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Dopo le nuvole si attende il sereno. Non è certo stato un anno da incorniciare per il mercato dell’arte, funestato da guerre, incertezze economiche e geopolitiche che hanno distolto l’attenzione dei collezionisti e raffreddato l’entusiasmo degli investitori.
In base ai dati della società di analisi Art Tactic, il calo complessivo delle vendite di dipinti antichi, arte impressionista, moderna, del Dopoguerra e contemporanea di Sotheby’s, Christie’s e Phillips è stato pari al 29,4% rispetto al 2023.
La flessione è dovuta soprattutto alla mancanza di fiducia dal lato dell’offerta e, quindi, al minor numero di grandi collezioni private passate sotto il martello. Questo fatto ha riguardato soprattutto la fascia alta del mercato, tanto che il segmento sopra il milione di dollari si è contratto del 35%.
Il più caro è René Magritte
A conquistare la vetta della classifica globale delle opere d’arte più care all’incanto è stato L’empire des lumières di René Magritte, battuto a novembre da Christie’s New York. L’olio su tela del 1954, l’ultimo dei dipinti di questa celebre serie rimasto in mani private, ha superato i 114,5 milioni di euro, polverizzando sia il record dell’artista sia quello per un’opera surrealista. La tela faceva parte della collezione della interior designer e filantropa Mica Ertegun.
La raccolta, pur sostenuta da garanzie, ha segnato il 100% del venduto con buoni risultati anche per David Hockney, Henry Moore e Joan Mirò. Il linguaggio accattivante di Magritte possiede una forte componente iconica – basti pensare al tema dell’omino con la bombetta – e ha saputo conquistare una platea internazionale di estimatori, anche in Asia.
Il suo nome ricorre più volte nella classifica dei primi 100 risultati dell’anno, compreso il record personale per un’opera su carta, una gouache raffigurante ancora una volta L’empire des lumières venduta da Christie’s a novembre per quasi 17,8 milioni di euro (da una stima di 5,7-7,6 milioni).
Anche Ruscha e Monet in top ten
A parte gli exploit di Magritte, però, per arrivare al secondo top lot bisogna scendere bruscamente a una cifra quasi dimezzata. A conquistare questa posizione è stato Ed Ruscha, (l’unico artista vivente in top ten), che celebra in salsa pop e minimalista i paesaggi americani fatti di strade infinite e stazioni di benzina come appunto Standard Station, Ten-Cent Western Being Torn in Half, passata di mano da Christie’s per 64,5 milioni.
Il gradino più basso del podio è invece occupato dalle Ninfee di Monet, olio su tela del 1914-17, dalla pennellata morbida e dalle forme in dissolvenza, proveniente dalla collezione dell’imprenditrice della cosmesi Sydell Miller e acquistato da un cliente asiatico per 61,8 milioni da Sotheby’s a New York, sempre a novembre.
Nella contesa fra le major si inserisce Phillips al quarto posto con un Untitled (Elmar) di Basquiat del 1982 dalla collezione dell’amico e antropologo Francesco Pellizzi e prima ancora della storica gallerista Annina Nosei. L’opera ha sfiorato i 43 milioni, un esito non così brillante, lontano dalla stima alta di 55,5 milioni. Il mercato per l’artista afro-americano appare un po’ in affanno, con un calo del 22,7% nel 2024 e qualche invenduto di troppo, come il Self-portrait del 1983 che era stato presentato da Phillips come lotto di punta della sessione di novembre.
Quotazioni in calo per Warhol e Picasso
Non è immune da un ridimensionamento neppure Warhol, che compare solo in settima posizione con i suoi sgargianti Flowers, tela monumentale di oltre due metri esposta nel 1964 alla galleria di Leo Castelli, che ha raggiunto a maggio da Christie’s 32,6 milioni. La Marilyn blu realizzata sempre nel 1964 era stata aggiudicata per oltre 184 milioni: sembrano anni luce fa ma ne sono passati solo due.
Fuori dai radar dei top lot assoluti anche Picasso, che cede lo scettro del 2023, appartenuto alla sua Femme à la montre: nel 2024 la sua prima comparsa in classifica, al 19° posto, si deve a Statuaire, proveniente dalla raccolta di Sydell Miller, battuta da Sotheby’s a novembre per 23,4 milioni.
L’ascesa del Surrealismo
C’è chi tuttavia giudica salutare lo sgonfiamento di certi prezzi, soprattutto per le opere di giovani artisti contemporanei, la cui domanda è tuttora presente, priva però della componente più speculativa che aveva spinto le cifre agli eccessi.
Ma a segnare i risultati più eclatanti contribuiscono opere selezionate di maestri riconosciuti, dall’Impressionismo alle Avanguardie dell’arte moderna. Si è assistito ad esempio all’ascesa del Surrealismo che, oltre a Magritte, nell’anno del centenario del movimento, ha visto numerosi altri artisti sugli scudi, da Mirò a Max Ernst, da Dalì a Leonor Fini, Leonora Carrington e Remedios Varo.
Carrington con la variopinta e onirica Les distractions de Dagobert, dalle complesse valenze simboliche, ha messo a segno il suo record personale, pari a 26,2 milioni di euro da Sotheby’s nel maggio scorso. L’opera, che è stata contesa da sei offerenti e acquistata da Eduardo Costantini, fondatore del Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires, rappresenta il lotto più caro dell’anno di un’artista donna.
Tra le opere antiche exploit di Chardin
Se si torna indietro nei secoli, al Settecento, si scopre invece l’exploit della pregevole composizione naturalistica di Chardin, Le melon entamé, olio su tela di grande formato ovale e dalla provenienza ben documentata, che da Christie’s a Parigi in giugno dovrebbe aver realizzato 26,7 milioni, un primato per l’artista francese. Il condizionale è d’obbligo dato che, secondo quanto riportato pochi giorni fa dalla rivista The Art Newspaper, l’aggiudicatario non avrebbe pagato il prezzo e sarebbe in corso una causa legale.
La sempre maggiore difficoltà a reperire opere inedite, di primaria importanza, rende critico il segmento degli Old Masters, in difficoltà anche per il netto cambiamento del gusto delle nuove generazioni di collezionisti. Che a fondi oro e tele antiche antepongono il lusso di orologi, vini, gioielli e gli oggetti trofeo come i memorabilia sportivi.
Sta di fatto che il primo dipinto antico in classifica si ritrova al 25esimo posto: l’onore spetta a un lavoro giovanile di Tiziano, Il riposo durante la fuga in Egitto, che da Christie’s a Londra in luglio ha cambiato proprietario per 20,7 milioni (la stima era compresa fra 17,7 e 29,5).
Gli italiani in classifica
Da segnalare infine Fontana, che risulta l’unico italiano per l’arte moderna a comparire nell’elenco dei top 100, benché i suoi prezzi, anche per le opere spazialiste, abbiano perso lo slancio sperimentato fino al 2015 circa.
Ciononostante un Concetto spaziale, La fine di Dio del 1964, con tela ovoidale, gialla e traforata, da Sotheby’s a maggio è stato venduto per 21,28 milioni, terzo miglior risultato per l’autore. Ma in un mondo dove a essere premiata è l’immagine instagrammabile prevale il figurativo e fra gli italiani spicca Salvo con i suoi fiabeschi paesaggi.
Anche grazie all’oculato lavoro del suo archivio il valore delle opere si sta consolidando sulle piazze internazionali. La cifra più alta dell’anno per l’artista siciliano lo ha raggiunto a Londra da Christie’s a marzo San Nicola Arcella, del 2005, che ha sfiorato 444mila euro (da 94-141 mila).
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