TRENTO. Gli autovelox sono il perfetto specchio dei cortocircuiti legislativi e burocratici italiani: una questione mai realmente affrontata che ha finito per trasformarsi, mese dopo mese, da piccolo grattacapo a problema gigantesco.
Tra ricorsi vinti dagli automobilisti, sentenze contraddittorie e Comuni in balia di regole poco chiare, il governo promette un decreto per fare ordine nella confusione. Arriverà entro 20 giorni, massimo un mese – dicono i bene informati.
Ma basterà? Secondo Gianantonio Sottile, presidente di Altvelox, sarà come provare a fermare l’acqua con le mani. Perché la questione è ben più complicata e preoccupante di un semplice vizio di forma.
AUTOVELOX, COSA STA SUCCEDENDO.
Nel corso del 2024 alcune sentenze della Cassazione hanno fatto emergere significativi dubbi sulla validità delle multe per eccesso di velocità “generate” dagli autovelox, sostenendo che solo i dispositivi “omologati” fossero realmente conformi. Il Ministero dell’Interno ha cercato di riportare ordine con una circolare distribuita lo scorso gennaio (QUI L’ARTICOLO), che basandosi su un parere dell’Avvocatura dello Stato dichiarava che le due procedure di approvazione e omologazione fossero sostanzialmente equivalenti. Caso chiuso? No, anzi. Il documento nelle intenzioni avrebbe dovuto blindare la validità delle sanzioni e scoraggiare i ricorsi, ma hanno solo creato più confusione.
Negli ultimi giorni infatti alcune decisioni locali hanno dimostrato che il dibattito resta aperto: a Martignano e Pergine, per rimanere in orbita trentina, ma anche nel Bellunese o a Torri del Benaco dove la “vittima” era stata la deputata di Fratelli d’Italia Alessia Ambrosi, le multe sono state annullate dai giudici di pace proprio in base alle contestazioni sull’omologazione degli autovelox. “Mi è appena arrivata comunicazione del Giudice di pace di Verona – ha detto Ambrosi – che le multe elevate nei miei confronti dall’autovelox di Torri del Benaco – nonostante le avessi già saldate – sono state annullate perché considerate irregolari. Una vittoria importante non solo per la mia persona, ma per tutte le cittadine e cittadini ingiustamente vessati nel cui nome ho combattuto e vinto questa battaglia“.
Il governo ha avviato un tavolo tecnico per definire regole più chiare su omologazione, taratura e verifica dei dispositivi, ma nel frattempo gli automobilisti (alle prese peraltro con il recente inasprimento delle sanzioni “salviniano”) ricorrono sempre più spesso contro le multe ricevute.
SOTTILE (ALTVELOX): “OMOLOGAZIONE SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG”
Gianantonio Sottile è il presidente di Altvelox, l’associazione nazionale tutela utenti della strada la cui base operativa è a Belluno: un’associazione che in questi giorni (anzi diciamo pure da sempre) è in primissima linea nel combattere la battaglia contro l’utilizzo degli autovelox.
In un contesto di incertezze, Sottile prova a mettere qualche punto fermo. “Non più tardi di due giorni fa – racconta a il Dolomiti – il prefetto di Ascoli ha accolto due nostri ricorsi, annullando le multe con la motivazione che la Cassazione ha ormai definito la giurisprudenza; conta zero, in questo contesto, la circolare ministeriale che fa riferimento a un parere dell’Avvocatura dello Stato”. L’auspicio è che il governo faccia chiarezza in tempi rapidi sulle procedure di omologazione degli “occhi elettronici” sulle strade: ma anche se si dovesse risolvere quell’annosa questione, la lista delle criticità rimane lunghissima.
“Partiamo dal presupposto che i tecnici affermano che non sarà possibile risolvere tutto con un semplice decreto: dichiarare per legge che tutti gli autovelox installati dopo il 2017 sono regolari sarà complicato, e non impedirà comunque una valanga di ricorsi. E un decreto come fonte normativa sarà sempre inferiore al Codice della strada, legge primaria dello Stato. Ma il vero nodo non è la (sacrosanta) omologazione, la semplice punta dell’iceberg di un problema molto più ramificato e profondo”.
