Lacerenza, l’innovazione nel defence-tech e il concetto di dual-use

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Giuseppe Lacerenza ha esperienza del mondo innovazione, startup, ha lavorato in McKinsey, è business angel, ha per esempio investito un Sibill, Comodo e JetHR, e ora lavora a un nuovo fondo dedicato al defence-tech.

Lacerenza ha base ad Amsterdam ed è partner del veicolo di investimento Keen Venture Partners che ha i suoi uffici principali nella capitale dei Paesi Bassi ma che si propone di diventare il più grande fondo europeo dedicato al settore dell’innovazione nell’ambito della difesa. Keen ha già due operativi: uno che è quasi alla fine del suo ciclo e un secondo che ha ancora un anno di investment period e che ha investito in aziende italiane come Fiscozen e la già citata Sibill.

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“Mi sono unito al team di Keen da circa sei mesi per guidare in qualità di partner il fondo dedicato a difesa e sicurezza, abbiamo iniziato la raccolta a novembre scorso e quindi non abbiamo ancora fatto il primo closing ma puntiamo a una raccolta di 125 milioni di euro con 200 milioni di euro di hard cap – dice Lacerenza a Startupbusiness – L’obiettivo è costruire uno dei primi e dei più grandi fondi di investimento dedicato al settore difesa e sicurezza in Europa e ciò partendo da una serie di considerazioni: l’Europa ha fino a oggi chiaramente sottostimato nell’innovazione tech della difesa con troppa dipendenza da altri Paesi con gli USA in primis e non ha quindi sviluppato questa industry che non richiede più come un tempo sistemi complessi a basso volume ma l’esperienza del conflitto ucraino ci insegna che è un settore ha bisogno di sistemi molto vicini al mondo commerciale quasi off the shelf adattatati per il contesto militare. La guerra in Ucraina si è rivelata un laboratorio di innovazione e ciò che abbiamo imparato ora deve avere effetti in tutta Europa, per creare capacità domestica e spingere innovazione in ambito defence-tech, innovazione che è spesso software driven, oggetti intelligenti. Quindi c’è ora una grande opportunità per startup per disegnare la nuova fase dell’industria della difesa e crediamo che il VC sia il volano che promuove anche questa innovazione in modo efficace perché esce dalla logica delle istituzioni statali che si sono sempre occupate del tema ma in modo poco efficiente e molto lento, mentre il capitale privato guarda efficienza e può portare il product mindset delle startup che evolve molto più velocemente del passo del mondo della difesa tradizionale”. 

Tecnologia, anche nel settore del defence-tech, evolve rapidamente con cicli di innovazione molto più vicini all’approccio delle startup, con un più le spinte che arrivano dallo scenario geopolitico e con le sfide in termini sociali in relazione alla percezione sociale relativamente alla difesa che sta rapidamente modificandosi. “Si tratta di un processo già in atto che appare in uno stato più avanzato in quei Paesi più vicini al fronte, quindi più vicini alla Russia come Estonia, Polonia, Finlandia ma che si sta estendendo in tutta Europa, qui in Olanda si sta facendo sensibilizzazione verso istituzioni finanziarie verso la necessità di avvicinarsi al mondo difesa, la difesa viene sempre meno vista alla stregua di altre industrie negative come la pornografia, il gambling o il tabacco come magari avveniva in passato e questo sta cambiando lo scenario anche tecnologico. Si va verso sistemi a guida autonoma, droni di ogni tipo: aerei, marini, terrestri, gestione dello spettro radio, jamming degli asset come la capacità di disabilitare droni, poi ci sono i decision support system che garantiscono la capacità di processare dati complessi non strutturati in modo veloce per supportare decisioni in real time e la capacità di prendere decisioni velocemente è fonte di superiorità quando si tratta di difesa. Poi serve sviluppare tecnologie scalabili, la produzione scalabile e modulare, non dobbiamo riempire i magazzini con roba che diventa obsoleta ma ci servono processi e tecnologie che in modo modulare possano scalare velocemente in fase di produzione, e poi ci sono i materiali ad alta innovazione, come quelli che assorbono onde elettromagnetiche che assorbono segnali dei radar e infine lo spazio che è considerato, quando si parla di difesa, dominio dell’aeronautica militare, un’estensione del cielo, ma è diventata infrastruttura critica, i satelliti sono vitali, lo space situational awareness contribuisce alla capacità di reazione, sistemi per spostare e difendere satelliti”.

