L’Italia si trova di fronte a una crisi climatica senza precedenti, con eventi estremi sempre più frequenti e devastanti per la salute pubblica, l’ambiente e l’economia. Per affrontare questa emergenza, un gruppo di 60 esperti e scienziati – tra i quali il Prof. Daniele Menniti, Ordinario di Sistemi Elettrici per l’Energia, presso l’Università della Calabria – hanno sottoscritto un documento che individua le azioni necessarie per rispondere in modo efficace e tempestivo alla crisi climatica nel nostro Paese, salvaguardando in primis la salute e la sicurezza dei cittadini. Il documento predisposto da Minds for One Health, con il supporto di ISDE Italia – Associazione Medici per l’ambiente, è intitolato: “Adattamento e Mitigazione: Azioni urgenti per far fronte agli eventi estremi da crisi climatica”, ed è stato inviato a tutte le Istituzioni politiche e scientifiche nazionali, sollecitando un’azione immediata e concreta. Il documento, evidenzia come l’Italia, situata in un’area particolarmente vulnerabile, stia già subendo gli effetti dell’intensificazione di ondate di calore, siccità, alluvioni e incendi e propone un approccio integrato che unisce adattamento e mitigazione, attraverso misure concrete quali:
✅ Attuazione immediata di un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) efficace e basato su evidenze scientifiche.
✅ Riduzione del consumo di suolo e messa in sicurezza delle aree a rischio.
✅ Decarbonizzazione accelerata, con riduzione della domanda energetica e potenziamento dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili rispettando ambiente, territorio e paesaggio
✅ Sensibilizzazione e formazione della popolazione, con materiali informativi e percorsi educativi per affrontare gli eventi estremi.
✅ Rafforzamento della protezione civile preventiva, ispirandosi alle migliori pratiche internazionali nella gestione del rischio.
Azioni urgenti per far fronte agli eventi estremi da crisi climatica
Siamo nel pieno di una transizione climatica senza precedenti in tempi così ristretti (1): eventi con tempi di ritorno storicamente pluridecennali o secolari, si ripetono nel giro di pochi anni o mesi (2) e le previsioni più autorevoliunitamente alla situazione geopolitica globale fanno presagire uno scenario di progressivo peggioramento negli anni a venire (3).
L’Italia si trova nella regione Mediterranea, particolarmente esposta agli effetti di questa crisi (4), come si evince dal continuo aumento della frequenza ed intensità di eventi estremi – ondate di calore, siccità, piogge eccezionali, alluvioni, incendi – non assicurabili, che rendono indispensabile un radicale ripensamento delle pratiche di gestione delle aree urbane, del territorio e dell’ambiente.
In Italia il clima che cambia si inserisce in un territorio particolarmente fragile, prodotto di una cementificazione spesso incontrollata (5) e dell’abbandono delle “aree marginali”, montane e collinari in cui da tempo manca una manutenzione assidua e attenta.
Sono necessarie e urgenti azioni di adattamento per limitare morti e feriti nei prossimi eventi estremi, e per ridurre la distruzione di abitazioni e strutture pubbliche e private.
Ma azioni di mitigazione (riduzione delle emissioni di gas serra) devono procedere di pari passo, per non rischiare che le azioni di adattamento diventino rapidamente inefficaci via via che gli eventi estremi si aggravano.
Adattamento e protezione della popolazione in Italia
A livello nazionale è necessario integrare ed attuare un efficace Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC). Questo ad un esame fatto circa un anno e mezzo fa presentava non poche carenze. Si deve partire da un documento, a disposizione dei decisori politici, che sia scientificamente autorevole e che contenga informazioni attendibili sui cambiamenti climatici e su quanto si può fare per limitare i danni, analogamente alla The Parlamentarians’ Guide to Climate Change, presentata alla Camera in Gran Bretagna, o ad altri. Le principali istituzioni tecnico-scientifiche nazionali sono in grado di fornire un quadro autorevole e definito sulla crisi climatica e la sua gestione.
Per i cittadini, a partire dai più giovani e dal mondo della scuola, sarebbero utili strumenti formativi e informativi adeguati, come opuscoli e infografiche, che aiutino a capire e modificare i propri comportamenti, come hanno già fatto i Dipartimenti di Protezione Civile in diversi Stati nord-europei.
