera, età e fasi di vita, relazioni, figli e tutto quanto. Abbiamo tutte vissuto esperienze particolari e uniche ed è confortante poterle condividere con altre donne.
Hai sfilato per la prima volta nel Victoria’s Secret Fashion Show nel 2007 e sei tornata in passerella anche lo scorso novembre per il suo ritorno, 17 anni dopo. Cosa è cambiato di più?
La musica? Sto scherzando! Una delle cose migliori del VS Show è che non importa l’anno, il tempo trascorso tra uno show e l’altro, le donne in passerella o sì, anche la musica: ogni anno la sfilata è coerente e ha un senso di familiarità. Ero tesa quest’ultima volta proprio come lo ero alla prima, lo spettacolo è ancora un brivido dopo tutti questi anni.
Come è cambiato lo sguardo del mondo su di te nel corso degli oltre vent’anni di carriera?
Nonostante la mia resistenza a riguardo, riconosco e capisco che esiste uno “sguardo”, o preferirei chiamarla “prospettiva” di me che, nel tempo, si è evoluta ed è maturata con me e con la mia carriera professionale. Detto questo, è stata la resistenza a concedermi lo spazio di fare un lavoro costante su me stessa. Quella “prospettiva” vede una donna che si è sostenuta e che si è rafforzata nel corso della sua carriera diventando anche una madre protettiva, una figlia devota e un’amica migliore per le persone care.
Chi sei quando sei sulla copertina di una rivista?
Onestamente credo che dipenda dalla direzione artistica del servizio fotografico. A volte sono semplicemente me stessa, il che può significare molte cose diverse di per sé, e altre volte interpreto un personaggio. Trasformarmi è una delle parti preferite del mio lavoro.
Modella, madre, imprenditrice: che aspetto ha un giorno libero nella tua vita?
Di questi ruoli, la maternità non ha mai un giorno libero. Anche quando sono lontana dai miei bambini, loro sono sempre nella mia mente e nel mio cuore. Il tempo con loro è la mia fuga. Raramente ho giorni liberi perché mi destreggio tra varie attività, ma quando mi prendo un vero giorno libero è quando sono in vacanza e scelgo di dormire, stare senza telefono e godermi la natura.
Cosa ti fa sentire più a casa?
Ho lasciato il Sudafrica all’età di quindici anni e da allora ho chiamato casa molti posti: da Londra a Milano, New York, dal Brasile a Tokyo. Per questo, per me, la mia casa sono le mie persone: i miei magnifici genitori, i miei figli curiosi, i miei amici più cari… il tempo trascorso con loro per me è casa.
Cos’è per te il lusso oggi?
Come tutto, l’idea di lusso si è evoluta nel tempo e io ho vissuto il mondo nella sua pienezza. Un lusso è il tempo di elevarmi come persona e abbracciare le cose per me più vere. “Invece dell’amore, della fama, del denaro… datemi la verità” come diceva Henry David Thoreau. Trovo che la vera ricchezza sia nel saper lasciare andare ciò che è davvero superfluo.
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