Non solo mare: il deserto ‘verde’ della Penisola Arabica è una meraviglia che si apre ai turisti con le sue ricchezze

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Montagne, fiumi, oasi, deserto, mare e cultura, un paese completo

E io che pensavo di andare in mezzo al deserto! Invece l’Oman è molto di più! Abbiamo visto anche il deserto, che è sempre affascinante e regala scorci bellissimi, ma soprattutto tante montagne, altissime, con profili duri. E poi fiumi con piscine naturali con acqua color smeraldo, in qualche caso anche riscaldata. Trekking bellissimi, avventure in fuori strada su strade sterrate con pendenze impossibili, quasi quanto quelle della duna che abbiamo scalato per goderci il tramonto in solitudine (almeno fino all’arrivo di 10 jeep piene di italiani urlanti). E poi le oasi con i loro sistemi di irrigazione, i fortini, le case di fango abbandonate, i suq, il mare, le moschee, le strade circondate da prati che fanno invidia ai migliori campi di golf e ornate di fiori coloratissimi. In un festival dei fiori abbiamo visto un futuristico spettacoli di droni che ci ha lasciato a bocca aperta.

Un paese sicuro, con strade perfette (quando sono asfaltate), una copertura 4G pressoché totale, una popolazione accogliente e gentile, orgogliosa e molto patriottica, che non rinuncia alla propria cultura ma accoglie con un sorriso gli stranieri. Un paese turistico ma non venduto al turismo, adatto anche a donne sole (non l’avrei pensato, essendo un paese islamico), scelto anche dai cicloturisti (che devono essere in gran forma per fare quelle salite!) e da pazzi che girano in autostop e per dormire si infilano con il sacco a pelo dentro a una tomba dell’età del bronzo (noi ne abbiamo caricato uno).

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Le zone commerciali delle città sembrano la Strip di Las Vegas per quanto sono illuminate dalle insegne coloratissime dei negozi. Anche un paese di contrasti: strade con bambini scalzi che giocano in mezzo alle pietre e ai gatti randagi che rovistano nei rifiuti e pavimenti della Grande Moschea o dell’Opera House di Muscat che sotto il riflesso del sole sembrano uno specchio d’acqua da quanto son lucidi.

In gennaio il clima è perfetto! T-shirt di giorno e giacca/felpa di sera, tranne in montagna a 2000 metri dove la temperatura serale è abbastanza rigida. Il lato negativo? In una settimana vedi solo una minima parte del paese, mancherebbe ancora tutta la parte sud con il grande deserto e le spiagge più belle, e anche quella nell’estremo nord. Da tenere in lista per il futuro!

Potete trovare consigli utilissimi nella pagina Facebook “Oman consigli di viaggio” gestito da una ragazza italiana che vive in Oman e vi darà tantissimi consigli utili e disinteressati.

Una settimana in Oman a metà gennaio: informazioni utili

Voli Turkish da Bologna via Istanbul: ottimo servizio a bordo, aerei comodi, schermo individuale con film e tanto altro a disposizione. Eccezionalmente ci siamo affidati a un consulente viaggi, CartOrange, che ci ha proposto la soluzione migliore per quello che volevamo fare noi, un fly & drive con quanta più autonomia possibile.

Auto affittata per tutto il periodo, rigorosamente 4×4!

Qualche info generale. L’Oman è un paese avanzatissimo sotto molto punti di vista: si paga ovunque con carta di credito (salvo rare eccezioni per importi bassi in località molto isolate), le strade sono eccezionali e tutte gratuite, il traffico è intenso ma molto ordinato in città, e scarso nel resto del paese, quindi guidare è facile. I segnali sono tutti in arabo e inglese, Google maps funziona perfettamente, la copertura internet è pressoché totale, anche in aree remote e isolate. Dicono che sia un paese molto sicuro e io posso confermare, non ci siamo mai sentiti in pericolo, abbiamo girato sempre con i bagagli in auto e in vista, spesso abbiamo abbandonato gli zaini mentre facevamo il bagno, abbiamo visto anche molte donne sole muoversi con disinvoltura.

Purtroppo ci si muove solo in macchina, il trasporto pubblico è pressoché inesistente, gli hotel sono abbastanza cari, la raccolta differenziata non pervenuta (difficile da capire perchè alcune zone sono più pulite di una sala operatoria e altre siano una discarica a cielo aperto).

È un paese che offre tutto: mare, montagna, fiumi, storia, cultura.

