I Giusti che fanno il bene allo sport

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Il manifesto di Gariwo dedicato ai 6 “Giusti dello Sport” che verranno omaggiati nella Giornata dei Giusti del prossimo 6 marzo – undefined

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«Lo sport giusto è quello che segue la moralità e che fa essere giusti proprio grazie allo sport». Questo il messaggio del presidente di “Gariwo. La foresta dei giusti», Gabriele Nissim. La Fondazione attiva dal 1999 nella divulgazione della storia dei Giusti e la difesa della memoria del bene. Un percorso, fatto di attività didattiche sviluppate in sinergia con scuole, università e centri studi, pregno di tante iniziative che, dal 2003, convergono nell’istituzione del “Giardino dei Giusti di tutto il mondo”. Un Giardino, nato a Milano, sul Monte Stella, diventato punto di riferimento per tutti gli altri Giardini dei Giusti sorti negli altri continenti (sono circa 300 nel mondo). E l’impegno incessante di Gariwo ha dato vita alla “Giornata europea dei Giusti dell’umanità” che ogni anno si celebra il 6 marzo. Data che in Italia è solennità civile dal 2017. Quel giorno nella sala Alessi di Palazzo Marino si terrà il convegno “Giusti nello sport. Storie di atleti che hanno scelto il bene”, che è il filo conduttore di quest’anno da parte di Gariwo «Perché lo sport fa bene a chi lo fa e gli atleti giusti sono tutti quelli che lo praticano. Lo sport è strumento fondamentale di inclusione, di condivisione e amicizia tra i popoli», sottolinea Nissim presentando il fitto calendario degli appuntamenti assieme alla nuova generazione di Gariwo, rappresentata dal suo responsabile della comunicazione Joshua Evangelista che passa in rassegna i “sei eroi esemplari dello sport” che l’11 marzo verranno omaggiati con altrettante nuove targhe apposte nel Giardino di Monte Stella.

Al Giardino dei Giusti di Monte Stella: le sei targhe dedicate agli sportivi che fecero il “bene”
Si tratta di Bronislaw Czech (1908-1944), lo sciatore polacco che si unì alla Resistenza nel suo paese, opponendosi ai nazisti – trasportando i documenti dei perseguitati in Polonia in Ungheria – e per questo morì ad Auschwitz. Ad Auschwitz finì i suoi giorni, con tutta la sua famiglia, anche l’allenatore del Bologna e dell’Inter Arpad Weisz (1896-1944) che è una delle Storie dei Giusti dello Sport, curate da Gino Cervi nel volume voluto da Gariwo (edito da Mimesis). Gocce di memoria donate in primis ai giovani, ricordandogli «che la storia di Weisz come quella dell’altro tecnico ebreo Erno Erbstein (1898-1949) che fu l’allenatore del Grande Torino perseguitato e poi morto nella sciagura di Superga nel 1949, un giorno sparirono nel nulla senza che nessuno ne parlasse più – spiega Gino Cervi – . Immaginate se oggi accadesse lo stesso con Simone Inzaghi e Antonio Conte che da un giorno all’altro per colpa dei regimi totalitari sparissero nel nulla…». Un parallelismo che speriamo non accada mai, ma che invita a difendere sempre più la memoria come garante delle democrazie, ai giorni nostri sempre più a rischio. Missione quella della difesa della democrazia portata a termine, per fortuna senza sparire, dal ciclista tedesco Harry Seidel (1938-2020). Passato alla storia come “il ciclista del Muro” Seidel, come il nostro “Giusto tra le Nazioni” Gino Bartali, riuscì a far mettere in fuga oltre 100 perseguitati attraverso il tunnel scavato sotto il Muro di Berlino. Nuova targa di Giusto dello Sport anche per la leggenda dell’atletica cecoslovacca, il maratoneta Emil Zàtopek (1922-2020), 4 ori e un argento olimpico e per sua moglie Dana eccellente giavellottista. Entrambi si distinsero tra i dissidenti della Primavera di Praga” e per questo pagarono: Emil con i lavori forzati e Dana con la morte civile a cui li condannò il regime comunista. Il quarto eroe esemplare e Giusto dello Sport, Antonio Maglio (1912-1988), viene presentato dal campione azzurro, il nuotatore Simone Barlaam. Il 24enne milanese, campione paralimpico con i suoi 4 ori e i 19 titoli mondiali con tanto di primati, da testimonial di Gariwo sottolinea «l’importanza della figura del dottor Maglio, il “papà delle Paralimpiadi” e antesignano dello sport-terapia. Maglio dovrebbe essere uno degli italiani più famosi nel mondo, perché grazie a lui si è compiuta la grande rivoluzione dello sport paralimpico, e invece, purtroppo, non è così. Ma è grazie a uomini come lui e il neurologo tedesco Ludwig Guttmann se a Parigi alle Paralimpiadi del 2024 ad ogni gara c’erano 17mila spettatori che facevano il tifo per tutti gli atleti come me, nati o che vivono con una disabilità. Atleti che rappresentano anche quel 15% di popolazione mondiale disabile. Solo questo dato dovrebbe far comprendere l’importanza della straordinaria intuizione di Maglio che ha permesso a tanti atleti disabili di fare sport, di conoscere la meraviglia della fatica agonistica e la possibilità di confrontarci con gli altri, onestamente, e di migliorarci proprio grazie a questo confronto».

