“Indagine singolare, perchè non indaga anche altri?”

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L’indagine è “singolare” perché punta i riflettori su un periodo “critico” come quello del Concordato preventivo. Ha atteso diverse ore l’assessore alla Mobilità di Roma, Eugenio Patanè, prima di commentare l’ispezione dei funzionari dell’Agcm nella sede Atac avvenuta lunedì 24 febbraio. L’Antitrust, infatti, ha avviato un’istruttoria nei confronti della municipalizzata per “pratica commerciale scorretta” non avendo raggiunto, nel triennio 2021-2023, gli obiettivi fissati dal contratto di servizio stipulato con il Comune di Roma. La replica dell’assessore, alla fine, è un attacco nei confronti dell’Autorità accusata, in maniera neanche troppo velata, di avviare indagini che riguardano Atac senza verificare, invece, l’operato degli altri soggetti che operano nella Capitale, Roma Tpl su tutti.

L’indagine dell’Agcm

Secondo l’Agcm, Atac non avrebbe rispettato quanto previsto dal contratto di servizio con il Comune e non avrebbe cercato di colmare le carenze emerse. Per questo, per l’Antitrust potrebbe configurarsi una “pratica commerciale scorretta” nei confronti del consumatore. Ricordiamo, inoltre, che da anni l’Agcm contesta al Comune di Roma l’affidamento in house del servizio di trasporto ad Atac, spingendo per effettuare una gara pubblica con il coinvolgimento, quindi, anche dei privati.

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La replica di Patanè

L’assessore Patanè ha attaccato, in una nota, l’Agcm. “È davvero paradossale – ha detto – che l’Antitrust anziché seguire il netto ed evidente miglioramento della situazione economico-finanziaria e dell’operatività di Atac, vada oggi ad aprire un’indagine su un periodo critico in cui il Concordato preventivo e l’immobilismo delle amministrazione precedenti avevano imposto all’azienda di fermare alcuni servizi a causa dell’assenza di investimenti, manutenzioni e revisioni degli asset del trasporto pubblico”.

Il periodo contestato dall’Agcm è infatti il triennio 2021 – 2023. Il 20 novembre 2023, il Tribunale civile di Roma certificava l’uscita di Atac dal concordato. L’azienda, negli anni precedenti, aveva registrato dei bilanci horror: -79,2 milioni di euro nel 2015, -212,7 milioni nel 2016, – 120,2 milioni nel 2017. Dal 2020 al 2022 sono state registrate altre perdite per 117,8 milioni. La giunta Gualtieri, dal momento del suo insediamento, ha dovuto recuperare 172 milioni di euro entro la fine del 2022 per rimettere a posto i conti dell’azienda.

“Nel novembre del 2021 – spiega Patanè – abbiamo ereditato un’azienda in Concordato preventivo che doveva restituire ai creditori chirografari 171 milioni di euro entro il 31 dicembre 2022. In questi 3 anni e mezzo abbiamo fatto un lavoro straordinario che ha permesso ad Atac di uscire dal concordato, di recuperare credibilità, solvibilità, di tornare ad essere attrattiva e addirittura di chiudere in attivo il bilancio del 2023” che ha fatto registrare un +11 milioni di euro.

“Se dal punto di vista economico-finanziario l’azienda era a terra – aggiunge Patanè – a livello operativo era completamente ferma: non si facevano manutenzioni da decenni, non veniva sostituito l’armamento della metro da 40 anni, e quello dei tram da 20; non venivano fatti investimenti per acquistare nuovi mezzi”. L’assessore ha quindi ricordato quanto fatto dall’amministrazione,  dalla “sostituzione e il rinnovamento di tutti gli asset del trasporto pubblico, un lavoro che ora è giunto a conclusione e che garantisce oggi alle linee di essere tornate funzionanti. Stesso discorso per quanto riguarda la flotta bus quasi totalmente rinnovata con l’acquisto, che si concluderà nel 2026, di 1100 autobus nuovi e per gli impianti di traslazione: al nostro arrivo solo il 67% erano attivi e funzionanti ora siamo arrivati al 95%”.

Perché nessuna indagine sui privati

La nota di Patanè si chiude in forte polemica con l’Antitrust e, anche se non viene esplicitato chiaramente, si fa riferimento a Roma Tpl che ha gestito, fino al 2024, il servizio periferico. “Ci preme sottolineare – conclude Patanè – che Roma Capitale ha 141 milioni di km/vettura all’anno affidati in house ad Atac, ma ha anche quasi 36 milioni di km/vettura messi a gara”. Procedure aperte che, alla fine, hanno visto vincere i privati. “Appare dunque singolare – conclude Patanè – che si accenda un faro soltanto sull’attività dell’azienda in house e non sullo stato complessivo del Tpl della capitolino”. Come anticipato, il riferimento è a Roma Tpl.

Agcm vs Campidoglio

La questione è molto semplice. L’Agcm spinge affinchè il servizio gestito da Atac non venga più affidato in house ma vada a gara, aprendo la possibilità anche ai privati di gestirlo. La replica di Patanè è questa: i privati hanno gestito per anni il trasporto periferico con risultati scadenti eppure non è mai stata avviata nessuna indagine in questo senso, in particolare nei confronti di Roma Tpl.

Il servizio effettuato da Roma Tpl

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Ricordiamo, infatti, che dal 2010 la rete bus periferica di Roma Capitale è gestita dal consorzio Roma TPL scarl, che nel corso del 2024 ha ceduto il servizio ai nuovi gestori secondo i due lotti messi a gara, Troiani e Bis. Dati alla mando, Roma Tpl non ha mai centrato gli obiettivi del contratto di servizio. A fronte di 30 milioni di vetture chilometro programmate, nel 2023 Roma Tpl ha prodotto 21,3 milioni di vetture chilometro effettive, -12% rispetto al 2022. Il servizio effettuato rispetto a quello programmato, nel 2023, è stato del 68,5% e, nello stesso anno, sono state erogate 6 milioni di euro di sanzioni.

Battaglia politica

Ecco perché in Campidoglio c’è ormai la quasi certezza che la battaglia dell’Agcm sia politica vista l’attenzione dell’Antitrust su Atac. Un’azienda che, in un certo senso, è un’emanazione del Comune di Roma che la controlla al 100% e per la quale stabilisce anche il servizio da effettuare e i livelli minimi di qualità ed efficienza. 



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