I migranti in Albania, l’Ue apre sui “Paesi sicuri”. Sentenza a giugno

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L’udienza di Bruxelles – Ansa

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Bisognerà aspettare i primi di giugno per sciogliere il nodo dei “Paesi sicuri”, che finora ha reso assai ingarbugliata la questione del trasferimento dei migranti in Albania. Oggi è iniziata in Lussemburgo l’udienza davanti alla Corte di giustizia dell’Ue, chiamata in causa dal tribunale di Roma dopo che due cittadini bengalesi avevano fatto ricorso contro il diniego della loro richiesta di asilo. Il Bangladesh fa infatti parte della controversa lista dei Paesi sicuri, cioè quelli le cui condizioni interne non giustificherebbero, sulla carta, la concessione dell’asilo in Italia.

Una prima tappa importante, utile a far capire l’orientamento giuridico sulla questione, sarà quella del 10 aprile, quando l’avvocato generale della Corte, Richard De La Tour, presenterà le sue conclusioni sul protocollo Italia-Albania.

Intanto Flavia Tomat, avvocato della Commissione Ue, durante il suo intervento, non ha escluso che un Paese possa essere indicato come «sicuro» anche in presenza di eccezioni «per alcune categorie di persone». In sostanza, una cauta apertura alle tesi italiane. I giudici dovrebbero decidere entro i primi di giugno. Difficile fare previsioni sul “verdetto”: secondo alcuni la Corte di solito accoglie le tesi dell’avvocatura Ue, ma in realtà non c’è una casistica che vada nettamente in questa direzione.

La discussione della causa si è aperta con le scintille. Davanti alla Corte c’è stato infatti un acceso confronto tra il difensore dei migranti ricorrenti e i legali del governo italiano sul tema cruciale, ovvero quando e da chi un Paese può essere definito sicuro. «L’Italia ha tradito i principi di certezza del diritto e di eguaglianza» ha attaccato l’avvocato Dario Belluccio, criticando l’interpretazione di Roma del concetto e denunciando una distorsione del diritto d’asilo europeo nell’inviare i migranti nei Cpr in Albania. «Il pletorico elenco del governo italiano di 19 Stati qualificati come sicuri contro i 9 della Germania è la dimostrazione lampante della volontà dei governi di piegare i diritti di asilo alle logiche del diritto dell’immigrazione», ha osservato il legale, mettendo inoltre in luce i «veementi attacchi subiti dai giudici italiani» tesi anche «a mettere in discussione il primato del diritto dell’Unione» in fatto di migrazione. Al termine della sua arringa Belluccio ha ricordato le vittime del naufragio di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023.

L’avvocato dello Stato Lorenzo D’Ascia, portando la posizione del governo italiano, ha osservato invece che la sicurezza di un Paese non deve necessariamente «essere soddisfatta egualmente per tutti gli individui». Non c’è dunque un «concetto di Paese sicuro in senso assoluto, privo di alcun margine di insicurezza personale» ha affermato, evidenziando che si tratterebbe di una condizione «sganciata dalla realtà». E’ quindi ammissibile, ha indicato ancora ancora il legale, «che vi siano eccezioni al principio di sicurezza» che «possono riguardare anche categorie di persone». Insomma, se alcuni gruppi non sono al sicuro, questa condizione non si estenderebbe automaticamente all’intero Paese.

Un’interpretazione che sembra in linea con quella dell’avvocato dell’esecutivo Ue, Flavia Tomat. «La Commissione europea è disposta ad accettare che la direttiva 2013/32» sulle procedure d’asilo «consenta agli Stati membri di designare Paesi d’origine come sicuri» anche «prevedendo delle eccezioni per categorie di persone». Bruxelles dunque evidenzia che le norme «non impediscono di designare un Paese d’origine come sicuro quando la sicurezza non è garantita» nel suo complesso «per determinate categorie di persone», ha spiegato Tomat, precisando che questi gruppi devono comunque «essere ben identificabili». Argomentazioni puramente giuridiche, che però si potrebbero riassumere e “tradurre” così: se un migrante arrivato da un Paese sicuro rientra in una categoria discriminata – è il caso di Bangladesh ed Egitto, dove la sicurezza non è garantita per alcune minoranze – ha comunque diritto d’asilo, altrimenti no.

Il 10 ottobre scorso la Corte Ue aveva invece già escluso che si potessero definire Paesi sicuri gli Stati che presentino porzioni territoriali che non possono considerarsi tali. La partita potrebbe essere dunque più complessa del previsto, e di conseguenza anche il risultato finale. L’esito sarà in ogni caso cruciale per la sorte del protocollo Italia-Albania. Se la Corte darà ragione al governo italiano, i trasferimenti nei Centri per il rimpatrio allestiti oltre Adriatico subiranno verosimilmente una decisa accelerata. Viceversa, la missione verrebbe definitivamente affondata.

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