Tra poche settimane potrebbe arrivare l’approvazione definitiva di un’iniziativa che apre le porte a un’opportunità abitativa unica: trasferirsi in Trentino con il supporto economico della Provincia autonoma di Trento. Questo progetto ha l’obiettivo di rivitalizzare piccole comunità locali, come spiega Ileana Olivo, dirigente dell’unità provinciale dedicata alla missione al CorSera: «Si tratta di un’iniziativa volta a promuovere la coesione sociale e a incentivare l’arrivo di nuovi abitanti nei centri meno popolosi».
Il piano prevede contributi a fondo perduto per chi acquista e ristruttura immobili nei comuni trentini colpiti dallo spopolamento. I fondi potranno essere utilizzati sia per rendere l’abitazione una residenza primaria sia per metterla in affitto a canone calmierato per lavoratori o nuovi residenti. In totale, sono 33 i comuni interessati dall’iniziativa, caratterizzati dalla presenza di numerosi edifici in stato di abbandono e dalla necessità di un significativo recupero edilizio.
Chi decide di ristrutturare una propria casa in uno di questi territori potrà ottenere fino a 80.000 euro di contributo per un intervento dal costo complessivo di 200.000 euro, con una copertura del 40% nei centri storici e del 35% nelle altre aree. Inoltre, chi proviene da fuori comune e desidera acquistare un immobile in una di queste zone potrà beneficiare di un ulteriore incentivo fino a 20.000 euro.
Possono richiedere il contributo tutti coloro che possiedono o intendono acquisire un diritto di proprietà o di godimento su un immobile, con la possibilità di ottenere il finanziamento fino a un massimo di tre unità abitative. L’iniziativa è pensata per chi non risiede già nei comuni destinatari del progetto, a meno che non abbia superato i 45 anni di età. L’accoglimento delle domande avverrà in diverse fasi, con periodi di raccolta di circa 3-4 mesi ciascuno. Questo approccio permetterà di stilare graduatorie progressive e consentire ai primi beneficiari di avviare i lavori già entro la fine dell’anno.
Il nuovo piano di ripopolamento
Dopo la chiusura di ogni tranche, l’ente amministrativo avrà 60 giorni per l’assegnazione dei contributi. Coloro che completano rapidamente l’iter burocratico potranno ottenere il finanziamento e iniziare le ristrutturazioni già a partire da settembre. Per accedere ai fondi, sarà necessario indicare con precisione l’immobile interessato nella domanda. Per evitare fenomeni speculativi, la Provincia sta considerando la possibilità di coinvolgere agenzie immobiliari e organizzare incontri sul territorio per favorire il match tra domanda e offerta. Le analisi condotte dall’Istituto provinciale di statistica (Ispat) hanno individuato 33 comuni con un calo demografico significativo, compreso tra il -0,3% e il -20% negli ultimi dieci anni. L’iniziativa esclude i centri a forte vocazione turistica, dove la diminuzione dei residenti è legata soprattutto alla trasformazione degli alloggi in strutture ricettive per affitti brevi.
I criteri di selezione dei territori si basano su due indicatori principali: il tasso di decremento della popolazione e un indice di turisticità calcolato in base al rapporto tra presenze turistiche e residenti.
Le aree interessate
Sebbene la lista definitiva dei comuni debba ancora ottenere il via libera ufficiale da parte del Consiglio delle autonomie locali e del Consiglio provinciale, tra i territori coinvolti figurano aree come la Val di Non (Bresimo e Livo), la Val di Sole (Rabbi e Vermiglio), le Giudicarie con Tre Ville, Bondone e Borgo Chiese. Anche la Vallagarina con Terragnolo e la comunità cimbra di Luserna rientrano tra le località preselezionate.
Nella Valsugana, tra i comuni interessati troviamo Palù del Fersina, Castello Tesino, Cinte Tesino e Grigno, mentre in Val di Cembra figurano Sover e Giovo. Il progetto coinvolge anche le valli di Primiero (Sagron Mis, Mezzano e Canal San Bovo), Fiemme e Fassa (Valfloriana e Campitello di Fassa).
L’iniziativa rappresenta un’importante occasione per contrastare il declino demografico di molte località trentine, favorendo il recupero edilizio e l’arrivo di nuovi abitanti. Attraverso questo piano di incentivi, la Provincia autonoma di Trento punta a rilanciare borghi storici e a creare nuove opportunità per chi desidera vivere in un ambiente montano, immerso nella natura e nella tradizione.
Il coliving contro lo spopolamento
Dalla montagna trentina agli Appennini pugliesi, piccoli borghi italiani lottano contro lo spopolamento con iniziative innovative che mettono al centro le persone. Il tema è al centro del reportage in edicola con il nuovo numero di Famiglia Cristiana che tocca anche il Trentino: a Luserna (TN), infatti, il progetto di coliving “Vieni a vivere a Luserna” ha portato nuova linfa alla comunità cimbra, attirando quattro famiglie e ridando vitalità al paese. “Lusérn iz moi lånt” (Luserna oggi è il mio paese), dice Stefano Fabris, fotografo trasferitosi da Padova con la famiglia. Grazie alla fibra ottica e a una comunità coesa, queste nuove famiglie hanno trovato un equilibrio tra lavoro e vita di montagna, contribuendo attivamente alla comunità locale come vigili del fuoco volontari o membri della Pro Loco.
Il successo del progetto ha portato alla sua espansione a Canal San Bovo, sempre in Trentino e ha dimostrato che, con le giuste politiche, la montagna può tornare ad attrarre famiglie e giovani. «Abbiamo provato con le fabbriche, ma non hanno funzionato. Offrire case e servizi a persone motivate si è rivelata la scelta vincente», spiega Andrea Golo, responsabile del progetto.
Il problema dello spopolamento riguarda tutta Italia: secondo i dati ISTAT, le aree interne, che coprono il 60% del territorio nazionale, hanno perso il 5% della popolazione dal 2014 al 2024. Il Mezzogiorno è la zona più colpita, con una perdita di 2,5 milioni di abitanti dal 2002. «L’Italia è sotto 1,5 figli per donna dal 1984, creando una spirale negativa che impoverisce la popolazione attiva», spiega il demografo Alessandro Rosina. La soluzione, secondo Luciano Malfer, esperto di politiche territoriali, passa attraverso una “People Strategy”: investire su servizi, lavoro flessibile, digitalizzazione e modelli di vita innovativi come il coliving e il coworking.
Esperienze simili emergono in altre zone d’Italia. A San Leo (RN), il recupero del forno e del minimarket, guidato dalla cooperativa Fer-Menti Leontine, ha ridato vitalità al borgo e creato nuove opportunità per i giovani. “Tre dei nostri sei panificatori hanno meno di 20 anni e stanno imparando il mestiere dal vecchio fornaio”, racconta Samuele Nucci, membro del direttivo.
Nel cuore dei Monti Dauni, Biccari (FG) ha invertito la tendenza con politiche di accoglienza e valorizzazione del territorio. «Abbiamo riaperto 30 case, incentivato l’ospitalità diffusa e creato una comunità energetica», spiega l’ex sindaco Gianfilippo Mignogna. Risultato: un saldo migratorio positivo e nuovi nati che garantiscono un futuro alla scuola elementare.
«Il futuro non si aspetta, si costruisce», afferma Malfer. E i piccoli borghi d’Italia, con il loro esempio, dimostrano che invertire la tendenza allo spopolamento non è solo un’utopia, ma una realtà possibile.
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