Dura appena mezz’ora la videoconferenza tra tutti i capi di governo Ue convocata dal presidente del Consiglio europeo Costa per ascoltare la relazione di Macron sull’incontro con Trump. La premier italiana partecipa di malavoglia. Il ruolo centrale che il presidente francese si è assegnato da solo la infastidisce, a maggior ragione perché Macron insiste su quell’invio di truppe europee che per l’Italia, almeno in questa forma, è fuori discussione. Meloni ribadisce quindi la sua linea: quella di Macron e del primo ministro britannico Starmer è un’idea «poco efficace e molto rischiosa». Piuttosto bisogna puntare sulle «garanzie di sicurezza per l’Ucraina», senza le quali di pace neppure vale la pena di parlare.
In realtà Francia e Uk valutano la possibilità di una missione «con chi ci sta». Ma senza l’ok di Mosca non c’è strada per alcuna forza di interposizione europea. Meloni ribadirà il concetto qualche ora dopo, al termine dell’incontro con il premier svedese Kristersson. Per la pace, dice, sono essenziali appunto garanzie di sicurezza. La «cornice migliore», prosegue, sarebbe «nel contesto Nato». Altre opzioni sono «più complesse e meno efficaci». Allude precisamente alla proposta anglo-francese. Il ministro della Difesa Crosetto interviene a propria volta e lo fa in stile più ruvido: «I contingenti non si inviano come un fax: soprattutto quelli di altre nazioni».
Crosetto è avvelenato col «presidente di una nazione comunitaria e con quello di una extracomunitaria» che non hanno neppure avuto «la creanza di confrontarsi con le altre nazioni». La posizione della premier e del governo, «Truppe italiane solo nel quadro di una missione Onu», disinnesca in buona misura la bomba Salvini. Il leader leghista, come al solito, la butta sul pesante. Se la prende con l’Ucraina: «Sarebbe curioso se entrasse nella Ue prima di Serbia e Albania».
Deride von der Leyen: «Se la mettiamo a capo di un esercito comune europeo dura 20 minuti». Fa il ruggente: «Prima di spendere un soldo o inviare un soldato bisogna essere certi di quel che si fa. Ricordiamoci dell’Afghanistan».
Il leghista frena ma nella sostanza non chiude la porta alla soluzione Onu: «Non abbiamo mai detto no ma bisogna valutare come e con chi, evitare salti in avanti. Prima di parlare di un solo soldato inviato dovranno essere molto convincenti». Del resto anche sull’invio delle armi stavolta Salvini non crea problemi neppure di facciata: «Finché ci sarà la guerra continueremo a votare per gli aiuti umanitari e militari». Il discorso sarebbe diverso se la missione non fosse Onu ma Nato. Nel primo caso ci vorrebbe una decisione del Consiglio di sicurezza, impossibile senza il semaforo verde della Russia, nella seconda no. Ma è una discussione scolastica con Trump che ieri ha ripetuto che Zelensky può scordarsi l’ingresso nella Nato. La sola via d’uscita sarebbe garantire all’Ucraina l’ombrello Nato, cioè l’intervento in caso di aggressione, ma senza ingresso nell’Alleanza, cioè senza truppe e missili sul suo territorio. Strada decisamente impervia.
Nel complesso al momento i Paesi europei si dibattono al buio senza poter impostare una strategia più che virtuale perché la situazione reale è oscura per loro e forse anche per lo stesso Trump. Il vertice Ue-Uk di domenica a Londra, dopo l’incontro di oggi fra Starmer e Trump e al quale parteciperà anche Zelensky, poi il Consiglio europeo straordinario del 6 ottobre si potranno concentrare con un certo grado di realismo solo sull’altro capitolo, quello della difesa comune europea. Ieri la premier ne ha parlato dopo l’incontro con Kristersson: «Escludere le spese per la Difesa dal patto di stabilità è un primo passo al quale dovranno seguirne altri». Oggi la vera posta in gioco è quella.
Ieri l’alta rappresentante Ue Kaja Kallas era negli Usa, ma il previsto bilaterale con il segretario di Stato Marco Rubio è stato cancellato. Anche nell’idillio tra Roma e Washington, anzi tra Meloni e Musk, qualcosa sembra però essersi incrinato. Sempre ieri un post molto duro del rappresentante di Musk in Italia Stroppa si è scagliato contro FdI, accusandola di aver concordato con il Pd emendamenti al ddl Spazio contro Space X. Con minaccia finale: «Evitate di chiamarci per conferenze o altro».
FdI ha replicato piccata: «Polemica senza fondamento. Sono stati approvati all’unanimità solo due emendamenti che non introducono nulla di nuovo. Solo beneficiario della legge è l’interesse nazionale, e chi dice il contrario è in malafede». Il partito di Meloni aggiunge peraltro di aver bocciato, con tutta la maggioranza, un emendamento del Pd che era davvero anti Musk. Basterà a far rientrare la crisi o finirà in divorzio?
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