I requisiti per la pensione anticipata penalizzano le donne

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Le donne accedono meno facilmente degli uomini ai trattamenti di pensione anticipata. I dati emergono dal Rendiconto di Genere 2024 dell’INPS

Nonostante in Italia il numero delle pensionate superi quello dei pensionati, le donne sono penalizzate rispetto agli uomini per l’accesso ai trattamenti anticipati.

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A fornire un quadro della situazione sono i dati del Rendiconto di Genere, presentato il 24 febbraio dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS.

Le donne infatti continuano ad avere contratti meno stabili e carriere più deboli il che rende più difficile maturare i requisiti per il pensionamento anticipato.

I requisiti per la pensione anticipata penalizzano più le donne

Il rendiconto di genere presentato il 24 febbraio dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS conferma ancora una volta come la parità di genere sia ancora molto lontana.

Come mostrano i dati del rapporto, questo vale anche per le pensioni. Nonostante nel 2023 in Italia il numero delle pensionate sia più alto del numero dei pensionati, le disparità restano evidenti, non solo in termini di importo dell’assegno, ma anche per quanto riguarda l’accesso ai trattamenti.

Di particolare evidenza è la differenza nell’accesso alle diverse forme di pensione anticipata.

Il motivo di fondo, si legge nel rapporto, deriva dal fatto che le donne a causa della discontinuità del percorso professionale hanno maggiori difficoltà a maturare i requisiti per la pensione anticipata e quindi si trovano a dover aspettare l’età necessaria per poter ottenere la pensione di vecchiaia.

“Nella sezione dedicata alle pensioni è dimostrato ancora una volta come le donne siano il genere penalizzato. I numeri delle pensioni vigenti e liquidate mostrano come siano gli uomini a ricevere la maggior parte dei trattamenti pensionistici appartenenti alla tipologia delle prestazioni previdenziali di anzianità e anticipate.”

Fa eccezione solo la pubblica amministrazione, dove le donne rappresentano la percentuale più elevata per via di una maggiore presenza nel mondo del lavoro pubblico.

Le donne prevalgono numericamente solo nelle prestazioni pensionistiche di vecchiaia e ai superstiti per effetto della diversa speranza di vita media tra donne e uomini.


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Opzione donna: requisiti d’accesso sempre più restrittivi

I requisiti per accedere ai trattamenti di pensione anticipata, come detto, risultano meno accessibili da parte delle donne, le quali si trovano a partecipare molto meno al mercato del lavoro e anche quando partecipano hanno stipendi più bassi e contratti meno stabili.

Solo il 27 per cento tra le lavoratrici lavoratori dipendenti private e il 24,5 per cento tra le autonome beneficiano della pensione anticipata.

Lo confermano in particolare i dati relativi a Opzione Donna, il principale strumento per accedere alla pensione anticipata, dedicato esclusivamente alle lavoratrici. Una misura introdotta a sostegno delle donne penalizzare dalle riforme ma che ha avuto un impatto sempre minore per via delle restrizioni che si sono susseguite le corso degli anni, come confermato da Tania Pagano, Consigliera del CIV INPS nel corso della presentazione del rendiconto:

“Qui ci siamo focalizzati su opzione donna che era una misura appunto pensata per favorire le donne penalizzate dalle recenti riforme, perché sicuramente le recenti riforme pensionistiche hanno penalizzato più le donne che gli uomini dato che hanno ristretto i requisiti di accesso e quindi hanno inciso profondamente.”

Le beneficiarie di Opzione Donna infatti sono passate da 21.300 nel 2021 a 4.784 nel 2024.

Un calo drastico proprio a causa dei requisiti sempre più stringenti introdotti nel corso degli anni.


Se fino al 2022 per andare in pensione prima per le donne era sufficiente aver maturato 58 anni d’età (59 per le autonome) e almeno 35 di contributi, nel 2024 Opzione Donna era accessibile con 61 anni d’età (con riduzione di un anno per ogni figlio fino ad un massimo di 2 anni) e almeno 35 di contributi, ma solamente per le lavoratrici appartenenti a specifiche categorie:

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  • donne che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado con handicap grave;
  • donne con una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%;
  • lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese con tavoli di crisi aperti.

La pensione anticipata con le cosiddette quote (Quota 100, 102 e 103), invece, risulta meno utilizzata dalle donne per via delle difficoltà legate al raggiungimento degli anni di contribuzione richiesti (41 anni per quota 103 attualmente in vigore).


Situazione che non è destinata a cambiare almeno per il 2025, dato che l’ultima Legge di Bilancio ha confermato gli strumenti in vigore lo scorso anno con gli stessi requisiti restrittivi.

Pensione Età Anni di Contributi Altro
Quota 103 62 41 Finestra di 7 mesi per i dipendenti privati

Finestra di 9 mesi per i dipendenti pubblici

Tetto massimo al valore lordo mensile dell’assegno

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Assegno calcolato con metodo contributivo

Ape Sociale 63,5 30/32/36 Cumulabile solamente con redditi da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 euro

Per le madri riduzione del requisito contributivo di 1 anno per ogni figlio (massimo 2 anni)

Opzione Donna 61 35 60 anni d’età con un figlio

59 anni d’età con 2 o più figli oppure se licenziate/dipendenti di aziende in crisi

Pensione anticipata sistema contributivo 64 20 Importo almeno 3 volte l’assegno sociale (2,8 per le donne con 1 figlio e 2,6 per le donne con 2 o più figli)



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