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Proverò a raccontare le tappe che abbiamo fatto noi in una settimana piena, tenendo conto che non eravamo molto interessati al mare.

Arrivo notte tra venerdì e sabato, pernottamento al Golden Tulip hotel (bello, ottima colazione, bella, nuova e grande camera anche se con vista sulla tangenziale e aria condizionata rumorosa) appena fuori Muscat. Vengono a consegnarci auto al mattino e partiamo per primo giro. La sera dormiremo ancora a Muscat quindi non dobbiamo fare check out, meno male perché la notte prima siamo andati a letto alle tre.

Diario di viaggio in Oman

Giorno 1 – Muscat

moschea, muscat

Andiamo subito alla Grande Moschea del Sultano Qaboos, facciamo appena in tempo ad unirci all’ultimo gruppo perché chiude alle 11: obbligatorio fare tour accompagnati, pantaloni lunghi e maniche lunghe per tutti e per le donne anche capo coperto. Fino a pochi giorni fa era gratis ma adesso costa 8 rial (20 euro). Effettivamente però ne vale la pena, è molto bella, dobbiamo visitare l’interno in fretta ma poi per l’esterno abbiamo più tempo, ci sediamo all’ombra per sentire una spiegazione sulla religione islamica, ci regalano un libro in italiano che la spiega, ci offrono te e datteri, ci godiamo il pavimento di marmo lucido e immacolato, i giardini con fiori colorati e un’erba che fa invidia ai migliori campi di golf.

Poi andiamo verso il centro della città, difficile da definire dove si trovi perché è molto estesa. Arriviamo nella parte più a sud. Vediamo da fuori perché non è visitabile il Palazzo Al Alam, il Forte Al Mirani, facciamo una camminata in zona, visitiamo il Museo Nazionale dell’Oman. Già da queste prima visite capiamo l’importanza del Sultano Qaboos, che prese il potere nel 1970 ed è morto nel 2020 ma la sua immagine è ancora ovunque di fianco al sultano attuale. Ha modernizzato il paese cambiandone la storia ed era molto amato dal popolo. Andiamo avanti a indietro con la macchina lungo la Corniche, sembra davvero di essere in Costa Azzurra, a gennaio sole caldo ma non troppo, cielo azzurro, si sta benissimo! Andiamo nella parte più centrale, quella attorno al Suq, di fronte al mare. Tante belle cosine in vendita ma non ci facciamo tentare anche perché abbiamo i bagagli già strapieni. Interessante andare oltre il Suq e fare un giro nelle strade dietro. La situazione è un po’ diversa da quella vista finora.

Qui purtroppo ci sono rifiuti ovunque, tantissimi piccoli gatti randagi, bambini che giocano per strada scalzi ma allegri, che ti salutano e ti regalano bellissimi sorrisi. La prossima volta magari compriamo qualche dolcetto o anche solo qualche caramella da regalare. Andiamo a fare la spesa in un ipermercato per comprare acqua per tutta la settimana e notiamo un servizio interessante, ci sono due ragazzi che lavano le auto di chi sta facendo la spesa. Ecco, qui abbiamo riscoperto quei vecchi servizi che da noi non esistono più (il facchino che ti porta la valigia anche in hotel normalissimi, il benzinaio che ti pulisce il vetro della macchina, il ragazzo che te la lava mentre fai la spesa). Ceniamo in un bel ristorante siriano, facciamo una camminata digestiva sul lungomare dove ci godiamo l’aria che ha una temperatura perfetta e poi andiamo a fare una bella camminata dentro al Qurum Park. In gennaio c’è un festival di fiori, si paga meno di 3 euro a testa per entrare (solo con carta) e ne vale assolutamente la pena! Ci sono decorazioni enormi e coloratissime di fiori, luna park, stand in cui mangiare di tutto, giochi per bambini, dopo il tramonto si aggiungono giochi di luci, tutto brilla! C’è un anfiteatro ed entriamo: ci sono due file e due sezioni separate: una per uomini soli e una per donne sole o famiglie. Vediamo uno spettacolo che ci sembra incredibile, migliaia di piccolissimi droni che disegnano immagini varie nel cielo, non siamo riusciti a capire come fosse possibile, dopo ci siamo documentati, si tratta di un’azienda specializzata in questi spettacoli, mai visto nulla di simile! Quando appare l’immagine della bandiera o del Sultano tutti esultano, noi invece siamo sempre a bocca aperta! Poi arriva un cantante osannato dalla folla, scopriamo che è dello Yemen, una specie di neomelodico arabo, ma siamo completamente immersi nell’ambiente e ci stiamo divertendo un sacco. Peccato che siamo troppo stanchi per fare tardi e domani dobbiamo partire presto. A nanna!

