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Daniela Santanchè parla, ma non dice tutto. Nella sua replica alla Camera dei Deputati contro la mozione di sfiducia, la ministra del Turismo si difende, rivendica la propria posizione e ringrazia la maggioranza. Ma non si può non pensare che dietro alle sue parole si nasconde un silenzio strategico. Nessun accenno alle accuse più gravi, nessuna spiegazione sulle sue imprese e nessuna apertura di dibattito. Il vero discorso della “Santa” è quello che non ha fatto.
Daniela Santanché travolta dalle sue recenti vicende giudiziarie legate alle sue precedenti attività imprenditoriali, in particolare il rinvio a giudizio per falso in bilancio e il possibile rinvio per truffa aggravata ai danni dell’Inps nel periodo Covid, si è difesa dalle accuse rivoltegli e ha ironizzato dicendo che la sua replica è data  “nel rispetto di tutto quel tempo che i colleghi hanno destinato a preparare questa mozione di sfiducia”. La “Pitonessa” ha ribadito la sua innocenza, e che le sue dimissioni non sono dovute, visto che ancora non sono chiusi i casi giudiziari che la coinvolgono e a dar manforte alla sua tesi ha citato l’articolo 27 della Costituzione, secondo cui un imputato non è colpevole fino alla condanna definitiva. Inoltre ha voluto sottolineare come le accuse che la riguardano fossero fatti antecedenti al suo giuramento da ministra. Ha inoltre criticato le opposizioni per l’uso di espressioni offensive nei suoi confronti, definendo tali attacchi come manifestazioni di “grettezza e cattiveria umana”. 
Nella sua arringa in Parlamento la ministra ha rivendicato il sostegno della maggioranza e ha negato ogni addebito. Infatti ha dichiarato “non sono sola” e ha ringraziato i colleghi della maggioranza presenti in aula a sostenerla e  ha aggiunto “non mi sento sola neanche nell’Italia, in questa nazione, perché nella battaglia per il garantismo e per lo Stato di diretto credo che ci sia la maggioranza degli italiani”. Tuttavia al di là delle parole pronunciate in Aula, emergono alcuni aspetti non detti o alla quale si è alluso che meritano attenzione. Non si può escludere che tali affermazioni siano dovute alle constatazioni dell’ultimo mese, che la vedono isolata dal suo stesso partito. Ipotesi supportate dalla quasi completa assenza della maggioranza alla discussione sulla sua mozione di sfiducia tenutasi settimane fa. È possibile che l’idea è quella di continuare sulla linea della strategia del silenzio, in modo tale da minimizzare il dibattito pubblico e le polemiche. Ma è chiaro agli occhi di tutti che la premier abbia preso le difese per il vice sottosegretario Delmastro ma non abbia speso una parola per la ministra del Turismo se non “non ho le idee chiare”.
Inoltre, il muro di freddezza tra Fdi e la “Santa” si è celato dopo le dichiarazioni di Ignazio La Russa che invitava la “Santa” a rivedere la sua posizione. Nonostante in precedenti dichiarazioni, la ministra Santanchè aveva affermato di non avere intenzione di dimettersi, a meno che fosse una richiesta di Giorgia Meloni. Questa posizione, ribadita anche oggi, evidenzia la sua determinazione a mantenere l’incarico nonostante le pressioni politiche e mediatiche. Infatti, ha voluto dedicare una parte della sua difensiva ad encomiare il suo lavoro da ministra del Turismo, elencando tutti i fondi e i progetti stanziati da quando è in carica.
Al termine del suo discorso la ministra fatto una dichiarazione inaspettata: dopo la prossima udienza farà una “riflessione” sulle dimissioni, senza pressioni e “solo per rispetto per il mio presidente del Consiglio, per l’intero governo, per la maggioranza, ma soprattutto per l’amore che ho per il mio partito, Fratelli d’Italia, dove certo io non vorrò mai diventare un problema, ma vorrei continuare ad essere una risorsa”, conclusione che ha scatenato gli applausi di Fratelli d’Italia. Quello che appare è la ministra dopo le ultime settimane e l’allontanamento della maggioranza ha fatto sì che l’ipotesi delle sue dimissioni potrebbero concretizzarsi e qualora dovesse succedere sarà una decisione esclusivamente autonoma e non il risultato di pressioni politiche o giudiziarie. Pur affermando che farà una “riflessione” dopo la prossima udienza, il messaggio implicito è che sta sondando il terreno per un’uscita concordata con Fdi e Giorgia Meloni senza cedere agli attacchi, preservando la sua immagine politica. 
Un altro elemento significativo è che non ha fornito alcun dettaglio su quando e in che modo maturerà questa decisione, lasciando aperta la porta a un prolungamento della sua permanenza nel governo se le condizioni dovessero cambiare.

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