boom ricorsi (+46% nel 2024), tanti su lavoratori extra-Ue T24

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Edilizia e urbanistica (in crescita), ma anche stranieri (con tanti casi relativi a lavoratori), e mondo della scuola: i ricorsi presentati al Tar Toscana nel 2024, al netto dei doppioni, sono stati ben 2.217, il 46% in più dell’anno precedente, e nei soli primi due mesi dell’anno in corso sono già stati depositati quasi 600 nuovi ricorsi. Nel 2024 il Tribunale è riuscito ad aumentare di oltre il 20% il numero dei ricorsi definiti (1.855 contro i 1.536 del 2023), e a definire nello stesso anno solare il 25% dei nuovi ricorsi depositati. Il settore con il maggiore aumento di ricorsi è quello della scuola, con un massiccio aumento delle controversie concernenti insegnanti, in particolare per le richieste di docenti a tempo determinato di esecuzione di giudicati civili attributivi degli importi relativi alla ‘Carta del docente’ per l’aggiornamento professionale.

Il saldo fra i ricorsi pervenuti e quelli definiti, a fronte dell’arretrato pregresso ancora pendente, ha portato alla fine del 2024 a registrare un aumento pari al 10% delle giacenze, passate da 3.581 a 3.954 ricorsi. L’occasione per fare il punto sull’attività del Tar è arrivata, come di consueto, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario amministrativo in Toscana. “Il Tribunale amministrativo è sotto organico – ha affermato la presidente del Tar Toscana, Silvia La Guardia -, e anche non di poco. Abbiamo operato l’anno scorso con 15 magistrati, salvo gli ultimi mesi in cui è arrivato un rinforzo, contro i 20 dell’organico di diritto, e anche il personale amministrativo è notevolmente al di sotto. Avremo quest’anno due magistrati in più, e il beneficio di questi nuovi ingressi si vedrà sui numeri del 2025”.

Largo all’Ai (ma non per il giudizio)

In attesa di un potenziamento dell’organico, secondo La Guardia “potranno essere di ausilio, da un lato, la sinteticità degli scritti difensivi e una pronta segnalazione dell’eventuale venir meno delle ragioni della lite e, dall’altro, il ricorso, laddove i fatti, i provvedimenti e l’articolazione del ricorso lo consentano a sentenze in forma semplificata all’esito dell’udienza camerale fissata per l’esame dell’istanza cautelare”. Tuttavia, avverte la presidente del Tar, “lo strumento della sentenza breve si presta solo in caso di controversie con poche e relativamente semplici questioni e non è un caso se, pur non avendo trovato contrarietà laddove prospettata, assai raramente l’abbia sentita richiedere”.

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In prospettiva, l’intelligenza artificiale potrà dare una mano “solo nella fase preparatoria e organizzativa, chiaramente – ha affermato La Guardia, parlando a margine coi giornalisti -, perché la giustizia è una materia sensibile: quindi, come prevede anche la direttiva comunitaria, deve rimanere totalmente umana per la parte che riguarda la decisione del caso singolo”. Al momento, precisa la presidente del Tar, “c’è soltanto un’evoluzione del sistema che era stato approntato col processo amministrativo telematico”, e “sono state adottate delle piattaforme e delle applicazioni che consentono la raccolta di un gran numero di dati, col miglioramento sul piano organizzativo e sull’aspetto della preparazione delle cause”.

Lavoratori stranieri, focus sui nulla osta

Il contenzioso in materia di stranieri è salito del 23% in un anno, per effetto in larga parte della questione legata al nulla osta al lavoro per i cittadini extra-Ue, oggetto di un centinaio di ricorsi. “E’ cambiata la procedura da qualche anno – spiega Alessandro Cacciari, presidente della seconda sezione del Tar Toscana -, nel senso che per poter entrare in Italia e stipulare un contratto di lavoro, lo straniero, o meglio, l’impresa che vuole assumere lo straniero, deve munirsi di una serie di documentazioni, tra cui la cosiddetta asseverazione, cioè un’attestazione da parte di un consulente del lavoro, di un commercialista abilitato, il quale attesti che nella sua azienda vengono applicati i contratti collettivi di lavoro, c’è la regolarità previdenziale. Dopodiché sulla base di questo lo straniero entra e può cominciare a lavorare”.

La normativa più recente, del 2023, ha previsto che le prefetture effettuino un controllo ex post, per cui “lo straniero entra, comincia a lavorare – osserva Cacciari -, e magari si vede poi revocato il nulla osta perché il commercialista non era iscritto all’albo o non aveva inviato qualche comunicazione. Il contenzioso è aumentato molto su questo, su questi elementi. La legislazione voleva snellire la burocrazia: il problema del controllo posteriore è che se l’impresa trova un commercialista bravo, tutto va bene, ma se trova un consulente che fa le cose un po’ così, oppure se l’amministrazione nell’effettuare dei controlli fa degli errori, dopo ci sono dei problemi, perché magari l’impresa ha già lo straniero a lavorare o sta per arrivare, ha fatto delle previsioni di mercato, i cittadini stranieri hanno già fatto delle previsioni sulla loro vita, poi si ritrovano in balia di questi controlli”.

Da qui l’impugnazione, con ricorsi che vengono promossi sia dai cittadini stranieri lavoratori che dalle imprese – spiega ancora il giudice -, molto spesso proprio sono le imprese che hanno interesse a tenersi questi lavoratori perché hanno già fatto delle previsioni di mercato, delle di ampliamento di mercato e hanno bisogno proprio di forza lavoro. Per questi ricorsi siamo ancora in fase cautelare: abbiamo avuto un ricorso accolto, mentre per gli altri abbiamo accolto le domande cautelari, cioè abbiamo sospeso gli atti di controllo negativo delle amministrazioni, e dovremmo poi entro l’estate, al massimo a settembre, decidere tutto definitivamente”.

L’udienza sugli affitti brevi a Firenze entro metà anno

Ancora prima dell’estate è previsto l’approdo in aula dei ricorsi contro i provvedimenti presi dal Comune di Firenze per limitare gli affitti turistici brevi: saranno discussi “nella prima metà dell’anno”, sostiene La Guardia. “Si discuterà della cosa – dice – poi chiaramente si interverrà nel merito per vedere i problemi sostanziali, salvo che non ci siano problemi per cui le parti chiedono il rinvio, il fatto di programmarle non significa ancora che vengano decise”. La Guardia ha ricordato che “l’anno scorso”, con i ricorsi contro il primo provvedimento assunto dalla giunta Nardella, “non sono stati affrontati i problemi sostanziali perché vi erano stati dei successivi provvedimenti e quindi la definizione è stata in rito”.





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