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Bocciati gli emendamenti che limitavano la presenza di soggetti privati o “di ambito Nato”, ma passa la tutela per l’economia italiana e la sicurezza nazionale. Presto la discussione in plenaria
Lo spazio è una frontiera di opportunità, ma anche di insidie e anche di conflitti internazionali, specie da quando Elon Musk si è insediato alla Casa bianca, al fianco di Donald Trump. Per questo il testo «Disposizioni in materia di economia dello spazio», che ha anche ricadute sulle imprese del settore, piccole e grandi, è materia iper sensibile. Ieri sera, la Commissione Attività produttive ha concluso l’esame degli emendamenti del ddl, che domani passerà ai relatori per l’invio del testo all’Assemblea di Montecitorio per la discussione in prima lettura. Presentato a settembre dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il disegno di legge ha suscitato già ampie divisioni tra maggioranza e opposizione, in particolare riguardo alle disposizioni contenute nell’articolo 25, che permetterebbero agli operatori stranieri e in particolare a Starlink di giocare un ruolo importante nei sistemi di comunicazione digitale del Paese (ipotesi su cui, tra l’altro, ci sarebbe una trattativa in corso con palazzo Chigi). E proprio questo articolo è finito nel mirino del rappresentante di Musk in Italia, Andrea Stroppa. Ma cosa è successo esattamente ieri sera?
La riserva di capacità trasmissiva nazionale
La discussione in commissione Attività produttive è entrata nel vivo ieri, 25 febbraio. In particolare sull’articolo 25, quello che istituisce per l’Italia, tra i primi in Europa, una Riserva di capacità trasmissiva nazionale, ovvero un sistema di trasmissioni che da utilizzare in situazioni di emergenza o per le rappresentanze diplomatiche in territori coinvolti da conflitti. Il testo iniziale era questo:
Il Ministero delle imprese e del made in Italy provvede alla costituzione di una riserva di capacità trasmissiva nazionale attraverso comunicazioni satellitari, utilizzando, al fine di garantire la massima diversificazione, sia costellazioni in orbita geostazionaria, media e bassa, gestiti esclusivamente da soggetti appartenenti all’Unione europea o all’Alleanza atlantica.
L’opposizione aveva proposto emendamenti per impedire che questa riserva fosse affidata a Starlink. Proponendo che i soggetti Nato fossero coinvolti “solo” se l’Europa non si dimostrerà in grado di realizzare la rete e proponendo che i soggetti fossero “istituzionali”. Entrambe le proposte sono stata bocciate, ma la maggioranza ha invece accettato di dire che la riserva dovrà tutelare la “sicurezza nazionale” e “assicurare un adeguato ritorno industriale per il sistema Paese”. Due interventi tutto sommato blandi, che infatti avevano fatto dire alla 5 stelle Emma Pavanelli che Giorgia Meloni è «completamente prona ad Elon Musk». Invece, oggi pomeriggio, 26 febbraio, è arrivata la reazione dura di Stroppa. Andrea Casu, del Pd, firmatario degli emendamenti, che ieri aveva accolto comunque in senso positivo le aperture: “Se inserire nel ddl spazio un riferimento alla sicurezza nazionale e al ritorno industriale per il sistema paese li fa reagire così ammettono plasticamente che il loro obiettivo è fare senza”.
I massimali assicurativi
Ci sono poi altri punti che hanno fatto discutere, soprattutto sul futuro delle piccole imprese. Il cuore della questione, in questo caso, risiede nell’articolo 21 del disegno di legge, che impone agli operatori spaziali massimali assicurativi molto elevati, ben al di sopra degli standard europei. Il governo ha fissato l’asticella a 100 milioni di euro, mentre i nostri cugini oltralpe, i francesi, hanno un tetto assicurativo di 60 milioni di euro. Oltre questa soglia, stando a quanto si legge nel ddl, interverrà lo Stato coprendo l’esborso. Ma perché un limite così alto? «La scelta è legata alla volontà di incrementare il livello delle garanzie a beneficio dello Stato», spiega ad Open il relatore in Commissione, Alberto Luigi Gusmeroli, nelle fila della Lega.
Le conseguenze per le Pmi
Questo provvedimento, però, rischia di favorire solo le grandi aziende, per le quali un’assicurazione da cento milioni di euro non rappresenta un problema, mentre mette il bastone tra le ruote alle realtà più piccole, escluse a priori da costi insostenibili. Il tutto si tradurrebbe in uno svantaggio competitivo per gli operatori nazionali ma anche per le imprese straniere interessate a investire in Italia, rendendo il nostro Paese meno attrattivo rispetto ad altri mercati europei. Per le startup, questa soglia si tradurrebbe direttamente in una barriera invalicabile, soffocando l’innovazione prima ancora che possa decollare.
La legge europea sullo spazio
A pesare sulla decisione c’è anche un altro fattore: l’assenza di una normativa europea unificata che possa livellare le differenze tra i vari Paesi. La legge europea sullo spazio, infatti, è ferma da tempo, impantanata in discussioni e ritardi. Il risultato? Ogni Stato è libero di stabilire le proprie regole senza alcun meccanismo di armonizzazione.
Foto in evidenza di Nasa su Unsplash
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