La ricerca di Vis Factor, condotta in esclusiva per il Riformista, incorona Donald Trump e Giorgia Meloni. L’ottimo risultato in termini di sentiment sui social non è certamente una sorpresa: Tiberio Brunetti fa notare che «velocità e comprensibilità» sono le doti principali che consentono a entrambi di anticipare i tempi rispetto agli altri. Per i conservatori nel mondo è un ottimo momento storico, ma arriva un avvertimento dal fondatore della società leader a livello nazionale nella consulenza politica strategica e istituzionale: «Devono scegliere tra la responsabilità e il macchiettismo».
Quali fattori spiegano il sentiment positivo di Trump e Meloni rispetto agli altri leader conservatori analizzati?
«La costruzione del consenso si basa su tre pilastri: identificazione dei temi, semplificazione del linguaggio, capacità di leadership. Da questo punto di vista, seppur con approcci differenti, Trump e Meloni rappresentano due modelli assolutamente vincenti. Aiutati anche dal fatto che, sia negli Usa che in Italia, non hanno al momento oppositori che possano impensierirli».
Anche perché Donald e Giorgia hanno una marcia in più sulla comunicazione politica…
«Velocità e comprensibilità. Entrambi hanno la capacità di stare prima degli altri sugli argomenti fondamentali e di elaborare messaggi e soluzioni conseguenti. C’è da dire che – in generale – i conservatori sono più a proprio agio nella comunicazione integrata a trazione social, che richiede appunto prontezza di riflessi».
Il presidente degli Usa trae beneficio dagli spiragli per la pace in Ucraina?
«Assolutamente sì: si pone sul versante interno come il difensore dell’identità e della sicurezza degli Usa, e su quello estero come il risolutore di crisi geopolitiche su cui né il suo predecessore né i leader della vecchia Europa sono riusciti a essere determinanti. In più ha dato impulso a un nuovo protagonismo degli Stati Uniti anche verso le altre potenze».
Meloni è identificata principalmente sull’economia, eppure le tasche degli italiani sono messe a dura prova tra benzina, bollette alle stelle e carrello della spesa sempre più caro…
«A Meloni vengono chieste adesso soluzioni sul versante economico. Siamo a metà legislatura, finora non sono stati commessi errori dall’esecutivo, ma manca una svolta capace di incidere nella vita quotidiana degli italiani. Bisogna concentrarsi su questo per mantenere alti il consenso e la credibilità».
Il patriottismo, l’economia e la sicurezza: in che modo questi temi diventano centrali nella strategia politica?
«Devono essere funzionali a una narrazione coerente con la leadership, il messaggio e i provvedimenti adottati. Diversamente, possono apparire slegati tra loro e – di conseguenza – perdono efficacia».
Anche perché l’apprezzamento pubblico per un leader potrebbe sgonfiarsi in vista delle prossime elezioni…
«Assolutamente, in Italia ne abbiamo visti tanti negli ultimi anni gonfiarsi e sgonfiarsi con grande rapidità. Ma le dirò di più. Il vero rischio è che i conservatori sprechino l’occasione storica di mostrarsi finalmente maturi e credibili a livello occidentale, depurati dalle scorie dei totalitarismi che abbiamo vissuto nel Ventesimo secolo. Io spero che di Trump possa restare un assetto geopolitico stabile tra Occidente e Oriente, più che il terribile video su Gaza postato ieri. Spero che di Milei possa restare un’Argentina economicamente e socialmente risanata, più che il siparietto con Musk e la motosega. Insomma, i conservatori devono scegliere tra la responsabilità e il macchiettismo».
I conservatori nel mondo godono di un ottimo momento storico: sono lo specchio della società di oggi. E la sinistra resta a guardare?
«Superato il modello globalista, i conservatori hanno avuto buon gioco nell’intercettare consenso man mano in tutti i grandi Stati occidentali, anche in quelli in cui era impensabile fino a pochi anni fa per motivi storici. È ovvio poi che ora bisogna concretizzare questa apertura di credito, rispondendo in maniera efficace ai bisogni dei cittadini: abbassare la pressione fiscale, erogare servizi dignitosi, creare lavoro e nuovo sviluppo. È questo che viene chiesto ai conservatori ed è lì che i democratici occidentali hanno perso: si sono concentrati più a ergersi a paladini della difesa dei diritti civili delle minoranze che a trovare soluzioni orizzontali che diano risposte ai bisogni maggioritari dei cittadini. La campagna della Harris, ad esempio, era una somma di micromessaggi minoritari. Trump invece abbracciava temi che accomunavano tutti, dalla California alla Florida».
Basta citare il caso del Cpac, descritto come una Spectre fascistoide. Ma la mostrificazione dell’avversario non funziona…
«Quando si è in crisi di idee, come accade in questo momento storico ai democratici occidentali, resta scagliarsi contro l’avversario. Ma è un refrain oramai stantio: passare le giornate a commentare le equivoche braccia tese di Bannon e Musk non fa recuperare consensi e non scatena nessun effetto allarmistico su rischi di derive estremiste. Piuttosto si concentrassero a elaborare una visione alternativa ai conservatori. È lì che si gioca tutto».
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