Partecipazione dei lavoratori all’impresa: ok della Camera

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La proposta di legge di iniziativa popolare n. 1573 del 23 novembre 2023 in tema di partecipazione dei lavoratori alla governance d’impresa riceve il primo ok dalla Camera.

Vediamo di seguito di che si tratta, e quali sono le implicazioni per aziende e lavoratori.

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Contenuti e obiettivi

Contenuti

La proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori promossa dalla Cisl ha come obiettivo principale quello di favorire un maggiore coinvolgimento dei lavoratori nella gestione, nell’organizzazione e nei risultati economici delle imprese.

In particolare, la legge punta a regolamentare e promuovere diverse forme di partecipazione che vanno dalla gestione economica e finanziaria alla consultazione delle scelte aziendali, cercando così di armonizzare gli interessi dei lavoratori con quelli delle imprese.

La proposta, che ha recentemente ottenuto dunque il via libera dalla Camera dei deputati in prima lettura, prevede una serie di modifiche significative che mirano a rendere la partecipazione dei lavoratori più strutturata e riconosciuta legalmente, modifiche che rispondono alla necessità di adattare le dinamiche del lavoro alle nuove sfide economiche e sociali, creando un contesto più inclusivo e collaborativo tra dipendenti e datori di lavoro.

Il cuore della proposta risiede infatti nell’implementazione di strumenti normativi che permettano ai lavoratori di entrare in modo più incisivo nel processo decisionale delle imprese, specialmente riguardo alla gestione aziendale, alla distribuzione degli utili e alla partecipazione organizzativa.

Obiettivi

Gli obiettivi principali della proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori sono molteplici e coprono diversi ambiti dell’organizzazione aziendale.

In primo luogo, la legge mira a favorire l’integrazione dei lavoratori nelle decisioni aziendali strategiche, sia a livello gestionale che economico, rendendo i lavoratori da meri esecutori a soggetti attivi che partecipano alla definizione dei destini dell’impresa.

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La proposta, infatti, prevede la possibilità di includere i rappresentanti dei lavoratori nei consigli di sorveglianza, nei consigli di amministrazione e in altre posizioni decisionali per garantire una visione più equa e condivisa degli obiettivi aziendali.

Altro obiettivo fondamentale riguarda la partecipazione economica e finanziaria dei lavoratori: la legge introduce misure concrete per incentivare la distribuzione degli utili aziendali ai lavoratori, stabilendo che una parte degli utili, fino al 10%, possa essere erogata ai dipendenti sotto forma di benefici economici, con un’imposta sostitutiva favorevole.

Inoltre, viene prevista l’introduzione di piani di partecipazione finanziaria che permettono ai lavoratori di acquisire azioni aziendali, anche in sostituzione di premi di risultato, contribuendo così in modo tangibile al capitale dell’impresa.

L’approccio organizzativo della legge vuole però anche rafforzare la capacità di innovazione all’interno delle aziende, istituendo commissioni paritetiche tra datori di lavoro e lavoratori per elaborare piani di miglioramento, innovazione dei processi produttivi, ottimizzazione dei servizi, favorendo così la partecipazione attiva dei lavoratori nelle dinamiche che riguardano la qualità e l’efficienza del lavoro.

Infine, la proposta mira a semplificare e incentivare la partecipazione consultiva, vale a dire la possibilità per i lavoratori di esprimere pareri e proposte sulle scelte aziendali, specialmente quelle che riguardano la struttura organizzativa, le politiche salariali e le modifiche ai processi produttivi.

La legge prevede infatti che tali consultazioni avvengano attraverso le rappresentanze sindacali aziendali o altre strutture di rappresentanza dei lavoratori, disciplinandone le modalità di attuazione e garantendo che le decisioni aziendali vengano influenzate da una pluralità di punti di vista.

Partecipazione gestionale: modalità di coinvolgimento dei lavoratori

La partecipazione gestionale dei lavoratori è un aspetto centrale della proposta di legge, che mira a coinvolgere i dipendenti nelle decisioni che riguardano la gestione, l’organizzazione e le strategie economiche delle imprese.