Ancora prima che il nuovo fondo sia partito Keen Venture si è già attivata: “Abbiamo già investito in due startup defence-tech, una, l’olandese Avalor AI, integra in un singolo software la capacità di governare ogni tipologia di drone marino, terrestre, aereo di qualsiasi produttore, per pianificare e gestire le missioni in modo integrato, e poi sempre olandese Persive AI che ha sviluppato un software capace di rendere le prestazioni dei radar comparabili a quelle di una telecamera rendendolo capace di classificare oggetti, nata in ambito automotive questa tecnologia come alternativa economica al lidar per la guida autonoma, ora è applicata anche la mondo difesa”.

“Per me è molto importante questo ruolo nel fondo anche perché sono italiano, questo perché l’Italia ha tanto da dare al mondo difesa, ha la filiera industriale con colossi come Leonardo, Alenia, Avio, e deve poter crescere a livello europeo, per questo il mio compito è anche quello di sensibilizzare l’ecosistema a questo nuovo tema. Cerco sia investitori sia investimenti in Italia, il Paese ha storicamente ha una tradizione economica e industriale sulla difesa, nello spazio è eccellenza in europea, spero e conto di trovare realtà italiane dove investire e spero anche che le istituzioni della difesa possano giocare da protagoniste anche per esempio sostenendo e acquisendo startup in cui noi investiamo (anche il programma per le startup della NATO ha già avviato le sue operazioni in Italia a ulteriore dimostrazione delle potenzialità del Paese). Credo che il concetto di Europa sia molto importante a tutti i livelli e senza Europa non sarà possibile creare un sistema sufficientemente scalabile ed efficace e non possiamo farlo con i meccanismi di una macchina statale, dobbiamo essere più efficienti, specializzati, e dobbiamo rendere più efficiente l’integrazione tra le diverse forze disponibili applicando economie di scala in ottica europea”.

E’ fuori dubbio che l’evolversi dello scenario geopolitico pone nuove sfide all’Europa ed è però altrettanto vero che l’Europa unita nasce come risposta forte e decisa ai conflitti, come strumento di pace e, unione appunto, pertanto è fondamentale trovare il giusto equilibrio anche quando si tratta di investire in tecnologie per la difesa e secondo Lacerenza questo equilibrio si sintetizza con il concetto di dual-use. “Il dual-use significa sviluppare tecnologie che possono essere utilizzate anche per applicazioni diverse da quelle della difesa, pensiamo per esempio alla protezione civile che con le conseguenze del climate change avrà sempre nuove sfide da affrontare, o alla logistica, alle comunicazioni, alla cybersecurity, noi non investiremo mai in soluzioni single-use pensate esclusivamente per la difesa, l’approccio è quello di accelerare l’innovazione facendo leva sul pretesto difesa per poi fare innovazione anche in altri ambiti. La guerra va evitata, sempre ma serve anche la deterrenza, serve mostrare i muscoli e serve farlo nell’alveo delle democrazie ma dobbiamo essere preparati. Non è la prima volta che ciò accade, internet che usiamo tutti i giorni nasce come progetto militare, il GPS che ci aiuta a navigare le strade e i mari del mondo nasce come applicazione militare e oggi non potremmo più fare a meno né dell’una né dell’altro per attività quotidiane che sono lontanissime da quelle della difesa e le sfide sono molteplici, pensiamo al ruolo della libertà di informazione e il contrasto alle fake news che diventano arma potenziale in caso di conflitto, alla sicurezza delle infrastrutture energetiche”.

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