Le riserve italiane di oro raggiungono nuovi record, collocando il nostro Paese tra i più ricchi del pianeta
Siamo ricchi. E non lo sappiamo.
Nel cuore dei nostri forzieri, quelli della Banca d’Italia, le riserve auree italiane crescono, rendendo il nostro Paese la terza potenza mondiale in un settore che pochi considerano.
Se Paperon de Paperoni fa il bagno nelle monete d’oro, l’Italia lo fa con tonnellate di metallo prezioso, accumulando risorse che, seppur invisibili, rappresentano una solida garanzia per la nostra economia. E, mentre gli Stati Uniti e la Germania dominano la scena, l’Italia si conferma come un gigante silenzioso nei caveau internazionali.
Lo rendono noto i dati del Worl Gold Coucil, un’organizzazione fondata nel 1987 dalle maggiori compagnie minerarie per monitorare e analizzare il ruolo dell’oro come asset strategico per la stabilità economica e monetaria. E in meno di quattro mesi, dalla quotazione del 24 ottobre 2024 al 12 febbraio 2025, il valore delle riserve nazionali è aumentato di quasi 20 miliardi di euro.
La potenza aurea italiana
In cima alla classifica mondiale delle riserve auree che sono custodite dalle banche centrali vi sono gli Stati Uniti. Con ben 8.133, 46 tonnellate di oro nei loro forzieri, mantengono radicato un primato che riflette il loro ruolo predominante nel sistema finanziario globale.
In seconda posizione c’è la Germania con 3.351, 53 tonnellate d’oro.
E noi? Nei caveau della Banca d’Italia il nostro Paese ne conserva ben 2.451,8 tonnellate.
Il terzo valore più alto al mondo.
Mettendo a paragone le riserve auree italiane, pari a 227 miliardi di dollari ai prezzi del 12 febbraio 2025 con la ricchezza netta degli uomini più facoltosi del pianeta, secondo i dati del Bloomberg Billionaire Index, l’Italia si colloca quarta dietro Elon Musk con 379 miliardi e davanti a Mark Zuckerberg (253 miliardi) e a Jeff Bezos (252 miliardi). Una posizione che ha raggiunto nonostante sia solo l’ottava economia mondiale per prodotto interno lordo.
Le banche centrali custodi dei tesori
Per le banche centrali che le detengono, avere a disposizione significative riserve auree significa una certa solidità e capacità di gestione monetaria. Nel caso di scenari di crisi l’oro può infatti fungere da ancora per la valuta nazionale, come possono esserlo le riserve in valute estere “pregiate”. E la banca centrale con più riserve nei caveau è considerata maggiormente in grado di governare il valore della moneta nazionale che emette in caso di emergenza.
In Italia la banca centrale è la Banca d’Italia (o Bankitalia), un organismo di diritto pubblico istituito a fine ‘800 che ha, tra gli altri, lo scopo di mantenere la stabilità dei prezzi e l’efficienza del sistema finanziario. Non svolge le funzioni di una normale banca perché è’ in pratica una sorta di braccio operativo delle politiche monetarie di una nazione, come lo sono Bundesbank in Germania, Banque de France in Francia e Bank of England in Inghilterra.
O come la Bce per il mercato europeo.
L’oro, una garanzia: nuovo record della domanda dal 2000
Le riserve auree costituiscono dunque una garanzia.
In quale modo, lo spiega la stessa Banca d’Italia.
“Innanzitutto l’oro non è soggetto al rischio di solvibilità in quanto non è “emesso” da alcuna autorità (ad esempio, governo o banca centrale). Inoltre, l’oro presenta una serie di caratteristiche che lo contraddistinguono da gran parte dei metalli presenti in natura. Allo stato puro – ricorda Bankitalia -è quasi del tutto incorruttibile, non arrugginisce e non si ossida, è facilmente trasportabile e conservabile ed è agevolmente lavorabile grazie alla sua elevata duttilità. Queste peculiari caratteristiche, sommate alla scarsità in natura, hanno reso storicamente l’oro uno strumento efficace per misurare il valore dei beni e come mezzo di pagamento”.
Insomma, la fiducia accordata alla stabilità del nostro sistema finanziario è dovuta alle nostre riserve auree che, specifica ancora Bankitalia, “possono essere poi date in deposito per ricavare un reddito” o “essere utilizzate come garanzia per ottenere dei prestiti sul mercato”.
A caccia di lingotti
Dal 2000 al 2024 la domanda totale di oro è aumentata dell’1% su base annua raggiungendo un nuovo massimo trimestrale e contribuendo, da quanto indicano i dati del World Gold Council, a un totale annuale record di 4.974 tonnellate.
In particolare circa il 20% della domanda di oro è stata rappresentata dalle banche centrali con oltre 1.000 tonnellate. La domanda di lingotti e monete per tutto l’anno è rimasta in linea con il 2023 a 1.186 tonnellate ma con una variazione nella composizione: gli investimenti in lingotti sono cresciuti, mentre sono diminuiti gli acquisti in monete. Anche il settore tecnologico ha contribuito alla crescita globale della domanda di oro, che ha anche utilizzi industriali in questo settore con un aumento di 21 tonnellate nel 2024.
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