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Una delle principali innovazioni riguarda infatti, come accennato, la partecipazione al consiglio di sorveglianza e al consiglio di amministrazione, attraverso meccanismi che promuovono un maggiore coinvolgimento dei lavoratori nel processo decisionale.

Sistema dualistico e partecipazione nel consiglio di sorveglianza

Il sistema dualistico è un modello di governance adottato da alcune imprese in cui la gestione e il controllo dell’azienda sono separati tra due organi distinti: il consiglio di gestione e il consiglio di sorveglianza.

In questo sistema, il consiglio di gestione si occupa della direzione operativa e strategica dell’impresa, mentre il consiglio di sorveglianza vigila sulle decisioni adottate dal consiglio di gestione e garantisce che vengano rispettati gli interessi degli azionisti e degli altri stakeholder, inclusi i lavoratori.

La proposta di legge prevede dunque che, nelle imprese che adottano il sistema dualistico, gli statuti aziendali possano prevedere la partecipazione dei lavoratori al consiglio di sorveglianza.

In particolare, viene stabilito che uno o più rappresentanti dei lavoratori possano entrare a far parte di questo organo, ma solo se tale partecipazione è disciplinata dai contratti collettivi aziendali o territoriali.

Questo significa che il ruolo dei lavoratori sarà regolato da accordi stipulati con i sindacati più rappresentativi, che definiscono le modalità di selezione e i requisiti necessari per l’accesso al consiglio di sorveglianza.

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Il coinvolgimento dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza offre dunque l’opportunità di influire sulle decisioni che riguardano la gestione e la strategia aziendale, garantendo che le politiche adottate siano più in linea con le esigenze e le aspettative dei dipendenti.

Tuttavia, affinché questo processo sia efficace, è fondamentale che le procedure di selezione dei rappresentanti siano trasparenti e che i lavoratori siano adeguatamente formati per poter partecipare in modo consapevole e competente.

Contratti collettivi e ruolo dei rappresentanti dei lavoratori

Il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione aziendale non avviene dunque in modo automatico, ma deve essere previsto e regolato da contratti collettivi che ne stabiliscono le modalità concrete di attuazione.

La proposta di legge dispone che, in aziende che aderiscono al sistema dualistico, gli accordi collettivi devono disciplinare non solo la selezione dei rappresentanti dei lavoratori, ma anche i requisiti di professionalità e onorabilità richiesti per coloro che aspirano a ricoprire il ruolo di membri del consiglio di sorveglianza.

Centrale dunque è il ruolo dei contratti collettivi, essenziali per definire le regole di base che permettono ai lavoratori di essere coinvolti in modo strutturato e formalizzato, evitando così che la partecipazione sia occasionale o superficiale.

In questo contesto, i sindacati giocano un ruolo centrale nella definizione delle regole che governano la partecipazione dei lavoratori: i sindacati comparativamente più rappresentativi, infatti, sono coinvolti direttamente nella definizione di queste procedure per garantire che la selezione dei rappresentanti sia equa e risponda agli interessi collettivi.

Partecipazione nelle società con consiglio di amministrazione

Nelle società che non adottano il modello dualistico, invece, le modalità di partecipazione dei lavoratori assumono una forma differente: la proposta di legge prevede che gli statuti aziendali possano comunque consentire la partecipazione dei lavoratori al consiglio di amministrazione e al comitato di controllo sulla gestione, qualora questi organi siano previsti dallo statuto stesso.

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Il consiglio di amministrazione, che ha il compito di prendere le decisioni strategiche e di supervisione sull’operato dell’azienda, può includere al suo interno uno o più amministratori rappresentanti dei lavoratori che hanno il compito di portare la voce dei lavoratori all’interno delle discussioni decisionali, influenzando le scelte aziendali a favore di un maggiore benessere dei dipendenti.

Analogamente a quanto accade nel sistema dualistico, anche in questo caso la partecipazione dei lavoratori al consiglio di amministrazione dipende comunque dalla regolazione dei contratti collettivi aziendali.

