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Rivoluzione per l’edilizia sociale in Sicilia, Iacp verso l’estinzione e via alla nuova Agenzia per le politiche abitative

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E’ una vera e propria rivoluzione quella che nei prossimi mesi riguarderà molto da vicino l’edilizia residenziale pubblica siciliana.

Soppressione degli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp) e via all’istituzione dell’Agenzia siciliana per le politiche abitative (Aspa): sono questi i punti cardine su cui ruota il disegno di legge approdato in Commissione Ambiente all’Ars.

Semplificare e riordinare le norme sull’edilizia residenziale pubblica oggi più che mai è divenuta un’esigenza fondamentale per contrastare la povertà abitativa che in Sicilia registra alcuni dei numeri più alti non solo in Italia, ma anche in tutta Europa. Un campo, quello degli Iacp, da riscrivere anche sulla base delle mutazioni sociali che l’Isola ha subito e tendere così la mano ai “nuovi poveri”, come le famiglie monoreddito o che presentano situazioni di difficoltà socio-economiche per la presenza di un solo genitore o di familiari anziani o con disabilità, ad oggi spesso esclusi da criteri fossilizzati e ancorati al passato.

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Da anni ormai si tratta di un tema scottante e già durante il governo Musumeci le proposte al vaglio per modificare e rimodulare il sistema non erano mancate. Oggi il diritto alla casa torna alla ribalta e sotto esame è il disegno di legge depositato, ormai oltre un paio di anni fa, all’Ars da Marianna Caronia. La proposta presentata dalla deputata di Noi Moderati nasce dall’idea di “una riforma netta sul sistema degli Iacp. Un cambiamento radicale – come ha spiegato la stessa Caronia – che mira alla creazione del social outing, che darebbe un cambio di passo, un nuovo modo di vedere la politica abitativa della Regione“.

COSA PREVEDE IL DDL

Il disegno di legge mira a realizzare un aiuto concreto rivolto alle oltre sessantamila famiglie in difficoltà o in stato di povertà, snellendo la burocrazia e trasferendo le competenze in capo agli Iacp ad un’Agenzia per le politiche abitative. Il nuovo sistema terrà conto delle domande di edilizia abitativa, delle priorità delle tipologie di interventi rapportate alle esigenze territoriali, dei recuperi del patrimonio edilizio esistente nei centri urbani e nelle periferie, della integrazione delle politiche abitative con la riqualificazione urbana, risultanti anche dal monitoraggio che effettua l’Osservatorio regionale sulla condizione abitativa.

La norma prevede la sospensione e la liquidazione degli Istituti autonomi per le case popolari e, successivamente ai dati raccolti e il quadro ricostruito dall’Osservatorio, la ricognizione e la quantificazione di tutto il patrimonio. La Regione, i Comuni e gli Iacp in liquidazione, dovranno poi stipulare una convenzione o un contratto di servizio con l’Agenzia siciliana per le politiche abitative.

Con il nuovo sistema si favorirebbero i processi di dismissione del patrimonio a favore degli aventi diritto, con la vendita agevolata degli appartamenti agli attuali inquilini, a prezzi calmierati, e si renderebbe possibile la rapida attuazione della normativa che permette di sanare le soluzioni di occupazione abusiva da parte di chi ha comunque i requisiti per essere in graduatoria. Ad essere coinvolti sarebbero circa settantamila alloggi, dal cui ricavato si creerebbe creare un fondo a costo zero per l’acquisto di altri appartamenti. 

L’Aspa verrebbe riconosciuta come ente pubblico non economico dotato di personalità giuridica e di autonomia gestionale e organizzativa, contabile, finanziaria e godrà di propri organi e di un proprio statuto e sarà sottoposta alla vigilanza dell’assessorato regionale delle Infrastrutture e dei Trasporti. La sede centrale, prevista nel capoluogo siciliano, sarebbe affiancata a sua volta da uffici periferici.

Come si apprende dal testo l’Agenzia provvederà “ad attuare gli interventi di edilizia residenziale sovvenzionata, agevolata e convenzionata mediante la costruzione, la manutenzione e il recupero di abitazioni e di immobili di pertinenza anche attraverso programmi integrati e programmi di recupero urbano o riqualificazione edilizia ed urbanistica previsti dalla normativa vigente, utilizzando le risorse finanziarie proprie e/o proventi allo stesso scopo destinati da altri soggetti pubblici” e a “svolgere attività di gestione e assegnazione del patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica, secondo la distribuzione territoriale; verifica dell’osservanza delle norme contrattuali e dei regolamenti d’uso degli alloggi e delle parti comuni“.

L’Aspa, inoltre si occuperà dello “sviluppo di iniziative volte alla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico”, di “attività di recupero di ricerca, di sperimentazione e realizzazione di nuovi modelli strutturali e architettonici volti alla riqualificazione energetica dei fabbricati e alla ri qualificazione sociale e ambientale delle zone urbane, nel rispetto del principio della sostenibilità e valorizzazione delle tecniche innovative in materia di fonti energetiche rinnovabili o alternative“.

LE PAROLE DI MARIANNA CARONIA

A portare avanti il testo è stata appunto Marianna Caronia.Il disegno di legge – spiega la deputata regionale di Noi Moderati – rivede in maniera assoluta e completa il concetto degli Iacp, ormai superato, economicamente dispendioso e non utile. La riforma permetterà di liberarsi del patrimonio con prezzi calmierati, dei prezzi sociali per alleggerire la Regione dai costi di manutenzione che aggravano molto sugli Iacp, ma è anche un modo per rendere liberi i proprietari che l’hanno in uso da quarant’anni. Tutto l’incasso verrà usato per la creazione del social outing o per la ristrutturazione dell’esistente, senza consumo di territorio, o soprattutto per la creazione di nuove abitazioni. Nei piani regolari, infatti, esistono delle aree dedicate al social outing. L’emergenza abitativa riguarda anche gli studenti, con gli Ersu che reclamano più spazi visto che ad oggi la copertura è solo di un terzo, o le giovani coppie che in questo modo potrebbero affittare casa casa ad un prezzo calmierato. La prospettiva è quella di creare nuove case popolari ed affrontare il problema delle liste infinite, il cui scorrimento è bloccato per l’assenza di case“.

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Si tratta di una rivisitazione degli Iacp nell’ottica della povertà attuale, fotografata dalle statistiche rese note fino ad oggi. La povertà ha cambiato visione e assume caratteristiche diverse. Prima – ha concluso Caronia – i posti più alti negli elenchi erano occupati da famiglie numerose, oggi i nuovi poveri sono i monoreddito, i separati o anche chi ha un solo figlio a carico. Con il ricavo di questi immobili potremmo così riqualificare il patrimonio e creare nuove abitazioni“.



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