La difesa europea si fa a Londra, leader della Ue da Starmer

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Prima umiliata da Trump, poi gelata dal ribaltamento delle relazioni transatlantiche – visto il clamoroso allineamento di Washington e Mosca in Consiglio di sicurezza Onu nel voto sull’Ucraina – l’Europa corre ai ripari. Prova a rientrare in partita concentrandosi sul futuro di Kiev. Passato lo scoglio del voto tedesco e con Merz cancelliere in pectore pronto a sostenere lo sforzo europeo, Bruxelles e le capitali premono sull’acceleratore dei piani per la difesa, in una girandola di colloqui informali, vertici annunciati a breve e medio termine. Frenetica e non necessariamente efficace.

IERI IL FINANCIAL TIMES ha rivelato come la ministra dell’economia del governo laburista Rachel Reeves e i suoi omologhi dei paesi Ue discuteranno di un fondo comune per la difesa nel G20 Finanza che si apre oggi a Cape Town, in Sudafrica. Al quotidiano della City, il ministro polacco Andrzej Domanski chiarisce come potrebbe trattarsi si un «fondo per il riarmo», e persino di una “banca per il riarmo”. Di questo scongelamento della Brexit almeno sul lato della cooperazione militare – a cinque anni dall’uscita di Londra e quasi nove dal referendum – si discute già da qualche giorno.

Il lavorio preparatorio ha visto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen parlarne al telefono sia con il premier britannico Starmer che con il norvegese Jonas Gahr Store, anche lui primo ministro di un paese fuori dall’Unione ma alleato importante in termini militari, anche grazie alla sua disponibilità di risorse. Il ministro polacco sottolinea anche la centralità dell’apporto britannico al progetto militare europeo, «altrimenti difficile da immaginare». I Ventisette hanno dentro anche i governi filo putiniani, come quelli ungherese e slovacco, che sugli aiuti a Kiev si mettono spesso di traverso. Meglio allora pianificare fondi militari finanziati da «coalizioni di volenterosi», eventualmente extra Ue.

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MENTRE L’INQUILINO di Downing Street annuncia ai Comuni l’incremento progressivo delle spese per la difesa per il Regno Unito, la capitale britannica sarà anche teatro di un altro vertice internazionale dedicato all’Ucraina, ai progetti di difesa comune e al cambiamento della politica Usa verso l’Europa. L’appuntamento è fissato per domenica prossima, come ha annunciato il premier polacco Donald Tusk, che ricopre anche il ruolo di presidente di turno del Consiglio Ue in questo primo semestre 2025.

Anche se non è ancora ufficiale la lista dei partecipanti, tutto lascia immaginare che si segua l’esempio del summit tenuto a Parigi lo scorso 17 febbraio, quando si sono incontrati all’Eliseo i governi di una decina di paesi europei, tra cui l’Italia, più i vertici Ue e Nato. «Non ho dubbi che, soprattutto dopo quanto sta accadendo nel mondo, rafforzare l’unità europea sulle questioni ucraine, in relazione alla Russia, sembra essere un’assoluta necessità del momento», ha detto Tusk dopo un incontro con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. «Siamo pienamente consapevoli che i negoziati richiedono la presenza dell’Europa. Anche l’Ucraina se lo aspetta, ma al momento, come sapete, ci sono ancora molti punti interrogativi», ha rimarcato.

LA CONTABILITÀ DEI VERTICI d’emergenza non è ancora finita. Proprio Costa ha convocato per il prossimo 6 marzo un summit straordinario a Bruxelles dedicato esclusivamente alla difesa. In vista dell’appuntamento, perché non convocare per oggi una videoconferenza tra i capi di governo europei? «Il presidente francese Macron farà un resoconto della sulla sua recente visita alla Casa Bianca», scrive Costa via social (all’incontro, Macron ha resistito, e ha interrotto e corretto Trump – alla successiva intervista per la rete trumpista Fox, lo è stato molto meno). Domani da Trump sarà il turno di Starmer e tra i temi sul tavolo ci sarà certamente ancora quello di una forza militare da inviare in Ucraina dopo la fine delle ostilità.

L’ipotesi di un contingente di circa 30.000 soldati, con funzione di peace-keeping, piace all’Eliseo, da sempre sostenitore di una soluzione autonoma per la difesa europea, ma anche a Downing Street: un altro fronte su cui l’asse tra Londra e Parigi si dimostra sempre più saldo. Ma il progetto, di cui Trump non sembra al momento convinto, non piace a tutti gli alleati europei. Da Varsavia, il ministro della difesa Kosiniak-Kam ha sottolineato che «nessuna forza politica» polacca «sostiene l’invio delle truppe» nella vicina Ucraina. Secco Palazzo Chigi: «L’Italia ha sempre detto che l’invio delle truppe non è all’ordine del giorno». Poi liquida le notizie della fuga in avanti di Macron e Starmer come «totalmente campate in aria».

NON SI DEVE PENSARE però che Bruxelles si limiti a fare la voce grossa con la Casa Bianca. Di ritorno dall’Ucraina, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha invocato di mettere in campo lo «scudo americano» come «garanzie di sicurezza» e «rete di protezione» per Kiev. La pace a cui si riferisce è quella «durevole e attuabile», non più quella «giusta» di qualche ora prima. Come a dire: Washington, c’eravamo tanto amati, ma comunque non perdiamoci di vista.



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