La legge stabilisce che le procedure di selezione degli amministratori rappresentanti debbano infatti essere definite dai sindacati attraverso meccanismi che garantiscano la rappresentatività e la competenza dei candidati.

In particolare, i lavoratori devono essere coinvolti nel processo di selezione, scegliendo i propri rappresentanti in modo democratico e trasparente.

La legge propone dunque una modalità di partecipazione che mira a equilibrare i poteri tra i diversi attori aziendali.

Il principale vantaggio di questa modalità è che consente una maggiore inclusione dei lavoratori nelle decisioni aziendali senza dover necessariamente adottare una struttura complessa come quella del sistema dualistico; attraverso la partecipazione al consiglio di amministrazione e ad altri organi di controllo, i lavoratori possono infatti esercitare una influenza diretta sulle scelte strategiche che riguardano la gestione dell’impresa.

Imposta sostitutiva per i benefici economici

Uno degli aspetti più rilevanti della proposta di legge riguarda la distribuzione degli utili ai lavoratori, incentivata attraverso un sistema fiscale favorevole.

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La legge prevede infatti che, per l’anno 2025, una quota degli utili d’impresa pari almeno al 10% degli utili complessivi possa essere distribuita ai lavoratori sotto forma di benefici economici.

L’aspetto innovativo di questa misura è che tale distribuzione sarà soggetta a un’imposta sostitutiva del 5%, percentuale molto vantaggiosa rispetto all’aliquota ordinaria dell’Irpef.

L’imposta sostitutiva del 5% è pensata dunque per rendere più vantaggiosa per le imprese la distribuzione degli utili ai propri dipendenti, incentivandole a premiare il contributo dei lavoratori alla crescita economica.

Limiti e condizioni di applicabilità

Tuttavia, non tutte le aziende possono usufruire indistintamente di questa misura: esistono limiti e condizioni di applicabilità che regolano la distribuzione degli utili ai lavoratori e l’accesso all’imposta sostitutiva del 5%.

In primo luogo, è necessario che la distribuzione avvenga in esecuzione di contratti collettivi aziendali o territoriali stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi.

Un altro limite riguarda l’importo complessivo, che non può superare i 5.000 euro lordi per ciascun lavoratore limite che, purtroppo, può rappresentare un vincolo per i dipendenti che desiderano beneficiare di una quota maggiore degli utili aziendali, ma la misura rimane comunque vantaggiosa rispetto ad altre forme di distribuzione.

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Infine, l’aliquota dell’imposta sostitutiva si applica esclusivamente sugli utili distribuiti ai lavoratori, non su altre forme di compenso o bonus.

Piani di partecipazione finanziaria e azioni sostitutive dei premi di risultato

Oltre alla distribuzione degli utili, la proposta di legge prevede anche piani di partecipazione finanziaria che consentono ai lavoratori di acquisire una partecipazione diretta nell’impresa mediante l’assegnazione di azioni aziendali.

Questi piani possono essere configurati in diverse modalità, ma l’idea centrale è quella di attribuire ai lavoratori quote di proprietà dell’impresa in cambio di premi di risultato o altre forme di compenso.

In pratica, le aziende possono decidere di sostituire i premi di risultato, solitamente erogati in denaro, con azioni aziendali che rappresentano una parte della proprietà dell’impresa.

Si tratta di un meccanismo che non solo favorisce la partecipazione economica, ma consente anche ai lavoratori di beneficiare in modo più diretto dei successi finanziari dell’azienda, con la prospettiva di guadagnare in futuro anche grazie al valore crescente delle azioni.

Vantaggi fiscali

Per l’anno 2025, i dividendi corrisposti ai lavoratori derivanti dalle azioni attribuite in sostituzione dei premi di risultato, per un importo non superiore a 1.500 euro annui, sono esenti dalle imposte sui redditi per il 50% del loro ammontare.

I lavoratori potranno dunque godere di una forma di compenso legata ai risultati finanziari dell’impresa senza dover pagare l’intero importo in tasse, rendendo così il beneficio ancora più appetibile.

