di Daniele Bovi
Un tentativo di correggere la rotta pur mantenendo fermi alcuni punti. Mercoledì dopo il caos delle scorse ore in consiglio regionale (occupato dalle opposizioni), la presidente della Regione Stefania Proietti e il resto della giunta hanno tenuto una lunga conferenza stampa sulla situazione dei conti della sanità, del bilancio regionale e della manovra con la quale vengono aumentate Irpef, Irap e bollo auto per un totale di 116 milioni all’anno.
«Operazione verità 2.0» Proietti ha esordito chiamando la conferenza stampa una «operazione verità 2.0», nel tentativo di spostare l’attenzione dal dito (la manovra e tutti gli aspetti connessi al report di Kpmg) alla luna, cioè al disavanza strutturale della sanità regionale. Illustrando alcune parti del documento poi diffuso alla stampa, Proietti ha ribadito che il disavanzo di 90 milioni è «non compensabile in alcun modo». La situazione, ha detto, è aggravata dai tagli del governo (40 milioni in tre anni) e dall’impossibilità di attingere al fondo di dotazione per coprirlo. «L’unico modo per salvare l’Umbria ed evitare un commissariamento che ci porterebbe nel baratro – ha sostenuto – è la manovra fiscale. Il commissariamento porterebbe tutte le aliquote al massimo: proveremo a evitare quello che sarebbe un salasso per i più poveri». Un disavanzo «provocato dall’inerzia della destra e ammesso anche dall’ex assessore Luca Coletto».
CON LA MANOVRA GETTITO IRPEF AUMENTA DEL 50%
La delibera Per Proietti la manovra è un cantiere aperto. A Palazzo Donini si è lavorato fino a notte fonda e probabilmente il peso per quanto riguarda l’Irpef sarà ridotto di circa 10 milioni, anche grazie ai fondi del payback sanitario. «Si tratta di una preadozione – ha detto a proposito dell’atto – per lavorare insieme». In realtà il ddl è già stato adottato dalla giunta e incardinato in commissione. La preadozione di un atto rappresenta solo un passaggio preliminare, mentre qui il processo è già ufficialmente avviato. «Questa manovra salva-Umbria l’abbiamo fatta in modo cautelativo, coprendo il disavanzo accertato a marzo e grazie al payback farmaceutico il peso potrà scendere».
ECCO COME E QUANTO AUMENTERANNO LE TASSE
I tempi Il nodo centrale è la tempistica, che ha imposto una forte accelerazione, giudicata da alcuni eccessiva. La presidente ha ricordato cosa dice la Finanziaria 2005, ossia che se dal monitoraggio dei conti fatto al ministero dell’Economia si accerta un disavanzo, il presidente del Consiglio diffida la Regione interessata a reperire le coperture entro il 30 aprile; a quel punto il presidente diventa commissario ad acta adottando tutti i provvedimenti del caso. Se entro maggio questi non sono adottati o sono ritenuti insufficienti, a quel punto scatterebbero gli aumenti delle aliquote al massimo per tutti – cittadini e imprese – e tutte le spese non obbligatorie sarebbero stoppate. A complicare ancora più il quadro il fatto che, con l’ultima finanziaria, il termine ultimo per definire le aliquote delle addizionali Irpef per il 2025 è il 15 aprile.
LO SCONTRO SUI NUMERI TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE
La fretta Insomma, per Proietti tutto andava fatto entro questa data; da qui l’accelerazione. Si poteva almeno aspettare il primo aprile? Si potevano convocare tutte le parti sociali per spiegare la situazione e gli obiettivi con chiarezza? Per la presidente il problema sono stati i tempi: «Non è vero – ha detto – che non abbiamo fretta, anche se margini per il miglioramento della manovra ci sono». Proietti ha in primis ricordato che «quel -243 milioni non può più esistere» e che le aziende sanitarie vanno gestite. Ci sono enormi margini di miglioramento», a partire dal record negativo della mobilità passiva (-36 milioni nell’ultimo anno). «Se avessimo avuto tempo – dice – oltre a una razionalizzazione avremmo messo mano a riforme strutturali come la holding che vogliamo creare per le 4 aziende». “Bocciata” dalla presidente anche la soluzione di un piano di rientro da concordare con il ministero e alternativo alla manovra: «Tecnicamente non è possibile. Dove li prendo 90 milioni? Devo parlare di soldi, non di chiacchiere».
