Usa taglia fondi a controinformazione

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di DANIELE MASTROGIACOMO

Non ci sono solo Ap, Cnn e Reuters a subire i drastici veti decretati da Trump nei confronti di testate considerate ostili e per questo escluse dai breefing nello Studio Ovale o con gli abbonamenti depennati d’autorità. La battaglia contro gli sprechi affidata a Elon Musk, ma sostenuta da gran parte del blocco più conservatore dei repubblicani, ha finito per colpire decine, se non centinaia, di testate giornalistiche, siti web, piccole e grandi tv: piattaforme di informazione indipendente che sono una spina nel fianco dei regimi autoritari. 

Sensibile a una vera resilienza che punta a salvaguardare la libertà d’informazione, il New York Times offre ogni giorno articoli sul tema. Ha riportato il grido di allarme lanciato da questo mondo sconosciuto al grande pubblico, ma inviso a tanti leader o capi di Stato ben contenti di quanto sta facendo il nuovo inquilino della Casa Bianca. “E’ davvero un bagno di sangue”, commenta Anya Schiffrin, docente senior alla Columbia University, specializzata in media no-profit internazionali e giornalismo investigativo. “Le testate e i siti ridotti sul lastrico a causa dei mancati fondi sono gli unici che chiedono conto del loro comportamento ai governi di molte parti del mondo. Senza il sostegno degli Usa non hanno altre forme di sostentamento e sono costretti a chiudere”.

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reportage su Putin

Galina Timchenko, Editrice e Direttrice esecutiva della redazione di Meduza, ammette in una dichiarazione al quotidiano statunitense di essere stata presa in contropiede. Pensava di poter resistere, ma mai di dover interrompere le pubblicazioni sul suo sito a causa del blocco dei fondi pubblici di Usaid, l’Agenzia per lo sviluppo internazionale presa di mira dai tagli al budget messi in atto da Elon Musk. La sua piattaforma, con sede in Lettonia e nota per i reportage coraggiosi sul regime di Putin, era pronta agli attacchi informatici, alle minacce legali, persino a tentativi di avvelenamento dei suoi reporter. Finora, grazie ai programmi finanziati dal governo degli Stati Uniti, copriva il 15 per cento del suo budget. Ma il blocco improvviso dei fondi l’ha catapultata in una crisi finanziaria che le ha aperto la strada verso la chiusura. “Usaid e il Dipartimento di Stato -ricorda- di solito adempiono ai loro obblighi. Seguono regole precise. Adesso è una specie di mondo distrutto”. 

soft power

Gli Usa sono i più grandi sostenitori al mondo di media stranieri indipendenti sin dagli anni ’80 del secolo scorso. Il finanziamento serve, secondo quanto asserisce Usaid, a promuovere la democrazia attraverso la trasparenza, “come parte del più ampio portafogli di sforzi di soft power del Paese”. Usaid ha sostenuto alcuni dei più importanti siti di giornalismo investigativo come i Panama Papers, vincitori del Premio Pulitzer per aver scoperto e denunciato il riciclaggio internazionale di capi di Stato e di leader governativi, anche insospettabili. Così come i FinCen Files, che hanno mostrato come le banche abbiano agevolato la corruzione in tutto il mondo. Si tratta di un sostegno finanziario dello 0,001 per cento del budget complessivo Usa per gli aiuti esteri. Ma il ruolo di questa controinformazione è finito nel mirino di alcuni settori conservatori che si uniscono alle critiche sferzanti dei regimi colpiti. A loro parere si tratta nient’altro che di propaganda a pagamento da parte degli Usa. Denaro sprecato, insomma, che va risparmiato, come quello che riguarda decine di settori vitali dell’amministrazione pubblica.

nove su dieci

Le conseguenze sono pesanti. I tagli hanno colpito in modo particolare il mondo dell’informazione in Ucraina dove nove su dieci piattaforme o testate giornalistiche ricevono sovvenzioni da Usaid. Stessa cosa è successa a Cipro, in Moldavia, a Malta ove il sostegno di 144 mila dollari al Daphne Project, un progetto legato all’assassinio della collega Daphne Caruana Galizia, è stato di colpo cancellato. L’allarme è stato raccolto da 100 organizzazioni per la libertà di stampa e lo sviluppo dei media. “Esortiamo i governi, i donatori, le parti interessate ad agire immediatamente per affrontare questa crisi”, si legge in una lettera diffusa sulla rete. Nell’attesa che qualcosa si muova, il piccolo grande mondo della controinformazione chiude o cerca di sopravvivere con campagne di crowdfunding.

(nella foto, l’appello per Meduza del maggio 2021, quando la testata era minacciata dalla Russia)



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