Investimenti, contrordine di Fidelity: il 2025 non sarà l’anno dell’AI

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Stando all’Analyst Survey, l’intelligenza artificiale impatterà sulla redditività delle aziende solo nei prossimi anni. Negli USA Trump darà gas all’M&A e in Cina gli stimoli creeranno nuove opportunità

La rivoluzione dell’AI che si farà attendere, l’impulso alle operazioni di M&A targato Donald Trump e le occasioni offerte dagli stimoli cinesi. Sono tre i temi chiave analizzati dall’Analyst Survey 2025 di Fidelity International, pensata per essere una guida bottom up all’attuale contesto caratterizzato soprattutto da divergenze tra economie e settori ma anche aziende stesse. L’indagine ha raccolto le opinioni di 112 analisti della società a livello globale allo scopo di individuare i trend di investimento per l’anno in corso e riserva alcune sorprese. A partire proprio da quella che riguarda l’intelligenza artificiale.

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Il 2025 non sarà l’anno dell’Intelligenza Artificiale

Il 72% degli analisti di Fidelity è convinto che l’AI avrà un impatto minimo sulla redditività delle aziende nel 2025 e che il suo pieno potenziale si vedrà solo tra qualche anno. Nonostante le società ne stiano già traendo alcuni benefici in termini di attività di back office e di assistenza ai clienti, i vantaggi più significativi in termini di produttività sono infatti ancora agli inizi. La maggioranza del campione prevede che nei prossimi dodici mesi le aziende da loro coperte spenderanno di più per questa tecnologia, mentre sono una minoranza coloro che stimano un incremento materiale del suo utilizzo. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i provider di software introducono nei prodotti esistenti funzioni non apprezzate oppure a un aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo. Gli analisti hanno anche riscontrato che i settori ad avere maggiori aspettative di aumento dei costi in questo senso sono quello tecnologico, il comparto finanziario e quello dei servizi di comunicazione.

Ma sul lungo termine l’impatto ci sarà

Guardando oltre, l’attesa è che l’AI avrà un impatto positivo sulla redditività delle aziende nel corso dei prossimi cinque anni. Gli esperti suggeriscono che, in questo arco di tempo, il maggior potenziale emergerà nei settori sanitario e finanziario. Tra i casi d’uso che faranno da guida vengono indicati l’elaborazione delle immagini mediche, l’ottimizzazione dei processi di sviluppo e di vendita di farmaci, l’originating dei prestiti, i rating del credito e il miglioramento del software. Ma si sottolinea anche la necessità di essere selettivi: oltre un quarto degli intervistati (28%) riconosce infatti un’elevata disparità nelle valutazioni delle aziende da loro coperte. 

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Donald Trump darà gas alle operazioni di M&A

Passando alla nuova amministrazione USA, le aziende globali coperte dagli analisti di Fidelity International sono convinte che questa seconda presidenza Trump avrà un impatto più significativo rispetto alla prima. Dall’indagine emergono aspettative di un effettivo miglioramento di alcuni settori in termini di valore, principalmente sostenute dalla tanto attesa impennata delle fusioni aziendali. La prospettiva di un allentamento delle normative nazionali e di un contesto più favorevole alla conclusione di accordi appare visibile in particolare nei settori della sanità, dei servizi di comunicazione, dell’informatica, immobiliare e dell’energia. Nel complesso, poichè si crede che le politiche e i dazi influenzeranno le differenti regioni in modo diverso, la survey riflette un mix di prospettive positive e prudenti da parte degli analisti in tutto il mondo. Tuttavia, il 47% degli intervistati nordamericani evidenzia come il management delle loro aziende sia più fiducioso nell’investire di qui a un anno: un dato tre volte superiore a quello del 2024. 

Grandi aspettative per gli stimoli cinesi

Quanto alla Cina, nonostante i venti contrari derivanti da un settore immobiliare in difficoltà ma anche dalla persistente deflazione e dalla debolezza della domanda dei consumatori, gli analisti sul territorio vedono una serie di aree promettenti. Merito della spinta che dovrebbe arrivare dagli stimoli alla crescita annunciati per il 2025 dal governo. Gli esperti di Fidelity che coprono il Paese nutrono infatti grandi aspettative per le politiche fiscali e monetarie al 2025: oltre il 70% sostiene che la politica monetaria avrà un impatto positivo sui fondamentali aziendali, mentre oltre l’80% afferma lo stesso sui piani fiscali. Entrambi i dati sono i più elevati al mondo. Guardando agli ampi stimoli annunciati lo scorso anno, gli intervistati sono convinti che ormai la priorità assoluta per Pechino sia la generazione di domanda. E che gli stimoli porteranno a una graduale ripresa del settore dei beni di consumo discrezionali, in quanto la classe media sarà incoraggiata a spendere una parte maggiore dei propri risparmi in elettrodomestici, mobili ed elettronica di consumo. Più in generale, l’idea è che i dividendi e i buyback stiano salendo nell’agenda delle aziende anche in Cina. Circa il 60% degli analisti cinesi prevede infatti che le società di cui si occupa aumenteranno moderatamente i dividendi totali quest’anno. Una percentuale maggiore rispetto al 38% relativo all’Asia (esclusi Cina e Giappone), sebbene ancora lontana da quella del Sol Levante, che si attesta a quasi il 90% ed è la più alta al mondo.

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