Commissioni paritetiche

Un’altra novità riguarda la creazione e l’introduzione di commissioni paritetiche che permetteranno una partecipazione diretta dei lavoratori nei processi aziendali, con l’obiettivo di migliorare la gestione dell’impresa e favorire l’innovazione.

Le commissioni paritetiche rappresentano infatti uno degli strumenti più significativi introdotti dalla proposta di legge per favorire la partecipazione organizzativa dei lavoratori.

Queste commissioni sono composte da rappresentanti ugualmente distribuiti tra i lavoratori e l’impresa, con il compito di proporre e implementare piani di innovazione riguardanti i prodotti, i processi produttivi, i servizi e, soprattutto, l’organizzazione del lavoro.

Si tratta di un approccio collaborativo che può migliorare la gestione aziendale, accelerando i processi di innovazione e ottimizzazione delle risorse.

Le decisioni non vengono più prese in modo unilaterale dal management, ma si fondano su un dialogo costante e una cooperazione attiva tra tutte le parti coinvolte.

Vantaggi

Un primo beneficio riguarda la migliore comprensione delle dinamiche aziendali da parte dei lavoratori, che, inseriti nei processi decisionali, sono più motivati e impegnati nel miglioramento delle performance aziendali.

Le commissioni permettono inoltre una maggiore trasparenza nelle scelte e nelle politiche aziendali, riducendo il rischio di incomprensioni e conflitti tra i dipendenti e la dirigenza.

Infine, le commissioni paritetiche hanno un ruolo anche nell’affrontare le sfide quotidiane che le imprese devono affrontare, come l’adattamento a nuove tecnologie, il miglioramento dell’organizzazione del lavoro, la gestione dei costi e il miglioramento della qualità dei servizi e dei prodotti.

Le decisioni prese in modo condiviso sono più facilmente accettate e implementate, poiché i lavoratori sentono di avere una voce in capitolo nelle scelte strategiche dell’impresa.

Formazione obbligatoria

Elemento fondamentale per il successo delle commissioni paritetiche è però la formazione dei rappresentanti dei lavoratori: per garantire che le commissioni siano efficaci e che i lavoratori abbiano le competenze necessarie per partecipare attivamente alla gestione dell’impresa, la proposta di legge prevede che i rappresentanti dei lavoratori ricevano una formazione obbligatoria di almeno dieci ore annue che può essere finanziata attraverso enti bilaterali, il Fondo Nuove Competenze e i Fondi interprofessionali per la formazione continua.

La formazione non solo migliora le competenze tecniche dei rappresentanti, ma fornisce anche le basi per una gestione consapevole e strategica delle dinamiche aziendali. In questo modo, i lavoratori sono più preparati a partecipare a decisioni complesse e a proporre soluzioni pratiche e innovative per il miglioramento dell’impresa.

Il ruolo delle piccole aziende e degli enti bilaterali

Le piccole imprese che occupano meno di 35 lavoratori hanno un ruolo fondamentale nella promozione della partecipazione organizzativa.

La legge consente infatti anche a queste imprese di favorire la partecipazione dei lavoratori attraverso forme semplificate di commissioni paritetiche, talvolta supportate da enti bilaterali che hanno il compito di coordinare e facilitare il processo di partecipazione offrendo formazione, consulenza e supporto nella creazione di comitati e commissioni.

Commissione nazionale permanente per la partecipazione

Un altro strumento fondamentale introdotto dalla proposta di legge è la Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori, che ha il compito di monitorare e supervisionare le modalità di partecipazione nelle imprese, garantendo che le procedure vengano rispettate e che i lavoratori abbiano effettivamente la possibilità di influire sulle decisioni aziendali.

La commissione si pronuncia anche su eventuali controversie interpretative relative alle modalità di applicazione delle leggi sulla partecipazione, proponendo misure correttive in caso di violazioni delle norme.

Funzioni e compiti

Le funzioni della commissione comprendono la redazione di una relazione biennale sullo stato della partecipazione dei lavoratori nelle imprese che verrà presentata al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) e che fornirà un quadro complessivo delle pratiche di partecipazione adottate dalle imprese italiane, evidenziando i progressi compiuti e le aree che necessitano di miglioramenti.



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