Ah, particolare sui letti: i nostri erano tutti ottimi ma i materassi in generale sono durissimi (nel deserto praticamente c’era solo un topper appoggiato su delle assi) e i cuscini sono altissimi. Fortunatamente tutti usano piumoni di immacolato cotone bianco.

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Giorno 2 – Ain Al Thawarah

Partiamo per l’interno. Il nostro tour operator ci ha dato un programma di massima che noi poi abbiamo personalizzato, considerando che in Oman il chilometraggio per le auto a noleggio è sempre limitato a 250 km al giorno. Facciamo una breve sosta al Nakhal Fort ma non entriamo, continuiamo per Ain Al Thawarah, facciamo un giro per il paese semideserto ma siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia e dobbiamo affrontare la strada “solo per guidatori esperti” verso Jabal Shams. Qui il 4×4 è d’obbligo, la strada è effettivamente difficile, ripida, sterrata, stretta, con buche, ma ho visto di peggio. Si può fare, a patto che non piova! Se fosse fangosa credo non sarebbe percorribile e diventerebbe pericolosa. Facciamo il pieno prima di Wadi Ban Auf, poi iniziamo la salita; saltiamo il Valley Cutting (non possiamo rischiare di arrivare con il buio), facciamo una pausa all’Exit point dello Snake Canyon Hike, poi una passeggiata tra le palme e le verdi terrazze di Bald Sayt, e ci dirigiamo verso il nostro hotel, il Jebel Shams Resort.

La strada è ancora lunga ma ci godiamo paesaggi meravigliosi, pit stop all’Hat Cafè e ci godiamo la vista. Sembra sia finita la strada sterrata…ma l’asfalto dura poco. Sfioriamo l’Al Duwaheer old abandoned village e arriviamo al resort che è buio. Peccato, ma domani dovremo rifare l’ultimo pezzo di strada al contrario quindi vedremo il panorama il giorno dopo.

Il posto è incantevole visto da fuori, ma la camera non ha il riscaldamento e al tramonto ci sono già 9 °C. Di notte il vento infuria e ho seriamente temuto che volasse via la camera (trattasi di piccola casetta)! Abbiamo dormito rannicchiati e vestiti ma siamo sopravvissuti. Ecco, sugli hotel bisogna accontentarsi, non ho scelto il top ma neanche quelli più basic, ma ci vuole un po’ di adattamento (tanto ci arrivi al tramonto e riparti dopo 12 ore).

Giorno 3 – Jabal Shams, Bahla

iniziamo la mattina con il Balcony Walk n. 6 del Jebel Shams. Al mattino presto però la visibilità non è la migliore: o meglio, pieno sole, ma sembra ci sia una leggera foschia che rende i colori meno nitidi. Comunque ci siamo fatti tutto il percorso, bello ma con quella leggera foschia (leggo in un racconto che forse si tratta di polveri abbastanza normali nel mese di gennaio) ci ha un po’ deluso. Quando torniamo siamo abbastanza stanchi, ma sicuramente la vista è interessante e il percorso da fare, almeno in parte.

Ripartiamo in auto facendo la strada del giorno prima, sfioriamo Old Al Hamra village e ci fermiamo invece a Misfah al Abriyyin. Parcheggiamo dal lato nuovo del paese e facciamo un po’ di fatica a trovare l’inizio del Tourist Walkway: si tratta di un sentiero che si muove in mezzo a una foresta di palme e banani, prima in discesa e poi in risalita, come se per oggi non ne avessimo già fatta abbastanza! Interessante vedere da vicino il loro sistema di canalizzazione acqua, con sassi grandi e stracci cambiano il percorso e la mandano dove serve. Comincio a non avere più gambe, sono proprio in riserva. Fortunatamente riusciamo a risalire nella parte vecchia del villaggio e troviamo un posto fantastico con una terrazza immersa nel verde dove prendere due belle limonate, una al ginger e una alla menta (Misfah Old House).

