Non è una mobilitazione politica. Non è una protesta contro il Governo di Giorgia Meloni. Non è nemmeno una mossa corporativa perché “non siamo qui a parlare dei nostri stipendi o di qualcosa che ha a che fare con il nostro statuto” ha detto la presidente della sezione milanese dell’Anm, Manuela Andretta. Questo il leitmotiv del giorno (27 febbraio 2025) in cui il 90 percento dei magistrati di Milano ha scioperato per, questo sì, difendere la Costituzione da quella che, a dire loro, non è una riforma della giustizia.
“Il tema della riforma è la non accettazione delle decisioni e penso che, anche se le affidassimo all’intelligenza artificiale o ad un algoritmo, non si risolverebbe il problema perché qualcuno direbbe che l’algoritmo è eversivo. Dunque siamo qui per tentare di dare uno scossone perché ho paura quando non si rispettano le sentenze e quando si vogliono le sentenze piegate alle aspettative politiche” ha detto il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia nel suo discorso all’assemblea dei magistrati, seguita a un sit in di un centinaio di magistrati sullo scalone del Palazzo di Giustizia. Tutti con coccarda tricolore al petto, libretto della Costituzione e striscioni con su le parole del giurista Piero Calamandrei sulla Carta costituzionale.
“Questa riforma serve solo a punire i magistrati”
“I magistrati in 50 anni hanno scioperato quattro volte e se oggi i magistrati scioperano vuol dire che la situazione è grave – ha detto direttamente a MilanoToday il pm Luca Gaglio della Procura di Milano -. Noi scioperiamo contro una riforma che non è la riforma della giustizia. Questa riforma non serve per niente a velocizzare la giustizia e dare un servizio migliore ai cittadini: serve solo a punire i pubblici ministeri e separarli dai giudici. La Costituzione vuole che giudici e pm facciano parte della stessa famiglia e come in ogni famiglia i ruoli sono ben distinti ma le regole sono le stesse per tutti. Anche per noi queste regole devono essere le stesse per tutti a tutela dei cittadini. Fino ad oggi, per il pm, se un cittadino è innocente, va archiviato. Con questa riforma e questa separazione, usciamo da quella famiglia e gioco forza andiamo sotto l’esecutivo, sotto il governo e siamo soggetti, a seconda della maggioranza di turno, a fare indagini in una direzione o nell’altra. E questo è esattamente quello che la Costituzione vieta.
Rischio casta di super-poliziotti
Per il Procuratore per i minorenni di Milano Luca Villa, la separazione delle carriere dei magistrati creerà una “nuova casta di pm e super-poliziotti che non dovrà rispondere a nessuno. Si giudicheranno fra di loro. Non so come andrà finire, ma per i fautori della separazione delle carriere voglio dire che un giorno vi sveglierete e piangerete rendendovi conto di ciò che avete combinato”, ha detto. Villa ha aggiunto che nel suo ufficio il 100 percento dei magistrati hanno aderito alla giornata di mobilitazione lanciata dall’Anm.
Scontro con gli avvocati: “Legame pm-Gip ha creato degenerazioni”
Ha provocato mal di pancia nella platea l’intervento della presidente della Camera penale di Milano, avvocata Valentina Alberta, per cui ci sono stati “tanti comportamenti che dimostrano come il rapporto di colleganza” fra pm e giudici “abbia portato a degenerazioni percepibili. Faccio riferimento a prassi come il file word dato dal pm al gip per il copia-incolla” delle ordinanze, ha attaccato Alberta, “la presenza in stanza del giudice del pm a studiare i fascicoli” o “il pm libero di scegliersi il gip utilizzando la pratica del fascicolo contenitore”. Nel suo intervento la presidente dei penalisti milanesi ha difeso la necessità della separazione delle carriere come “facciamo dal 2000” nonostante l’avvocatura si sia sempre “schierata contro il Governo per i provvedimenti liberticidi” o a favore della “magistratura” per vicende come il “caso della scarcerazione di Artem Uss”. “Ho sentito dire cose incredibili – ha detto la presidente della Camera penale – ad esempio che abbiamo aggredito la magistratura e questo è inascoltabile”. Per Alberta in questi anni “abbiamo subìto attacchi ai diritti difensivi”. “La terzietà” del magistrato “non può che essere la collocazione ordinamentale equidistante” fra pm e giudice. “Non per questo – ha concluso – siamo anti-democratici, fascisti, o filo-governativi”.
Proprio davanti alla sede della Camera Penale di Milano, che sostiene da anni la separazione delle carriere dei magistrati, è stata affissa la Carta fondamentale, così da leggere l’articolo 111, che garantisce il giusto processo in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale. Una risposta alla magistratura che, da settimane, ha affisso lo stesso documento sulle porte degli uffici. “La Costituzione però è di tutti – fa sapere l’organo che rappresenta gli avvocati -. Certamente è patrimonio dell’avvocatura penale che, a garanzia dei diritti e delle libertà dei propri assistiti, quotidianamente la applica e ne pretende il rispetto”.
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