Giorgetti apre alla possibilità di ‘valutare la sospensione del Patto Ue per aiutare le imprese’ – Notizie


L’emergenza dazi va affrontata “a sangue freddo” e senza “pigiare il bottone del panico”, evitando “di partire con una politica di contro-dazi che potrebbe essere semplicemente dannosa per tutti”. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, all’indomani del crollo dei mercati, interviene al Forum Ambrosetti di Cernobbio e prova a riportare la calma richiamando anche alla necessità di riattivare la sospensione generale del Patto Ue di stabilità. Un ombrello per aiutare le imprese, come ai tempi del Covid, mettendo in sicurezza così i settori più colpiti dall’atto di guerra commerciale scatenato da Donald Trump. Un’idea subito accolta dal il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti che la definisce “una strada percorribile”.

Video Giorgetti: ‘Su dazi approccio del governo pragmatico e razionale’

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Giorgetti lancia quella che lui stesso definisce una “provocazione” ma è chiaro nella sua proposta: nella direttiva che ha riformato la governance economica comunitaria, spiega il ministro “c’è l’articolo 26”, cioè quello che prevede le clausole di salvaguardia nazionali come quella indicata dalla commissione Ue per aumentare le spese militari dei Paesi. Ma il punto è che “c’è anche l’articolo 25”, che consente agli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta nel caso di una grave congiuntura negativa, a condizione che la sostenibilità di bilancio nel medio termine non ne risulti compromessa. La sostanza è che, secondo Giorgetti, “gli aiuti per i settori e le imprese danneggiate da questa situazione” si traducono “in interventi di tipo economico-finanziario a carico del bilancio dello Stato”: ma “se ciò è vero” questo “deve essere consentito dalle regole europee”. Il ministro assicura quindi come dal governo italiano, sulla questione dazi, ci sia “un approccio pragmatico e razionale”. Un approccio che verrà esposto al tavolo con le imprese convocato a Palazzo Chigi per martedì pomeriggio alle 15. Secondo Giorgetti “l’Italia, che per definizione è fatta da imprenditori assai svegli e reattivi, dimostra una resilienza superiore alla media”. Questo – dice – “si è già verificato in occasione della pandemia” e il suo auspicio “è che si manifesterà anche in questa situazione”.

 

E non dimentica neanche il tema del debito italiano, tanto da ribadire che ogni mossa dovrà essere messa in campo considerando la delicata situazione dei conti pubblici. Per il resto il responsabile delle ministero dell’Economia fa notare che l’eventuale vicinanza politica con Washington non sia stata un criterio per calcolare le tariffe: “Dall’amministrazione Trump c’è stato un approccio di puro business”. E per di più “ci sono Paesi, adesso per semplificare, palesemente guidati da governi socialisti, per non dire comunisti, che sono stati trattati molto meglio rispetto a Paesi in cui la cultura liberal-democratica è consolidata”. Sempre da Villa d’Este gli fa eco Isabel Schnabel della Bce, che ricorda come l’Unione europea non sia nata per “fregare gli Stati Uniti ma per far prosperare l’Europa”. E la migliore risposta ai dazi è rendere il Vecchio Continente “più forte”. Detto questo, però, la componente dell’esecutivo della Banca centrale avverte che il ‘Liberation Day’ potrebbe non essere il picco dell’incertezza. Intanto a Roma a margine del consiglio nazionale di Forza Italia, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di fronte al rischio di delocalizzazione delle imprese italiane, le invita a non scappare perché “sarebbe un atto non coerente con quello che dovrebbe fare un imprenditore italiano”. Mentre per Confindustria, Antonio Gozzi – nel ricordare che “dazi e guerre commerciali, per un paese esportatore come l’Italia, sono il peggio che può succedere” – auspica anche lui “nervi saldi” e il mantenimento di “uno spiraglio di dialogo” con gli Stati Uniti.

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Video Giorgetti: ‘Sangue freddo e niente panico, controdazi rischiosi’

 

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