Le spese Al di là della sanità, Proietti ha parlato della necessità di «ridare fiato» a un bilancio in difficoltà (da diversi assessorati si sussurra di fondi all’osso, dato che la maggior parte sono stati impegnati dalla precedente giunta); solo per il cofinanziamento dei Fondi europei del Fse, necessari per sbloccare il pacchetto di risorse, servono 33 milioni tra 2026 e 2028. Soldi necessari «se vogliamo fare asili nido gratis, politiche giovanili, politiche per le imprese, case popolari e così via; non possiamo metterli per ripianare il buco perché taglieremmo il futuro della regione». Ecco perché nella delibera si citano anche altri capitoli di spesa oltre a quello della sanità. Obiettivi e un quadro generale che probabilmente andavano spiegati con chiarezza in precedenza; da qui la sensazione di una conferenza stampa in ritardo di alcuni giorni. Proietti ha poi promesso di «mettere mano all’evasione», con il recupero del protocollo con l’Agenzia delle Entrate «scomparso anni fa», che si controllerà la spesa delle aziende e che si interverrà sui costi della politica (in consiglio si parla di una sforbiciata per gli stipendi dei consiglieri).
DISAVANZO, COLETTO: «BISOGNA AUMENTARE LE TASSE»
Il report La battaglia è infuriata anche sul dossier di Kpmg. Dopo la delibera di giunta delle settimane passate, la determina dirigenziale con l’affidamento da 140 mila euro è arrivata solo martedì. Le opposizioni sono saltate sulle barricate («sui profili giuridici – promette Matteo Giambartolomei, FdI – sto valutando ogni aspetto di legittimità»), chiedendo come è stato possibile che il dossier sia stato prodotto e consegnato senza un formale affidamento. Proietti sul punto ha risposto che la società, vista l’urgenza, fin dall’inizio ha messo nero su bianco la volontà di cominciare a lavorare «nelle more della formalizzazione». Quelle consegnate nelle scorse ore poi sono solo delle «prime evidenze» di 62 pagine, in attesa di un rapporto completo entro il 30 aprile (data fissata originariamente dalla delibera). Il problema è che l’intera manovra è stata costruita sulle «prime evidenze». La presidente ha poi voluto separare con una certa fermezza le responsabilità della politica da quelle della struttura tecnica: la giunta – ha detto in sostanza – ha dato un indirizzo politico chiedendo un rapporto, affidando il tutto ai tecnici.
Le parti sociali Responsabilità politica è invece sicuramente quella della mancata condivisione con le parti sociali del disegno di legge; il tutto avvenuto – ha sostenuto Proietti – per mancanza di tempo. I sindacati sono però sulle barricate, dentro i partiti di maggioranza il malumore c’è mentre giovedì andrà in scena un confronto con tutti i sindaci. Mercoledì mattina è invece toccato alle imprese che, pur prendendo atto della situazione, in una nota congiunta firmata da tutte le associazioni sartoriali hanno espresso preoccupazione, sottolineando che l’aumento delle tasse «è una soluzione nefasta» visto il momento di difficoltà. «L’aumento delle addizionali e le riforme strutturali – dicono – per noi rappresentano due facce della stessa medaglia, non può esservi l’una senza che vi sia l’altra». Le imprese chiedono di «migliorare» la manovra e di «avviare subito e portare a compimento in breve tempo una serie di riforme strutturali che contribuiscano a rendere l’Umbria più competitiva». Tra le richieste anche quello di politiche che portino alla crescita dimensionale delle imprese.
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