A livello regionale e locale, oltre a presentare a politici e amministratori la guida di cui sopra e a distribuire ai cittadini materiali informativi su come comportarsi, è necessario intraprendere con urgenza tutte le azioni atte a limitare le conseguenze derivanti dagli eventi estremi. Consapevoli che i rischi ci sono, e tenderanno a crescere nel tempo, bisogna investire sulla cultura ambientale, rimodellare profondamente il rapporto con il territorio, le infrastrutture, le abitazioni, gli insediamenti produttivi, utilizzando strumenti di gestione degli eventi meteo basati sulla natura, come indica l’Unione Europea, dando ai corsi d’acqua la possibilità di defluire naturalmente anche in condizioni di criticità senza causare danni.
È ampiamente dimostrato che la corretta informazione scientifica e il coinvolgimento diretto delle persone migliorano l’efficacia delle azioni di prevenzione; per questo occorre costruire, anche con il contributo dei singoli cittadini, azioni di protezione civile in via preventiva, valorizzando l’iniziativa della Protezione Civile “Io non rischio”, e rinforzandola con esercitazioni. Prendendo esempio dal Giappone, dove i Dipartimenti dei Vigili del Fuoco tengono sessioni di formazione mirate agli specifici eventi che possono avvenire: si vede un video e si fanno delle esercitazioni su come comportarsi in caso di tifone, allagamento, terremoto, incendio, considerando varie intensità e varie situazioni (al chiuso, all’aperto, in macchina).
Occorre pensare senza tabù alla ri-localizzazione di abitazioni civili e impianti industriali particolarmente esposti a rischi. Per ogni singolo ospedale o struttura sanitaria, estremamente necessari nel caso di eventi estremi (che potrebbero renderli inagibili), è necessario valutare le vulnerabilità e provvedere a sanarle (6).
Accettare una realtà molto sgradevole – e quella della crisi climatica lo è – risulta non semplice. Inondazioni devastanti come quelle dell’Emilia Romagna e di Valencia, incendi violentissimi come quelli di Atene e di Los Angeles insegnano che rendersi conto di quello che sta accadendo, e di cosa potrebbe accadere, è il primo passo per affrontare seriamente il problema.
Mitigazione
È del tutto ovvio che non possiamo investire solo in azioni di adattamento e che per la mitigazione dobbiamo utilizzare tecnologie provate e disponibili nel breve periodo che ci separa dal 2050. Nello scenario pubblicato su Nature (7), ad esempio, la neutralità carbonica che si basa su sufficienza ed efficienza, si avvale solo di tecnologie di riduzione della domanda (isolamento edifici, aumento efficienza di impianti, motori, macchinari) e di produzione di energia da rinnovabili, senza ricorrere a Carbon Capture o a nuovi impianti nucleari (di ipotetica nuova generazione) mentre gli esistenti vanno fuori produzione per raggiunti limiti di età.
L’Italia nei 10 anni 2013-2022 ha ridotto le emissioni di gas serra in media dell’1,7% l’anno: un valore troppo basso per raggiungere l’obiettivo dell’Unione Europea ‘Fit-for-55-‘, che ambisce nel 2030 a raggiungere un livello di emissioni pari al 45% (quindi meno 55%) del valore del 1990. Per raggiungere tale obiettivo, è necessario ridurre le emissioni almeno del 7% l’anno. A livello globale l’uso di energia sta aumentando più velocemente della produzione di energia da fonti rinnovabili. La percentuale di energia da rinnovabili si mantiene più o meno costante nel tempo, invece di crescere: quindi NON stiamo sostituendo il fossile, ma stiamo aggiungendo nuovi consumi di energia, in gran parte ancora da fonti fossili (8).
Occorre investire per ridurre la domanda di energia attraverso politiche di sufficienza ed efficienza, cioè adottando misure e pratiche che riducono in valore assoluto l’attuale domanda di energia, materiali, suolo e acqua, mentre producono benessere per tutti rimanendo entro i planetary boundaries, come riportato nel 6th Assesment Report di IPCC.
Una bassa domanda di energia si traduce in un sistema energetico più piccolo, che richiede meno infrastrutture per l’offerta e lo stoccaggio. Le fonti rinnovabili possono soddisfare la domanda e sostituire i combustibili fossili, con infrastrutture che possono essere realizzate più rapidamente e con meno impatto sul territorio.
Inoltre, una domanda più bassa si traduce in un minor numero di emissioni residue, riducendo la necessità di tecnologie costose (e la cui efficacia finora non è dimostrata), come la cattura della CO2 (9).