I problemi riguardano in particolare la collocazione e la segnalazione dei dispositivi. “Facciamo qualche esempio concreto – prosegue Sottile -. Il Giudice di Pace di Trento lo scorso 19 febbraio ha annullato una sanzione emessa dal Comune di Trento che aveva utilizzato un rilevatore occultato sopra la galleria di Martignano, privo di debita omologazione sulla SS47 della Valsugana. La polizia locale di Trento non ha saputo neppure indicare al giudice quale fosse realmente il rilevatore elettronico usato per la contestazione poi annullata, confondendolo con una videocamera. Incredibile. Ad Arabba e sulla strada del Passo Giau, tanto per rimanere nel territorio delle Dolomiti, gli autovelox sono stati installati senza rispettare i requisiti normativi: quelle strade non sono classificate come extraurbane e mancano dati sulla loro incidentalità. Senza queste condizioni, il Comune avrebbe dovuto garantire la presenza di agenti di polizia locale durante i controlli”.
“Altro problema – prosegue Sottile -: la legge impone che prima di ogni utilizzo venga effettuata una verifica funzionale dell’apparecchio. Un agente qualificato dovrebbe insomma recarsi sul posto, eseguire le verifiche tecniche e redigere un verbale. Questo non avviene quasi mai. Quando chiediamo alle amministrazioni i piani di sicurezza delle strade, non ci vengono forniti. E i cittadini continuano ad essere multati nonostante le palesi irregolarità”.
Chi dovrebbe intervenire per mettere ordine? Altvelox non ha dubbi in materia. “Chi ha l’autorità per farlo è la Procura della Repubblica, che può risolvere la situazione ravvisando gli illeciti. Noi abbiamo presentato qualcosa come 98 denunce querele. Per ogni autovelox presentiamo un elenco di 8/10 contestazioni: non sono contestazioni sparate a casaccio, sono basate sulle corrette interpretazioni della legge. Perché le Procure non intervengono se un amministratore multa i cittadini con uno strumento ritenuto illegale dalla cassazione? Per motivazioni che sono di fatto solo politiche ed economiche. I Comuni incassano milioni di euro con le multe, evidentemente nessuno ha interesse a fermare queste entrate”.
I sindaci e i vari Comuni in questo mare in tempesta, come detto, navigano a vista: qualcuno ha preferito spegnere l’interruttore degli autovelox sul suo territorio, altri più combattivi non ci stanno proprio ad assecondare i desiderata di Altvelox. Tra questi c’è sicuramente il sindaco di Pergine Valsugana Oss Emer, ma anche il primo cittadino di una città importante come Bologna che ha promesso di portare tutti i ricorrenti fino in Cassazione se ce ne fosse bisogno. “Il problema è che così si scarica tutto sul cittadino, che per difendersi deve affrontare spese legali enormi: il sindaco sa bene che pochi avranno la forza economica per resistere, per così dire. In più in questo modo il danno è maggiore anche per lo Stato. Quando un cittadino fa ricorso contro una multa del Comune e questo viene respinto, lo Stato si espone a ulteriori spese se il ricorso viene vinto in tribunale“.
Insomma, anche quando si parla di autovelox è tutta una questione di soldi? “Assolutamente sì. Non servono alla sicurezza stradale, ma solo a generare entrate per i Comuni: che trovano mille modi per trasformare i proventi delle multe in denaro non da investire come dicono per la sicurezza stradale, ma per far quadrare i conti delle casse comunali. Il problema è che oggi i controllati e i controllori si mettono d’accordo sulle regole: il Ministero dell’Interno, quello dei Trasporti e l’Anci stanno lavorando insieme a un decreto che a questo punto forse rischia solo di legittimare lo stato attuale delle cose”.
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