Codice appalti, il correttivo apre alle Pmi, la sfida è appena iniziata


25 anni fa nasceva il sistema che qualifica le imprese negli appalti pubblici. Oggi, il nuovo Codice Appalti, prevede un cambiamento rispetto al passato uniformando le regole per la partecipazioni ai lavori, servizi e forniture. Un mercato da 200 miliardi l’anno, ma solo un terzo va alle Pmi, che tuttavia sono il 99% delle imprese italiane. Escluse troppo spesso da gare troppo grandi e troppo complesse. Adesso si vuole voltare pagina: appalti divisi in lotti, più spazio ai consorzi e obbligo per le stazioni appaltanti di favorire la partecipazione delle piccole imprese. Riusciranno le PMI a cogliere questa nuova occasione?
La sfida è aperta. E vale miliardi.

Le nuove prospettive derivano dal recente correttivo al nuovo Codice degli Appalti. «Non ne cambia la filosofia di fondo ha detto Fabrizio Rossi deputato di Fratelli D’Italia e membro della Commissione Ambiente a Largo Chigi, il format in onda su Urania Tv . Rossi ha spiegato: sono stati rivisti 70 articoli per allargare le maglie e coinvolgere meglio le Pmi con una quota quasi obbligatoria. Inoltre il mercato si apre grazie alla possibilità di ottenere attestazioni non solo per le costruzioni ma anche per forniture e servizi. I subappalti a cascata restano ma vengono da una direttiva europea quindi siamo costretti, certamente non tutte le cose che chiede l’Europa sono tranquillamente applicabili in Italia. Ma bene il fatto che si taglino i tempi burocratici, amplificati dal ruolo delle regioni delineato dopo la riforma costituzionale del 2001. Intanto stiamo lavorando anche sul codice del paesaggio, mirando a snellire i tempi e ad alleggerire il peso dei pareri delle sovrintendenze. Il partenariato pubblico-privato rimane comunque fondamentale, bene che si facciano i project-financing. L’alleanza tra Stato e privati va allargata».

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Su toni diversi, a Largo Chigi, Agostino Santillo, deputato M5S anch’egli membro della Commissione Ambiente: «Il correttivo al Codice degli appalti dovrebbe servire per migliorare, ma il subappalto a cascata continua a rimanere. Un fenomeno che soffoca le Pmi, non beneficiando di consorzi stabili, specie ora che gli ambiti coinvolti dalle attestazioni Soa sono stati ampliati e quindi va implementata la capacità di valutare la certificazione. L’Unione Europea ammette anche che il 100% di un’opera sia subappaltabile, e a mio avviso è sbagliato, tuttavia il cosiddetto subappalto a cascata non deriva dalla direttiva Ue. Il nuovo codice punta sulla digitalizzazione, credo comunque che si debba partire dalla capacità di pianificare con ordine e competenza, tenendo presente la discrepanza tra il tempo della progettazione e quello della realizzazione, si badi che oggi i tempi di valutazione per la selezione dell’impresa che lavorerà sono parecchio brevi, le gare quasi non ci sono, ecco perché bisogna permettere alle Pmi di candidarsi attraverso consorzi, sapendo che spesso in Italia abbiamo già tutte le competenze necessarie ad ogni mansione e dunque si potrebbero evitare i subappalti».

Nel format anche il parere delle realtà private direttamente coinvolte nel settore appalti. Secondo Tiziana Carpinello, Presidente Unionsoa, «il nuovo codice degli appalti apre una grande frontiera: la qualificazione delle imprese anche per forniture e servizi, in recepimento della direttiva comunitaria. Questa misura crea una omogeneità di qualificazione tra le le imprese, che dovrebbero presentarsi già con una qualificazione fatta, affinché sia eliminata quella discrezionalità che ancora è presente nelle stazioni appaltanti. Si tratta di un significativo beneficio per le micro e piccole imprese», Carpinello ha aggiunto: «Nell’analisi del regolamento sarà indispensabile un dialogo tra pubblico e privato per trovare soluzioni snelle che vadano a semplificare la burocrazia, che ancora oggi penalizza il settore. Per la semplificazione burocratica sarà necessario anche rivedere i parametri di qualificazione dei requisiti speciali delle imprese, perché dobiamo aggiornarli al momento che viviamo oggi. Dobbiamo farlo per favorire le imprese ma anche l’intero sistema degli appalti pubblici». E a proposito di innovazione ha chiarito: «Crediamo molto nella digitalizzazione e questo ci porterà a grandi risultati sulla trasparenza e accelerazione dei processi. L’intelligenza artificiale è un aiuto per le nostre risorse umane, un qualcosa che si può trasformare in un benessere in termini di welfare».







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