Senza più tanto clamore da parte dei media per la natura turistica dei voli, la navicella spaziale commerciale Blue Origin ha completato con successo la sua decima missione con equipaggio umano, ovvero il trentesimo lancio del programma New Shepard, superando il numero di 50 umani trasportati tra uomini e donne (sono 52). Gli occupanti della capsula che ha segnato la decina delle missioni sono stati Lane Bess (imprenditore nel settore tecnologico), Jesús Calleja (presentatore televisivo), Elaine Chia Hyde (fisica e prima donna australiana nello spazio), Richard Scott (endocrinologo, filantropo e pilota), Tushar Shah (ereditiere indiano) e un sesto membro dell’equipaggio che non ha voluto che il suo nome venisse rivelato al pubblico. Per Lane Bess, quarta persona ad acquistare un biglietto per il turismo spaziale, si è trattato della seconda volta. “Non c’è niente di meglio che vedere la diversità tra i nostri equipaggi; questa missione ha riunito persone da tutto il mondo che nella vita sono scienziati, dottori, imprenditori e avventurieri”, ha affermato Phil Joyce, vicepresidente senior di New Shepard, spiegando che “è sempre stimolante ascoltare le loro prospettive uniche sull’impatto che cambia la vita nel vedere la Terra dallo spazio. Un enorme ringraziamento ai nostri clienti per aver supportato la nostra missione di costruire una strada per lo spazio a beneficio della Terra”.
Certo, un quarto di secolo fa, quando Jeff Bezos, dopo Amazon, decise di fondare Blue Origin, società privata con sede a Kent, un subborgo di Seattle, siamo nello Stato di Washington, molti lo presero per matto. Ma già nel 2009 la società fu in parte finanziata dalla Nasa con 3,7 milioni di dollari per il programma commerciale (Ccdev) per lo sviluppo di nuovi prototipi e tecnologie per le future operazioni del volo spaziale umano. Versando poi altri 22 milioni di dollari durante la seconda fase del programma, quando era stato dimostrato presso la base (privata anche quella) di Culberson County, in Texas, il sistema di evacuazione d’emergenza delle capsule Las (da Launch Abort System), che fu considerata una delle tecnologie che più interessavano la Nasa.
Le finalità di Blue Origin sono certamente differenti da quelle della concorrente SpaceX, ma talune tecnologie proprie dei razzi di Bezos si sono rivelate migliori di quelle realizzate dai colelghi dipendenti di Elon Musk. Tra queste il sistema di recupero mediante atterraggio verticale del vettore mediante retrorazzi. Tecnologia ma anche affidabilità, come la scelta di utilizzare i paracadute per frenare la fase finale di rientro delle capsule New Shepard, come quella usata dai turisti spaziali per i voli suborbitali, dotata di sei sedili e altrettanti grandi finestrini, in modo da proporre – a un quarto di milione di dollari a biglietto – un’esperienza indimenticabile. Ma non senza difficoltà: secondo i programmi iniziali, il primo lancio con esseri umani a bordo avrebbe dovuto avvenire nel 2010, mentre ciò avvenne nel 2018. Con un solo fallimento, avvenuto al lancio del prototipo Pm-2 il 24 agosto 2011, che causò la perdita del veicolo spaziale. Ma mentre i media non risparmiavano critiche, nel maggio 2020 la società fu selezionata dalla Nasa, insieme con SpaceX e Dynetics per progettare un mezzo terrestre lunare (lander) da impiegare programma Artemis, anch’esso in forte ritardo rispetto ai tempi ipotizzati. Il nome New Shepard prende ispirazione da quello dell’astronauta americano Alan Shepard, primo americano nello spazio il 5 maggio 1961, astronauta che “giocò a golf sulla Luna” durante la missione Apollo 15 dell’estate 1971, e autore della citazione: “Tutti i razzi decollano, non tutti i razzi atterrano” utilizzato per sottolieare il recupero e riutilizzo del razzo vettore. Durante il viaggio turistico spaziale della durata di 11 minuti, l’equipaggio sorvola la linea di Kármán (100 km di quota), ovvero l’altezza considerata da ogni nazione come il confine dell’atmosfera e l’inizio dello spazio. Qui i turisti sperimento diversi minuti di condizioni di minima gravità (o gravità ridotta) e possono ammirare dalle sfinestrature della capsula la vista della Terra nella sua naturale curvatura. Il veicolo è completamente autonomo, non ci sono piloti a bordo, dunque nessuno degli occupanti può in qualche modo intervenire sulla traiettoria del volo. Tentati dall’esperienza? Si fa tutto online sul sito “shop” della compagnia, come comprare un biglietto del treno o dell’aereo. Cambiano soltanto gli zeri dopo i primi due numeri.
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