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Il 15 gennaio 2025, il Consiglio federale ha adottato all’attenzione del Parlamento – con un messaggio governativo propedeutico alla modifica della Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento – un’importante proposta legislativa volta a contrastare il problema del sovraindebitamento privato e a offrire, a ben precise condizioni, una seconda opportunità alle persone fisiche gravate da debiti. La proposta introduce strumenti legali che mirano a ristrutturare la posizione dei debitori e dei creditori, con l’obiettivo di ridurre gli effetti negativi del sovraindebitamento sia a livello individuale che sociale.

L’ambito è sicuramente complesso e caratterizzato da sensibilità contrapposte. Da una parte vi è una giusta esigenza di legalità volta alla tutela del diritto all’effettiva tacitazione di un proprio comprovato credito, dall’altra l’impatto (a 360 gradi) di una procedura oltremodo forzata all’incasso dello stesso. Le ramificazioni sono legali, economiche e sociali.

Nel suo compendio, il Governo descrive, a giusta ragione, una situazione che deve necessariamente essere considerata con la giusta sensibilità, e meglio: “Contrariamente alla maggior parte degli altri sistemi giuridici occidentali, il diritto svizzero non offre ai privati fortemente indebitati o indigenti la possibilità di risanare durevolmente le loro finanze. Gli interessati non hanno prospettive concrete di condurre nuovamente una vita senza debiti o di disporre di più del minimo vitale previsto dal diritto dell’esecuzione. Questo può ostacolare la motivazione a guadagnare un reddito (più alto) e indurre i debitori a rimanere nella loro situazione precaria, spesso anche nella dipendenza dall’aiuto sociale. La mancanza di prospettive ha un impatto negativo sulla salute degli interessati e grava anche sulle loro famiglie”.

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Da qui, la proposta messa sul tavolo del legislativo non vuole e non può essere confinata all’eccessivo buonismo, ma deve piuttosto essere vista come un agire opportuno e lungimirante, pensato a migliorare – infine – sia la posizione del debitore che quella del creditore.

Fra le principali novità che verranno valutate dal Parlamento, figura l’istituto della procedura concordataria semplificata, pensata per coloro che dispongono di un reddito regolare. Questo strumento consente di ridurre una parte dei debiti previa approvazione della maggioranza dei creditori e omologazione di un giudice, il quale deve valutare la procedura (della durata di sei mesi) come proporzionata.

La proposta del legislativo ricorda come il sovraindebitamento non sia un problema limitato al singolo individuo, ma rappresenti piuttosto una sfida collettiva

Una volta approvato, il concordato risulta vincolante anche per eventuali creditori contrari. L’obiettivo è garantire un percorso più rapido e strutturato per il risanamento delle finanze personali, con il condono di una parte dei debiti (come in qualsiasi procedura concordataria) senza che sia necessaria la copertura della totalità dei creditori privilegiati.

Una seconda importante misura è la procedura di fallimento risanatorio, destinata a chi si trova in una situazione di insolvenza senza prospettive finanziarie e possibilità di concludere un concordato. In questo caso, il debitore è obbligato a cedere tutti i beni disponibili ai creditori per tre anni, dimostrando al contempo il proprio impegno a generare un reddito regolare. Al termine della procedura, se tutti i requisiti sono stati rispettati, i debiti residui vengono estinti, offrendo al debitore la possibilità di ricominciare senza oneri economici.

Successivamente, per un periodo di dieci anni, il debitore non può però avviare alcun nuovo fallimento risanatorio. Rispettivamente, se nei successivi cinque anni dovesse tornare a miglior fortuna, ad esempio grazie a un’eredità o a una donazione, anche tali beni saranno da ridistribuire fra i creditori.

Il Consiglio federale, con l’introduzione del messaggio in questione, ha quindi giustamente rimarcato come il sovraindebitamento non sia un problema limitato al singolo individuo, ma rappresenti piuttosto una sfida collettiva. Questo fenomeno comporta infatti conseguenze che vanno dal peggioramento della salute e del benessere personale a un incremento per lo Stato dei costi sociali e sanitari, rispettivamente una contrazione del gettito fiscale. Questi nuovi strumenti mirano pertanto a ridurre tali impatti negativi attraverso un sistema che favorisca la responsabilità individuale e l’equità, quindi una maggiore sostenibilità sociale ed economica, promuovendo – anche con le misure già introdotte a partire dal 1. gennaio 2025 contro i fallimenti abusivi – un sistema più equilibrato, in grado di tutelare tanto gli individui quanto il tessuto economico del nostro Paese.

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