Siamo già abbastanza stanchi ma vuoi non passare dal vecchio villaggio di Al Hamra? Passiamoci! Tante case di fango diroccate, anche qui oasi di palme e banani, ma qui googlemaps impazzisce e prima ci continua a mandare in mezzo a un campo dove ci sono riuniti decine e decine di uomini in rigorosa tunica bianca, poi ci fa giudare nel letto del fiume, poi ci fa infilare nel villaggio di case diroccate con strade larghe due metri…finalmente riusciamo a lasciare la macchina da qualche parte e scendere per fare una camminata (come se ci fosse bisogno di fare un’altra camminata!).

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Prossima tappa Bahla: visto il forte solo da fuori ma il castello di Jabreen (a pochissimi km) ci hanno detto che non possiamo non vederlo. E’ il tramonto, siamo sicuri di trovarlo chiuso, e invede chiude alle 10 di sera! Quindi entriamo, ci godiamo l’aria fresca che entra ovunque e vediamo le prime stelle della notte dal terrazzo più alto. E’ un po’ labirintico, ci sono scale con gradini altissimi, tutto un su e giù che a fine giornata ci demolisce definitivamente. Però l’atmosfera è bellissima e tra l’altro siamo quasi da soli. L’hanno ristrutturato molto bene, c’è un che di fiabesco, per me è una delle cose più belle da vedere (natura a parte).

Manca un ultimo pezzo di strada per arrivare a Nizwa. La strada 31 quando si entra in città sembra la Strip di Las Vegas! Un tripudio di luci che ci abbaglia, davvero incredibile! Hotel Al Diyar, da fuori abbastanza triste, anche il ristorante molto deprimente e pieno di rumorosi gruppi di turisti, ma il buffet è decente e la camera è una delle migliori che abbiamo avuto. Poi dopo oltre 20 km di salite e discese e non so quante ore di auto andrebbe bene qualsiasi cosa.

Giorno 4 – Nizwa

nizwa

Si parte per visitare Nizwa, parcheggio davanti al suq (da evitare se piove forte perchè essendo il letto del fiume si allaga). Anche qui c’è il Forte, le case di fango, una bella passeggiata sopraelevata, la vista sulle palme e sui giardini verdissimi. Peccato che non sia venerdì quando dicono che al suq delle capre c’è la vendita del bestiame ed è molto interessante. La zona centrale è molto bella, un po’ turistica se vuoi, ma tenuta bene. Per me merita più del centro di Muscat. Le dedichiamo un po’ di tempo e poi mentre usciamo dalla città ci fermiamo alla Royal Mosque, una vera cattedrale nel deserto, e una delle poche moschee visitabili dai turisti. Purtroppo chiude alle 11 del mattino, quindi ci limitiamo ad un giro esterno.

Proseguiamo per un museo meraviglioso, Oman across the ages. Molto recente, sembra fuori dalle classiche rotte turistiche e infatti ci sono quasi solo locali (attenzione, per noi è difficile capire se si tratti di omaniti, arabi, yemeniti…), diciamo che non ci sono occidentali. Il museo è una costruzione di design che a me piace tantissimo, e parla della storia dell’Oman, l’ho trovato molto interessante e per me va visitato.

Alle 15 dobbiamo essere in una stazione di servizio vicino al resort che abbiamo prenotato nel deserto. Lì non ci arrivi in macchina da solo, quindi abbiamo appuntamento con la nostra guida che ci scorterà fino all’hotel, non prima di averci sgonfiato le ruote dell’auto, pratica abituale per guidare sulla sabbia.

Buttiamo le valigie in camera (Arabian Oryx Camp, camera molto basic e materasso praticamente inesistente, sembrava un topper su un asse di legno) e usciamo per fare passeggiata, su consiglio della guida scaliamo la duna davanti all’hotel per vedere il tramonto da lì. Ci avremo messo mezz’ora, fai 10 passi e ti devi fermare perche sei senza fiato. Capiamo che il modo migliore è farlo a 4 zampe ma non sei un cammello e quindi ci metti il tuo tempo, ma con molte pause e tanto fiatone alla fine arriviamo su. Stupendo! Davanti a noi dune e dune! Ci godiamo la nostra impresa ammirando il paesaggio e aspettando il tramonto, in totale silenzio e solitudine. Poi vediamo una jeep che si avvicina e purtroppo viene a parcheggiare proprio dove siamo noi. Seguono altre 8 jeep, che parcheggiano tutte lì! Scendono decine di italiani urlanti, addio pace. Il tramonto comunque è molto bello e la discesa della duna molto più facile e veloce della salita. Andiamo a cena prima che arrivino i lanzichenecchi ad assalire il buffet, piacevole, c’è anche carne cucinata al momento sul barbecue, si cena all’aperto.