La storia straordinaria dell’afghana del calcio, Khalida Popal
Il sesto Giusto dello Sport è una “giusta” del calcio, Khalida Popal. L’ex capitana della nazionale femminile dell’Afghanistan che nel 2011 è scappata dalla furia criminale talebana. Rifugiata in Danimarca, la Popal ha fondato “Girl Power”, l’associazione che si batte per i diritti delle donne e l’emancipazione femminile. Ed è grazie a questa sua organizzazione che l’ex capitana è riuscita a far mettere in salvo delle giovani calciatrici afghane, oppresse dal ritorno del regime talebano. Calciatrici che sono riuscite a ricostruirsi una vita con il calcio in Australia, in Portogallo e nel Regno Unito. Una storia quella della Popal che si incrocia con la vicenda di Nadia Nadim, attaccante afghana del Milan femminile che ha scoperto la passione per il calcio nel campo profughi in Danimarca dove si era rifugiata assieme alla madre e le tre sorelle fuggite da Herat. Il 6 marzo nell’incontro di Gariwo la “dottoressa Nadim” (oltre a giocare a calcio nel 2022 si è laureata in Medicina) racconterà la sua incredibile parabola sportiva che l’ha fatta nominare dall’Unesco “Campionessa per l’educazione delle donne e delle ragazze”. Un’altra gloria milanista, Zvonimir Boban, sarà tra i testimonial presenti al convegno di Gariwo sui “Giusti nello Sport” (titolo anche della mostra di Gabriele Stabile che verrà allestita nella centralissima via Dante a Milano, dal 13 al 30 novembre 2025). Boban, come la Nadim, è un laureato non solo in campo con le tante vittorie ottenute in carriera, ma è dottore in Storia, laurea conseguita all’Università di Zagabria. E il suo messaggio di campione esemplare che ha vissuto la guerra della ex Jugoslavia arriva chiaro e forte: «Lo sport consente di fare delle cose giuste. Il sacrificio e la sofferenza rende gli sportivi più forti. Vincere è importante, ma la vera vittoria è quando dopo esserti confrontato con l’avversario, che non è mai un nemico ma semplicemente l’altro che si misura con te, devi subito correre ad abbracciarlo». Boban con il “rispetto per l’avversario” tocca il terzo punto, dei 10, del manifesto della “Carta dello Sport”, lanciata da Gariwo nel 2019. Una Carta sottoscritta dagli atleti e da tutto il mondo sportivo, a cominciare da quelle realtà associative, come Bimbe nel Pallone, RoadRunner, Milano ParkRun e Montagnetta Live che aderiscono alla giornata dei “Giusti dello Sport”, in quanto promotrici dell’imprescindibile attività di base. Sono l’espressione dello sport degli amateur e quindi dei “Giusti” di ogni luogo e di ogni epoca che si riconoscono nei valori etici tracciati da Gariwo. «Milano-Cortina 2026 sarà un appuntamento importantissimo – conclude Nissim –. Ma la vera vittoria delle prossime Olimpiadi invernali sarà proprio riuscire a far arrivare questi messaggi a tutti, perché questi sono i principi che vanno nella direzione di uomini e donne e di atleti che continuano a scegliere di fare il bene attraverso lo sport».





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