È dunque necessario de-carbonizzare rapidamente e drasticamente tutte quelle attività che richiedono energia fossile e accelerano la crisi del clima e intraprendere azioni che rallentino la crisi in tutti i suoi molteplici aspetti, inclusi quelli sanitari legati all’inquinamento (10). Il continuo rinvio di queste azioni in attesa di tecnologie future che, forse, riusciranno a dare un contributo alla riduzione delle emissioni tra qualche decina di anni, può rivelarsi fortemente dannoso: occorre utilizzare le tecnologie esistenti per dimezzare la domanda e decarbonizzare il restante molto rapidamente da subito.
Firmatari del documento
Maria Grazia Petronio,Medico specialista in Igiene e Medicina preventiva, Vicepresidente ISDE-Italia, giàDirettrice ff UOC Igiene e Sanità Pubblica Az.USL Toscana Centro, membro CT VIA-VAS Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare, docente a.c. Università di Pisa e di Firenze.
Roberto Buizza, Fisico, Professore Ordinario di Fisica, Scuola Superiore Sant’Anna Pisa.
Lorenzo Pagliano, Fisico, Professore Ordinario di Fisica dell’Edificio al Politecnico di Milano, Direttore di end-use Efficiency Research Group, Coordinatore Europeo del progetto H2020 “Africa-Europe Bioclimatic Buildings for XXI century”.
Giovanni Ghirga,Medico pediatra, già direttore UOC Pediatria e Neonatologia Ospedale San Paolo di Civitavecchia.
Monica Zoppè, biologa, Ist. di BioFisica, IBF-CNR, Milano.
Marco Talluri, Giornalista scientifico, direttore “Ambientenonsolo”.
Paolo Rognini, Geoantropologo ambientale, Università di Pisa.
Miriam Levi, Medico epidemiologa, Az. USL Toscana Centro – UFC Epidemiologia – Dipartimento della Prevenzione Presidio San Salvi, Firenze.
Alfonso Senatore, Ingegnere, Associate professor University of Calabria, Department of Environmental Engineering Arcavacata di Rende Cosenza.
Antonio Bonaldi Medico di sanità pubblica. Già direttore sanitario di diverse Aziende Ospedaliere e Universitarie: Bergamo, Verona, Milano (ICP) e Monza. Past president di Slow Medicine.
Francesco Forastiere, Medico epidemiologo, MD, PhD National Research Council (CNR-IRIB), Palermo,Visiting Professor, Environmental Research Group, School of Public Health, Faculty of Medicine, Imperial College, London.
Francesco Gonella Full Professor of Physics Department of Molecular Sciences and Nanosystems, Ca’ Foscari University of Venice, Director -Centre for the Study of the Systemic Dynamics of Complex Diseases, Scientific board member, Centre for Environmental Humanities (NICHE).
Mario Carmelo Cirillo, Ingegnere, già Direttore del Dipartimento per la valutazione, i controlli e la sostenibilità ambientale di ISPRA.
Roberto Romizi, Medico di medicina generale, presidente ISDE-Italia.
Mauro Valiani, Medico del Lavoro, già direttore della UOC Igiene e sicurezza luoghi di lavoro e del Dipartimento di Prevenzione dell’Az.USL di Empoli.
Francesco Giorgelli, Biologo,Docente esterno Università di Pisa.
Angela Pasinato, Medico pediatra, presidente SICuPP (Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche) Veneto.
Luigi Montano, Medico uro-andrologo, Coordinatore Progetto EcoFoodFertility, past President Società Italiana della Riproduzione Umana.
Ugo Bardi chimico, già Docente Dipartimento di Chimica, Università di Firenze. Club di Roma e World Academy of Arts and Science.
Tommaso Luzzati, Professore associato Dipartimento di Economia e Management Università di Pisa.
Paolo Vineis Professore Ordinario di Epidemiologia ambientale, Imperial College, Londra.
Tiziana Sampietro, Medico. Già Direttrice U.O. Lipoaferesi, Fondazione Toscana G.Monasterio.
Roberto Danovaro, Ecologo, professore presso l’Università Politecnica delle Marche. Presidente della Fondazione Patto con il Mare per la Terra.
Fabrizio Bianchi, Biologo epidemiologo, Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, Pisa
Paolo Lauriola, Medico di Sanità Pubblica ed epidemiologo, già responsabile del Dipartimento di Prevenzione dell’USL di Modena e dell’epidemiologia ambientale di ARPA ER. EPHA President.
Sandra Vernero, Medico anestesista rianimatore, cofondatore e past president di Slow Medicine ETS, coordinatore della campagna “Fare di più non significa fare meglio- Choosing Wisely Italy”.
Elisabetta Dall’Ò, PhD, anthropologist, adjunct professor, Polytechnic University of Turin, postdoctoral research fellow, University of Parma.