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Giorno 5 – Wadi Bani Khalid

wadi bani khalid

Abbiamo appuntamento con l’autista alle 9 ma ci svegliamo alle 6 per uscire e vedere l’alba dall’altra duna, questa è molto più bassa e la camminata più agevole. Bella alba, invidiamo un po’ quelli che la stanno vedendo dalla mongolfiera.

Dopo aver rigonfiato le gomme ci dirigiamo a Wadi Bani Khalid. Arriviamo alle 10,30 ma è ancora deserto. Un posto da sogno! Pozze grandi e piccole di acqua color smeraldo, per di più calda! Facciamo due chiacchiere con uno dei ragazzi che fanno i bagnini, parla bene italiano, è interessato soprattutto al nostro calcio. Poi iniziamo la risalita del canyon, il percorso è abbastanza chiaro e non troppo difficile, ma ad un certo punto veniamo “catturati” da un ragazzo del posto che si autoassume come nostra guida, ci rende il percorso più veloce anche se noi volevamo vedercelo con calma e ci porta fino a una grotta in cui ci tiene a farci entrare. Io mi rifiuto, si entra quasi strisciando e poi non ho capito se ci sono dei pipistrelli, non ci entro manco morta! Il mio compagno invece ci va ma non ne sarà contento: buio pesto, caldissimo, poca aria per respirare, sbatti ovunque, e non ha neanche visto i pipistrelli.

Ringraziamo e ricompensiamo la guida che finalmente ci abbandona al nostro destino e troviamo una pozza meravigliosa in cui entrare. Acqua cristallina assolutamente trasparente e limpida in un modo incredibile, e calda! Si fa il bagno con la maglietta e i pantaloncini, sia uomini che donne. Queste sono le regole, prendere o lasciare, paese che vai usanza che trovi. Si sta comunque meravigliosamente. Da quella piscinetta si nuota fino ad un’altra ancora più calda e con meno gente. Saremo stati a mollo mezz’ora. Da notare che devi lasciare zaini (con dentro telefono, soldi, passaporto…) completamente incustoditi. Abbiamo scelto di fidarci, avevamo letto che il paese è sicurissimo, e ci è andata bene.

Ripartiamo per direzione Sur. Ci arriviamo prima delle 15, il mare è molto mosso, la città è deserta! Facciamo un giro nel suq ma non c’è nessuno in giro tranne qualche gatto e una capra che dorme appoggiata a una macchina. Verso le 4 la città si risveglia ma la siesta qui è una cosa seria. Giriamo un po’ Sur ma non ci sembra nulla di che, tutto abbastanza degradato ma con poco fascino.

Arriviamo al Turtle Beach Resort (l’hotel più brutto in cui siamo stati), volevamo vedere le tartarughe che depongono le uova ma non è stagione e rischiamo di pagare la gita per nulla, quindi mangiamo velocemente al buffet (abbastanza triste) e andiamo a letto.

Giorno 6 – Wadi Shab, Wadi Bani Khalid, Tombe di Jaylah

Risaliamo verso nord e ci fermiamo al Wadi Shab Parking, proprio sotto all’autostrada. Qui devi prendere una barca che per un rial a testa ti fa attraversare il laghetto, e poi inizi il trekking. Questo è più impegnativo di quello di ieri. All’inizio è pianeggiante, ci sono sempre queste meravigliose pozze di acqua smeraldo e il canyon ai lati è meraviglioso. Il percorso non è sempre facile, a volte devi fare qualche tentativo per capire dove passare. Se vuoi andare sul sicuro devi chiedere aiuto ai locali. Si può entrare in acqua in vari posti, noi andiamo oltre la prima pozza e arriviamo alla seconda dove non c’è quasi nessuno. Entriamo lì anche se oggi è nuvolo e l’acqua non è riscaldata come quella di Wadi Bani Khalid. Anche oggi abbandoniamo fiduciosi gli zaini e nuotiamo risalendo il canyon. Ad un certo punto devi uscire dall’acqua e camminare al fresco su tanti bei sassolini (le scarpette da scoglio sono un obbligo, non so come avrei fatto senza) poi torni in acqua. Poi dovresti uscire di nuovo per arrivare alla parte più bella ma il percorso qui è difficile e senza una scarpa da trekking ai piedi non mi fido, decidiamo che per oggi basta e torniamo indietro. Ci asciughiamo e cambiamo e riprendiamo il trekking arrivando fino alla fine. Effettivamente qui è abbastanza pericoloso, stiamo attentissimi; il paesaggio è molto bello, sei molto in alto e sotto hai il fiume color smeraldo. Arriviamo fino a una roccia con un buco a forma di cuore e così chiudiamo il trekking in bellezza!