Vitalia Murgia, medico pediatra, Giunta esecutiva ISDE-Italia.
Carla Ancona, Biologa epidemiologa e statistica sanitaria,Presidente Associazione Italiana Epidemiologia.
Aldo Di Benedetto, Medico, già Dirigente Ministero della Salute, Sindaco del comune di Barrea.
Giulio Betti, meteorologo LAMMA, Istituto per la Bioeconomia del CNR (IBE) Firenze.
Ennio Cadum, Medico epidemiologo, Direttore Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense Università di Pavia.
Paolo Crosignani, medico epidemiologo, già Direttore struttura complessa di Epidemiologia Ambientale e Registro tumori, Istituto tumori Milano.
Gianni Tamino, Biologo, già docente di Biologia Università di Padova.
Edoardo Missoni, Medico specializzato in medicina tropicale, Docente di politiche e strategie globali per la salute, SDA Bocconi e Università Milano-Bicocca.
Antonio Pileggi Prof. Avvocato Ordinario Diritto del Lavoro Facoltà di Economia UNI Roma “Tor Vergata”.
Maria Angela Vigotti, Biologa, epidemiologa, già ricercatrice dell’Università di Pisa. Past President Associazione Italiana Epidemiologia.
Luigi Boeri, Ingegnere, già Presidente commissione VIA-VAS Ministero Ambiente.
Lucia Miligi, Biologaepidemiologa,collaboratrice volontaria per il supporto professionale ai progetti di ricerca finalizzata, ISPRO Firenze.
Maria Teresa Maurello Medico specialista in Igiene e Medicina preventiva, già direttrice UOC Igiene e Sanità Pubblica Az.USL di Arezzo. Presidente sezione ISDE Arezzo.
Simona Agger Ganassi, Prof.Architetto, Member of SIAIS (Italian Society of Architecture and Engineering for Health care). EuHPN (European Health Property Network) Member of the Scientific Committiee of ISDE-IT.
Rosa Tavella, Medico internista, già Dirigente medico UO Medicina Interna Ospedale di Lamezia Terme.
Pietro Paris, Ingegnere, già Dirigente tecnologo ISPRA e membro del Risk Assesment Committee dell’Agenzia Europea per le sostanze chimiche.
Liliana Cori, Antropologa, Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, Pisa.
Paola Michelozzi, Epidemiologa, Direttore Dipartimento Epidemiologia ASL Roma1, SSR Lazio.
Lucia Bisceglia, Epidemiologa, AReSS Puglia.
Claudio Gianotti, Medico Chirurgo, AUSL Val D’Aosta.
Lucia Toniolo Prof.ssa Ordinaria di Scienza e Tecnologia dei Materiali Politecnico di Milano, Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta”.
Federico Zanfi Prof. associato di Urbanistica, Politecnico di Milano, Dipartimento DAStU.
Giorgia Zanutto, Medico chirurgo, specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Bologna.
Francesco Romizi, Giornalista ambientale, ISDE Italia.
Giovanni Viegi, Medico pneumologo ed epidemiologo, già dirigente di ricerca CNR, Palermo e Pisa.
Gianluigi De Gennaro, Chimico, Docente di Chimica dell’Ambiente e di Valutazione d’Impatto Ambientale, Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Già membro della Commissione Tecnica di verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio.
Paolo Pileri, Prof. Ordinario di Pianificazione territoriale ambientale DAStU Politecnico di Milano.
Alberto Mantovani,Medico veterinario, Tossicologo ed epidemiologo, già dirigente di ricerca Istituto Superiore di Sanità-ISS, membro del Comitato Nazionale Sicurezza Alimentare, Centro Studi KOS – Scienza Arte Società, Roma.
Umberto Agrimi,Medico veterinario,Direttore del Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria. Istituto Superiore di Sanità-ISS.
Rosella Ferraris Franceschi, Prof.ssa ordinaria di economia aziendale, Università di Pisa. Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica ai Benemeriti della scienza e della cultura.
Andrea Gardini medico, già pediatra ospedaliero, direttore di ospedali ARS Marche. Coordinatore Regionale Qualità Co-Fondatore e membro dei Board ISQua, Slow Medicine e presidente SIQuAS.
Daniele Menniti, Prof. Ingegnere, Ordinario di Sistemi Elettrici per l’Energia, Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale Università della Calabria.
Michele Grandolfo, Epidemiologo, già dirigente di ricerca ISS
Luca Mercalli, climatologo, presidente Società Meteorologica Italiana, giornalista scientifico e Ambasciatore del Patto per il Clima dell’Unione Europea.
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