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Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo all’interno verso le Tombe di Jaylah. Appena siamo sulla strada che inizia a salire ci ferma un ragazzo (che poi scopriremo è svizzero e sta girando l’Oman in autostop) che vuole andare proprio alle tombe e pensa di dormire lì nel suo sacco a pelo; gli serve un passaggio. Glielo diamo e iniziamo a salire, ci vuole quasi un’ora e mezza di auto. La salita è ripidissima, in parte sterrata e in parte asfaltata ma a volte l’auto fa fatica. Panorama incredibile!!! Ad un certo punto arriviamo in un villaggio in cui ci sono tantissime capre e un’unica donna che si rifugia in casa non appena ci vede. Ci siamo persi, google maps fa cilecca e proprio non capiamo come proseguire, non troviamo la strada. Scendo dalla macchina e chiamo la signora che fortunatamente esce, a gesti mi spiega come fare per proseguire. Sfido che non trovavamo la strada, bisogna guidare nel letto del fiume! Arriviamo finalmente a queste tombe dell’età del bronzo (dei grandi coni fatti di mattoncini), ne vediamo alcune da fuori, il ragazzo decide di dormire dentro a una di quelle. No comment… ma gli chiedo il telefono perchè il giorno dopo voglio controllare che sia ancora vivo. Lo abbandoniamo al suo destino (tra l’altro siamo di nuovo a 2000 metri, tira il vento e fa abbastanza freddo) e scendiamo godendoci il panorama anche al ritorno.

Arriviamo a Muscat la sera, prima di andare in hotel andiamo a cena al Ramssa Omani Restaurant dove assaggio un ottimo spezzatino di cammello.

Purtroppo ci rimarrà da vedere il Bimmah Sinkhole, peccato!

Giorno 7 – Muscat

Cerchiamo di vedere zone di Muscat che abbiamo saltato: facciamo un giro tra le ville che ospitano le ambasciate e i ministeri, andiamo a vedere da fuori la Royal Opera House (anche qui la lucentezza del pavimento è incredibile) e poi il caratteristico mercato del pesce. Meglio andare al mattino presto, assolutamente da vedere! C’è anche una zona in cui lo puliscono se vuoi un servizio completo. Altri escono con i sacchetti di plastica con dentro pesci che ancora si muovono! Sulla freschezza non ci sono dubbi! Poi restiamo in tema marino e scendiamo verso sud, ci fermiamo a vedere la vista dall’alto di calette meravigliose color verde smeraldo, ci facciamo un bagno nella Al-Bustan Beach, acqua cristallina piacevole (ma come mai facciamo il bagno solo noi?), poi bella camminata anche se metà spiaggia è riservata ad un hotel di lusso. Scendiamo sempre verso sud e ci fermiamo in tutti i viewpoint segnati, io cito quello su Aida Beach e il Yenkit Bay Viewpoint: qui il 4×4 è indispensabile e si fa fatica anche così, ma ne vale la pena. Ci sono due ragazzi tedeschi con un furgone che ci sono accampati in questo deserto di roccia con una vista meravigliosa.

Scendiamo ancora fino a Sifah Beach, oggi è venerdì e ci sono solo locali ma anche qui nessuno fa il bagno, poi vediamo che il mare ha una schiuma verde non molto invitante e troviamo sul bagnasciuga uno strano pesce ricoperto di spine, forse per quello nessuno fa il bagno? Risaliamo nella spiaggia del mattino ma oltre a trovare un altro pesce simile, nel frattempo il mare è mosso e l’acqua sporca. Ci accontentiamo del bagno del mattino e andiamo a cena all’Amerat Park: speravamo fosse come il Qurum ma in realtà è molto meno fastoso, però sembra allegro e luminoso, tanta gente in giro, mangiamo, assistiamo a vari spettacoli di musica locale e poi purtroppo dobbiamo andare in aeroporto per il rientro.





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